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Recensione Heart of the Sea

Cosa è successo prima che Melville si sedesse dinnanzi al tavolo per cominciare il suo capolavoro Moby Dick? La sua è stata tutta opera di fantasia, o ha origini radicate in un incredibile quanto cruento incubo? A risponderci è Ron Howard con il suo Heart of the Sea; qui la nostra recensione. Ma mi raccomando, quella che leggerete non è la recensione di una trasposizione cinematografica dell’opera di Melville, perché Heart of the Sea non racconta la storia di Moby Dick, bensìle sue origini.

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Recensione Heart of the Sea, di Elisa Torsiello

Cosa si prova quando il demonio si trova all’interno di noi stessi, quando un incubo colmo di abomini mai confessati ci dilania, mentre la verità è stata gettata nelle profondità del mare, oscuro come la propria anima? È su queste basi che viene giocato l’incipit di Heart of the Sea, ultimo film diretto dal regista Ron Howard. Sarà proprio nella speranza di espiare i propri dolori e le atroci azioni di cui si è macchiato nella lotta per la sopravvivenza, che Thomas Nickerson (Brendan Gleeson nella versione adulta, Tom Holland in quella del Thomas quattordicenne) ultimo superstite della tragedia dell’Essex (la baleniera salpata alla ricerca di balene da cacciare per estrarre il pregiato olio di balena) decide di confessare al romanziere Herman Melville (Ben Whishaw) l’incubo sotto forma di naufragio di cui è stato vittima, ma soprattutto quel tremendo incontro con la balena bianca destinata a divenire, tra le pagine del libro che da questo incontro scaturirà, Moby Dick.

Il racconto di Thomas dà ora il via al film, il cui intreccio principale è pertanto sviluppato tutto in analessi. Si vengono a creare due linee temporali, quella del presente con protagonisti Melville e Tom, e quella al passato tutta incentrata sui duelli giocati sulle differenze caratteriali e morali del personaggio di Owen Chase (Chris Hemsworth) e del capitano John Pollard. Sono divergenze essenziali non solo allo sviluppo della storia (dalle differente visioni della cruda realtà in cui sono catapultati scaturiranno le diverse decisioni di approcciarsi alla mostruosa Balena), ma volte a ricordare anche tratti caratterizzanti dello stile registico di Ron Howard, altrimenti facilmente soggetto a perdersi e snaturarsi in un film dove sono i gli effetti digitali a farla da padrona. I confronti tra Pollard e Chase sono gli ultimi di una lunga serie nella produzione di Ron Howard dove i poli opposti di una storia sono incarnati da due personaggi, così diversi caratterialmente, ma uniti da uno scopo, o passione, comune (si pensi a Rush, o Frost/Nixon giusto per citarne alcuni). Registicamente parlando il film non propone novità eclatanti. Azzeccata la scelta di muovere la macchina da presa nelle scene ambientate in mare allo scopo di imitare il moto ondulatorio della nave, cullata dalle onde; anche le inquadrature fortemente angolate concorrono in questo gioco illusorio, volto a far credere ai propri spettatori che essi stanno effettivamente dando un’occhiata a come si svolge la vita in mare, divenendo inermi testimoni dello spettacolo cruento di cui l’Essex è divenuta un inconsapevole protagonista. A parte questo, nulla più.

Heart of the Sea racconta la storia di cacciatori di balene e della vendetta di queste ultime nel modo più classico e tradizionale possibile, rafforzata solo dall’uso di effetti digitali in grado di accrescere l’impatto emotivo dei propri spettatori. Alcuni punti potevano essere resi meglio (soprattutto durante il primo incontro tra Melville e Tom), altre potevano essere addirittura eliminate dalla sceneggiatura in modo da non appesantire troppo il pubblico in sala. Si tratta di momenti in cui la storia divaga, si allontana dal suo nucleo centrale, perdendosi, prorpio come l’Essex, nel mare più oscuro della noia mortale. Ciò che risulta davvero interessante è il gioco di luci e colori che intessano l’opera. i colori plumbei durante i giorni del naufragio sono la perfetta metafora delle ombre che cominciano ad avvolgere i pochi superstiti dell’Essex, mentre la piccolezza dell’uomo di fronte all’immensità della natura in rivolta (incarnata dalla balena bianca) è resa visivamente da campi lunghissimi dove la nave appena percepibile nella vastità dell’oceano rimembra quelle immortalati dal pittore William Turner nelle sue tele. Gli uomini che hanno osato sfidare la natura, ora devono scontare la pena a cui sono stati condannati dalla balena: trovarsi nel cuore del mare, in un luogo sperduto e dimenticato dominato dalla sola natura e per questo capace di far sprofondare ogni uomo in un oblio fatto di paure, fobie e terrori personali. . Siamo dinnanzi alla resa visiva del sublime, rafforzata anche da una sapiente alternanza di campi lunghi che inquadrano la nave in balìa delle onde e della potenza vendicativa della balena bianca, e i primi piani sui volti attoniti, impauriti, ma allo stesso tempo affascinati degli uomini dell’equipaggio.

Bravissimo Chris Hemsworth nei panni di Chase. Ancora una volta l’attore australiano ha dimostrato che, sotto il costume di Thor, nasconde un buon talento interpretativo. Interessante anche la performance del giovane Tom Holland. Credetemi, dietro a quel visino fanciullesco si nasconde un attore da tenere d’occhio.

Heart of Sea non sarà di certo il migliore dei film firmati da Ron Howard, ma di certo, nella sua funzione di monito universale, riesce nel suo intento moralistico di ricordarci che nella lotta “uomo contro natura” chi ne uscirà sempre sconfitto siamo noi. Non faremo altro che ritrovarci dinnanzi a una sfida dove l’uomo incarnerebbe la figura del piccolo ed esile Davide, mentre la natura quella del gigante Golia; il problema è che non sarà tirando un sasso che l’avremo vinta, soprattutto se il nostro avversario è così potente da risponderci tirando una montagna (o, in questo caso, inviandoci una balena). Se vogliamo davvero uscire vincenti dobbiamo imparare a farci la natura amica, proprio come fa Owen Chase il quale, guardando negli occhi la balena bianca, decide di lasciarla andare senza sferrare inutilmente la propria lancia.

Elisa Torsiello per Radioeco

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