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[RECENSIONE] Charli XCX – True Romance

Portatrice di un’estetica da Tumblr, tipica di coloro che hanno trascorso la giovinezza negli anni ’90 («You’re from the 70s / But I’m a 90s bitch» dice I Love It, grande successo delle Icona Pop da lei scritto), Charli XCX, al secolo Charlotte Aitchison, debutta finalmente con un album vero e proprio, dopo che l’anno scorso sono usciti due mixtape, Heartbreaks and Earthquakes e Super Ultra, da cui si riprende a piene mani. Le canzoni effettivamente mai sentite sono poche, ma poco importa se sono tanto buone.

A inquadrare meglio la musica di Charli XCX, cresciuta a pane e pop, Spice Girls incluse, basta il nome d’arte, l’antico nickname di MSN Messenger, nel quale XCX sta per XratedCuntXrated. Cento punti bonus solo per questo. Non a caso una canzone, So Far Away, tratteggia le vicende di un amore virtuale sbocciato proprio in chat. Il destino ha anche voluto che il client in questione fosse chiuso da Microsoft poco prima dell’uscita dell’album. RIP MSN.

Con la lacrima che ci riga il volto al pensiero di quanta giovinezza virtuale si è consumata in quelle chattate, possiamo addentrarci nell’album, il cui titolo, True Romace, è un omaggio a Tarantino e in cui tutte le influenze della cantante – dance, pop e hip-hop – vengono mischiate in un pasticcio sgargiante di luci al neon. Un ibrido che si configura tale anche nel continuo passaggio dal canto al rap. Charli non sarà di certo il migliore degli MC, ma la tenera goffaggine del flow, unita all’adorabile accento inglese da svenimento, rende il suo rap altamente accattivante.

Ciò che comunque maggiormente colpisce è la sua incredibile capacità di scrittura pop, genuinamente fresca e giovanile, tuttavia mai banale, che gli shit diffusi guarniscono come decorazioni. Grazie ad essa, Charli riesce a sublimare anche le tracce maggiormente debitrici nei confronti degli anni ’80, che non sono esattamente, come direbbero gli inglesi, la mia tazza di tè, e il tema amoroso dei testi, l’unico, sebbene l’amore venga colto nelle varie fasi, con ovvie sfumature adolescenziali, come dimostra la bellissima Grins, la cui atmosfera onirica e sfocata ben si adatta al sogno amoroso di una ragazza distesa sul letto.

Paradossalmente la fine del sentimento è tratteggiata all’inizio, nelle prime due meravigliose canzoni, Nuclear Seasons e You (Ha ha ha). Se nella prima, attestazione di tutte le migliori qualità di Charli, il capolinea è descritto come un periodo di minaccia nucleare, nell’altra se ne cantano quattro all’ex di turno, trasformando la traccia di partenza a nome Gold Panda in perfetta canzone pop. Di tematica affine sono anche Stay Away e How Can I, dall’atmosfera asfissiante, il cui punto di riferimento è il goth-pop anni ’80. Il pop-industrial di You’re the One, invece, contrasta con il testo che si rivoge ad un nuovo amore, quello giusto, che per lei ha rubato le stelle e la cui freccia d’oro le ha penetrato il cuore.

I risvolti positivi della passione sono cantati anche in canzoni brillanti di colori elettrici, come Take My Hand, dal beat incalzante e dai synth luminosi; Set Me Free, al cui riguardo le riserve iniziali cedono nel ritornello e infine cadono alla ripetizione di «You can feel my pain»; o Black Roses, gemma pop a cui è impossibile scappare. Sulla stessa linea si colloca anche Lock You Up, che chiude l’album sul tono opposto a quello di partenza e in maniera invertita rispetto a quanto ci si aspetterebbe.

La produzione migliore e più moderna si rintraccia in What I Like, prodotta da J£ZUS MILLION come la precedente Cloud Aura in cui compare la rapper con passato da stripper Brooke Candy, accumunate dall’alternanza, con buon risultato, di parti più insistenti nel beat ad altre più sfocate. Comunque, tutto è perfetto in What I Like, ode alla familiarità di un rapporto amoroso stabile («We on some husband and wife shit / I don’t really care cause I know that I like it»): gli hi-hat svolazzano e ogni verso cade impeccabile. «This shit is super wild / This shit is super cool / This shit is kinda gangsta / I think I’m into you» fa la parte più bella, uno dei migliori momenti musicali dell’anno.

A dire il vero, ce n’è anche un altro in quest’album e si trova in You (Ha ha ha) quando Charli si prende una pausa per affermare: «Because we used to be the cool kids / You were old school / I was on the new shit». Yeah, girl.

Luca Amicone

Redazione musicale

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