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[RECENSIONE] Dio Esiste e Vive a Bruxelles

dio-esiste-e-vive-a-bruxelles-poster-italianoSecondo le Tout Nouveau Testament (titolo francese originale del film), Dio esiste e vive a Bruxelles. Chi se lo sarebbe mai aspettato? È questa la provocazione dell’ultimo film di Jaco Van Dormael che capovolge la visione del reale in un’altalena continuata fra comico e drammatico. Irriverente, beffardo, ironico è sicuramente il film che sorprende, ideale per un Natale che non si prende sul serio!

Dopo JC (Jesus Christ), Ea è la seconda figlia di un Dio beffardo, lunatico ed egoista – interpretato da Benoït Poelvoorde. Nel suo appartamento al centro della capitale belga, ha una stanza tutta sua in cui decide il destino di tutti gli uomini. Dal suo computer si prende gioco degli esseri umani e crea addirittura delle regole universali della sfiga come “la fila più vicina va sempre più veloce della tua” o “al momento che entri in doccia, squilla il telefono” e “se cade il toast, cadrà dalla parte della marmellata”. Il religioso Karma o la scientifica Legge di Murphy sarebbero opera di un Dio diverso da quello che ci si aspetterebbe: violento con la moglie e la figlia e masochista verso il genere umano. Proprio Ea, su suggerimento del fratello, decide di ribellarsi al padre. Di nascosto entra nella stanza del padre e rivela a tutti la data della loro morte per sms. Subito dopo, scappando dall’oblò della lavatrice, si catapulta in un mondo a lei sconosciuto: la realtà, alla ricerca di 6 nuovi apostoli per scrivere un ‘nuovo nuovo testamento’ per un mondo migliore. Di fronte un tale affronto, il Dio che vive a Bruxelles non può starsene di certo con le mani in mano…

Lo scenario in cui tutti conoscono la data del proprio decesso è distopico e apocalittico al contempo e ipotizza come la società dei social media reagirebbe a un tale avvenimento, dai pacchetti di divertimento prima di morire alla scelta del luogo dove salutare il mondo. Con toni biblici – è proprio il caso di dire – il regista costruisce una favola dai tratti onirici e tremendamente reali. Una dicotomia continuata realtà-fantasia, comicità-drammaticità, religione-società che deride il genere umano e ne smaschera le sue lacune più grandi. La religione diventa un gioco e i singoli ritornano protagonisti: “ognuno ha la sua musica” secondo Ea che riesce a sentire le sinfonie dentro ogni personalità. L’umorismo è quello di ‘una settimana da Dio’ e la liricità quella de ‘Il favoloso mondo di Amelie’ per un concentrato d’ironia, gusto e riflessione che pone al centro un grande interrogativo: cosa fareste se sapreste in anticipo quanto vi resta da vivere?

screen yt

Esilarante, dissacrante, pungente. Il film di Jac Van Dormael è una rivoluzione narrata secondo l’ordine della bibbia: Genesi, Esodo e i Vangeli. Un nuovo testamento di musica e immagini. Una fotografia ingenua e delicata si carica di cromaticità verso la fine e combacia con una musica aggraziata e adeguata ad ogni scena, in cui a volte la fa da protagonista. Una sceneggiatura ben studiata, con un sotto-testo da rileggere più accuratamente, ma già perfettamente godibile a una prima visione. L’amalgama di personaggi scricchiola a stare in piedi, ma questa commedia dell’assurdo o tragedia della modernità, che dir si voglia, è talmente variopinta che nulla può stonare.

Se spesso per noi il protagonista è Dio, quello che implicitamente ci svela il registra è riportare tutto all’uomo. Un Dio troppo umano (anche nelle virtù peggiori) e un umano troppo divino (che perde di vista le priorità). Un paradosso che dispiega in 113 minuti imperdibili. Il messaggio che Van Dormael vorrebbe inviare all’umanità sarebbe “non trascuratevi!”. Consigliato a chi è stomacato dai cinepanettoni e vuol farsi quattro risate, sconsigliato a chi ha comprato il calendario dell’avvento. Per me è un sì. Chapeau.

Alessio Foderi

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