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[Recensione] – Inside Out

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Come nella migliore tradizione l’accoppiata Pixar e Disney colpisce ancora e lo fa nel migliore dei modi: Inside Out è l’ultimo gioiellino d’animazione uscito dalle menti della società californiana da cui in passato sono nate pellicole memorabili, in primis la trilogia di Toy Story e Ratatouille.

Emozionante. Divertente. Semplice. Inside Out è un concentrato di emozioni (nel vero senso della parola) che coinvolge adulti e bambini. Gli adulti, in particolare, vengono punti da una storia fatta di ricordi d’infanzia e di come la crescita abbia anche la capacità di far dimenticare le cose più ingenue e vere che li facevano sognare e divertire da piccoli, come un ingenuo amico immaginario (esilarante quanto triste la figura di Bing Bong). Personalmente in sala ho notato un velo di nostalgia guardando i volti di chi mi stava attorno. Tra l’attento e il confusamente triste i bambini mentre i genitori con più di una mano a lisciarsi il volto.

Una storia semplice per essere più facilmente recepita senza perdere però la sua forza istruttiva. È questo che caratterizza l’ultima opera di Peter Docter ambientata nella mente di una bambina, Riley, con protagonisti le emozioni base di una persona: Tristezza, Gioia, Paura, Rabbia e Disgusto. Insieme crescono Riley in armonia tra milioni di ricordi catalogati e “isole della personalità” prodotte dai Ricordi Base (i momenti più rilevanti e sentiti della vita della bambina), fino a quando non avviene il primo grande cambiamento con il trasferimento della famiglia a San Francisco. Un cambiamento che porterà confusione all’interno delle emozioni della bambina, con Tristezza e Gioia che si troveranno a intraprendere un’avventura nel labirintico spazio intellettuale della mente a seguito di un incidente dentro il “centro di controllo” lasciando gli altri protagonisti a gestire una situazione che si farà sempre più complessa. Un viaggio che rivelerà l’importanza di quell’emozione che da sempre cerchiamo di demonizzare come fosse un virus da cui bisogna ben guardarsi: La Tristezza.

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È proprio questa emozione a tirare i fili della storia, lasciandoci il messaggio che la tristezza non va ripudiata e allontanata ma accolta, perché dalla tristezza si può trovare la gioia. Dalla tristezza si può ricominciare, si possono riallacciare rapporti. Senza la tristezza non c’e personalità. Abbiamo un disperato bisogno di essere tristi di tanto in tanto. Come direbbe Tristezza: “Piangere mi aiuta a stare calma ed a non essere ossessionata dal peso dei problemi della vita”.

Quando cresciamo abbiamo bisogno di ogni emozione possibile perché ci saranno momenti che ci segneranno e che nasceranno da sensazioni generate da un misto di più emozioni. Tristezza e Gioia oppure Disgusto e Rabbia. E crescere, purtroppo, vuol dire anche dimenticare certe cose, perdendo quel velo di meraviglia che ci avvolgeva semplicemente immaginando di suonare una batteria con i cuscini del divano. Insomma Inside Out è il classico film da bambini ma non per bambini.

Giacomo Corsetti

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