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[RECENSIONE] Foo Fighters – Sonic Highways

Sonic highwaysNonostante nel non troppo lontano 2012, il frontman dei Foo Fighters, l’amato (perchè non si può odiarlo, suvvia) Dave Grohl, avesse proclamato una pausa della band di Seattle di durata indefinita, il 10 di questo mese è uscito in tutto il mondo la loro ultima fatica discografica, Sonic Highways. Preceduto da un immenso hype e da una serie di foto e informazioni diffuse dai membri della band su Instagram e Facebook, il disco dimostra che la band (forse una delle band per eccellenza) che ha accompagnato la rabbia giovanile, i primi amori, le prime rivoluzioni, gli atti di coraggio (piercing di Irene, settembre 2008, lo ammetto) di tutti noi nati tra il 1990 e il 1993 sia maturata… nemmeno per un attimo! E lo sottolineo con orgoglio!

La musica dei Foo Fighters funziona, le sonorità si sono ibridate con i suoni della storia musicale di tutti gli Stati Uniti, ma il “concetto” della loro produzione resta quello: chitarra ritmica, la magnifica voce graffiante di Grohl, testi purtroppo non destinati a entrare in teste, vene; su zainetti, diari scolastici e muri (sempre Irene, 2007, perdonatemi di nuovo vi prego). I tempi della rivolta si sono placati, ma senza malinconia dico che i Foo sono diventati istituzionali, possono fare quello che fanno da anni e lo fanno sempre egregiamente. Ecco, se sperate di trovare brani dalla potenza di “Rope” o “Dear Rosemary” resterete forse un po’ delusi.

FooIl disco, inoltre, come annunciato dal trailer (prodotto dalla HBO, mica tè coi pasticcini), è stato registrato attraverso un viaggio nelle maggiori capitali della musica U.S.A. Sonic Highways diviene dunque una vera e propria soundtrack, che rappresenta anche l’incessante attualità della band, legata anche ad attività di beneficenza, quali la Alive & Well contro l’AIDS o l’Invictus Day. L’anno scorso, Grohl è stato in otto città americane con la crew di HBO, intervistando figure chiave della musica come l’icona punk Ian MacKaye a Washington D.C oppure Willie Nelson ad Austin, traendo così ispirazione per Sonic Highways. La fulminante “The Feast and the Famine” parla della rivolta di Washington D.C. dopo l’assassinio di Martin Luther King Jr, mentre il pezzo d’apertura “Something from Nothing” riprende il racconto di Buddy Guy sulla povertà dei suoi esordi: «A button on a string, and I heard everything». I Foo Fighters sembrano parlare proprio a noi, imponendoci una maggior riflessione sui fatti anche cronologicamente distanti a noi, ricordandoci che ogni giovane ribelle, alla fine diventa grande. 

Voto: 7. Sono una professoressa buonissima, ma il fatto che una band iniziata senza alcuna pretesa da un’altra band che ha invece scritto la Storia della musica contemporanea (Nirvana, non so se ci intendiamo) stia diventando un simbolo e un’istituzione mi riempie di gioia.

Enjoy the best of you, folks!

Irene Coluccia

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