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Recensione: Fino a qui tutto bene di Roan Johnson

Recensione: Fino a qui tutto bene di Roan Johnson. Un film che ci ha conquistato

Andrea, Vincenzo, Francesca, Ilaria e “il Cioni” (rispettivamente Guglielmo Favilla, Alessio Vassallo, Melissa Bartolini, Silvia D’Amico e Paolo Cioni) sono cinque studenti giunti a quel fatidico frangente della vita che è la fine della convivenza universitaria. Dunque si apprestano a concludere, tra mille rimpianti e ricordi, la loro avventura in quel di Pisa. Saranno tre giorni intensi, in cui torneranno a galla vecchi segreti, ferite non ancora rimarginate, ma soprattutto si cementificherà ancora di più l’amicizia di cinque ragazzi che hanno trascorso insieme anni indimenticabili, e che ora si trovano a dover compiere il passo più importante: diventare grandi. Separandosi, ma comunque sempre insieme.fino-a-qui-tutto-bene-terrazzo

Presentato in anteprima al Festival di Roma il 22 ottobre, in cui si è aggiudicato il Premio del Pubblico, Fino a qui tutto bene è il secondo lungometraggio di Roan Johnson, dopo I primi della lista. L’idea nasce dal documentario L’uva migliore (disponibile su YouTube), girato con la collaborazione dell’Università di Pisa, che aveva come oggetto una serie di interviste ad alcuni studenti fuorisede. L’incontro con queste realtà si è rivelato così fecondo da ispirare un vero e proprio film, la cui sceneggiatura infatti è in parte composta da vicende realmente accadute.image

Il gradevole ritmo scanzonato (grazie anche alle musiche dei Gatti Mézzi) non toglie profondità alla storia, che al netto degli eventi narrati mostra sullo sfondo un sottotesto drammatico: quell’assenza di opportunità e il conseguente senso di frustrazione che ne deriva, e tratteggia il concetto della suddivisione in classi sociali con la delicatezza degna del miglior Virzì.
Roan Johnson non pontifica su ciò che non è ma dovrebbe essere, non colpevolizza “loro” come il qualunquista di turno (che a quanto pare però non smette mai di andare di moda). Al contrario mostra con lucidità e schiettezza quanto sia delicato e fragile il patrimonio umano di una generazione (sfortu)nata in una fase transitoria.

Quante volte si parla di futuro, di speranze, di sogni? Specialmente quest’ultimo termine è nauseamente abusato da qualsiasi profeta di passaggio, idolo a scadenza, paraguru. E invece in Fino a qui tutto bene si parla del presente, di ora, e delle incertezze e sensazioni contrastanti che si provano una volta messi di fronte a delle scelte. Prendere decisioni è difficile, ma non prenderne è decisamente peggio, crogiolandosi in quel limbo tra fine studio e inizio lavoro che da sempre è momento critico, nonché snodo cruciale dell’esistenza.34788

L’insoddisfazione vissuta come blocco mentale viene rappresentata ottimamente dal confronto tra Andrea e Marta (Isabella Ragonese): lui aspirante attore ormai disilluso, lei divenuta attrice di successo, e last but not least, ex fidanzata. Marta vuole ancora bene ad Andrea, ma la rabbia e il dolore che ancora lo pervadono lo bloccano in un’armatura di orgoglio immobilizzante. Disprezza quello che per lui assomiglia ad un affetto caritatevole da parte di lei, non ammette la sua invidia e allo stesso tempo sminuisce se stesso e ciò in cui ha sempre creduto. Ma in cuor suo sente di aver fallito, e non lo accetta.
Una volta di fronte alla causa del suo malessere, vengono fuori le paure, incertezze, invidie che finalmente ci mostrano il lato più intimo di quello che fino a quel momento era apparso il personaggio più equilibrato di tutti. E invece era “solo” quello più complesso.

Nel raccontare la meravigliosa schizofrenia di un periodo magico e irripetibile, Roan Johnson compie un’enorme sineddoche, in cui ogni aspetto assume la dimensione di una parte per il tutto, declinabile in contesti diversi, in situazioni diverse, con caratteri diversi. Il microcosmo della casa condivisa non è altro che una delle tante cellule che costituiscono il tessuto del futuro di questo Paese. Questo perché il film riesce a cogliere la bellezza della realtà, arrivando a toccare le corde dei sentimenti più puri. La gioventù, la spavalderia, la disillusione, la speranza: tutti aspetti filtrati attraverso la lente dell’ironia, che si sa, è il modo più intelligente di affrontare la vita. Forse la bellezza ci salverà, come diceva qualcuno. Di sicuro l’autoironia ci aiuta.

Ultima chicca: due degli attori del cast, Paolo Cioni e Guglielmo Favilla, sono stati ospiti del nostro programma di cinema 16:9 – sedicinoni. Per ascoltare la puntata cliccate QUI

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