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[RECENSIONE] Gogol Bordello – Pura Vida Conspiracy

Gogol Bordello - Pura Vida Conspiracy

I Gogol Bordello come il governo Letta. Esagerazione? Riflettiamo. Dopo venti anni di attività, una volta giunto il momento di un cambio generazionale, i sostituti si sono mostrati abili illusionisti, paventando corse contro il tempo in favore di nobili scopi, per poi scoprire che si trattava di semplici sgambate sul tapis-roulant. Di chi sto parlando? Rileggete e pensate prima agli uni e poi agli altri. Non avete ancora capito? Per forza, vale per entrambi.

Eugene Hutz ed Enrico Letta sovrapponibili. No dai, questo è troppo. Invece provate; appaiono agli antipodi perché, citando una certa Jessica (antesignana di Nicole Minetti), «li disegnano così», ma in realtà hanno la stessa mission: tenere insieme un gruppo di persone mal assortito e trarne il meglio possibile.
Certo, il nostro premier non è mosso dal fuoco di chi è un eterno gitano, né tantomeno bestemmia (almeno in pubblico, almeno per ora), perché in effetti ha radici totalmente diverse dal musicista di origini ucraine. Ma quella grande giostra che è la vita ha portato i due ultra-quarantenni a situazioni inaspettatamente simili.

Gogol Bordello

I Gogol Bordello nella formazione del 2013

L’accostamento all’attuale governo fa presagire un giudizio negativo su Pura Vida Conspiracy, ed in parte è vero. Ma non è un’opera completamente mal riuscita. Coloro che lo sfrutteranno come primo approccio verso i Gogol Bordello lo troveranno senza dubbio divertente ed accattivante, ammaliati dalle accelerazioni punk incalzate da violini isterici e fisarmoniche galoppanti (We Rise Again e Lost Innocent World su tutte). Per chi li conosce già, invece, sarà l’ennesima riproposizione della miscela gipsy punk già sperimentata in ogni sfumatura nei precedenti album.

Resta inspiegabile poi la scelta di mettere come ghost track (dopo diversi minuti di silenzio dall’ultima canzone, We Shall Sail) il momento migliore del disco, quasi come uno zuccherino per chi li ha sopportati fino alla fine e oltre. È una bella sorpresa ma fuori tempo massimo.

Eugene Hutz

Eugene Hutz

Sono lontani i tempi in cui i Gogol Bordello suonavano ai matrimoni degli immigrati dell’Est-Europa in quel di New York. Si sono guadagnati il successo con fatica e generose esibizioni live di grande impatto, sempre sensibili a temi importanti come l’integrazione, l’uguaglianza e la letteratura, come testimonia l’omaggio nel proprio nome al drammaturgo Nikolaj Vasil’evič Gogol’.

La band di Eugene Hutz è riuscita col tempo a creare un’identità precisa e riconoscibilissima, e di questo gliene va dato atto. Ora il punto è: continuare a riproporre onestamente lo stesso genere o smettere di ripetere se stessi, proprio in nome dell’onestà? Loro pare abbiano scelto la prima. E la nuova legge elettorale? Ah no, mi sono confuso… Ma forse, in realtà, aveva già riassunto tutto Elio:  «La musica balcanica è bella e tutto quanto ma alla lunga… rompe i coglioni».

Iacopo Galli

Redazione musicale

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