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Recensione: Italiano Medio di Maccio Capatonda

Recensione: Italiano Medio di Maccio Capatonda, gustatevela “dritto per dritto”.

Tra gli innumerevoli trailers che ci ha regalato Marcello Macchia alias Maccio Capatonda, quello di Italiano Medio scatenò un circolo virale particolarmente potente. Era il 4 dicembre 2011, e fu trasmesso all’interno di “Ma anche no”, primo contenitore domenicale pomeridiano di La7 (condotto da Antonello Piroso), poi rapidamente chiuso dalla rete per i deludenti risultati di ascolto. Ma dalle ceneri di quel programma, quei due minuti e mezzo non solo ressero l’urto della cancellazione precoce, ma segnarono un passaggio fondamentale nell’ascesa di Maccio: per la prima volta la sua comicità parodistica e nonsense era al servizio della satira sociale.

maccio_italiano_medioNon è un caso dunque che abbia scelto proprio quel corto, nato come scimmiottatura di Limitless, per sviluppare una narrazione da portare sul grande schermo: essendo demenziale ma immerso nella realtà (cosa rara per gli sketch made by Maccio) forniva grandi spunti per una trama più articolata.

La storia è nota: Giulio Verme (chiaro omaggio a Jules Verne, che mette subito alla prova la preparazione dell’italiano medio che Capatonda intende schernire) è un fervente ecologista timido e represso molto sensibile ai temi sociali, che riversa tutta la sua frustrazione in eccessi ambientalisti al limite del fanatismo (e anche oltre: non fa la cacca). Ma una pillola che permette di usare “solo il 2% del cervello” lo svincola da tutti i suoi complessi, rendendolo un uomo libero, per usare un eufemismo.

740x350xItalianoMediofilm-740x350.png.pagespeed.ic.OtKmJm_FGZÈ davvero possibile trasformare un trailer in un film? Se ci pensiamo bene, è l’esatto opposto di quello che solitamente succede: prima viene girato il film, e poi da lì, con un sapiente uso del montaggio, si va a creare lo spot con cui pubblicizzare la pellicola,il trailer appunto. È vero che quando si parla di Maccio Capatonda il paradosso è la norma. È il perno su cui si fonda la sua comicità. Dai paradossi linguistici (spesso capaci di diventare espressioni di uso comune) ai personaggi che incarnano loro stessi dei paradossi esistenziali, il mondo di Maccio è un continuo capovolgersi di situazioni. Ma la difficoltà di dilatazione dei tempi televisivi in quelli cinematografici è un ostacolo non da poco, basti pensare agli esempi recenti delle due sgangherate pellicole dei Soliti Idioti o dell’annacquato (seppur buono) Boris – Il film.

italiano-medio-maccio-capatonda-cervello_628Italiano Medio, se inteso come intrattenimento puro, presenta tutti i connotati della commedia non convenzionale che ci si aspettava da Maccio Capatonda, e ne conferma il talento. Ma sarebbe un giudizio miope.

Già, perché si deve riconoscere a Marcello Macchia la lucidità di aver voluto mantenere un fil rouge che, dietro a tutti gli “scopare”, “suca” e “machecazzomenefregaamme”, sottintende una critica strisciante all’abbrutimento della nostra decadente società, all’ipocrisia come soluzione a tutto, all’auto-indulgenza come male incurabile. Infatti non irride solo la volgare ignoranza del cittadino comune: non risparmia neanche le contraddizioni e le assurdità pretestuose e accusatorie di chi si pone intellettualmente superiore alla massa (qui rappresentati dal gruppo di ecologisti chiamato Mobbasta).

Il problema più grande che sta alla base di questo film però è il ritardo. Veniamo da anni in cui le sale italiane hanno già ospitato una ricca serie di mostri obnubilati solo da istinti sessuali e vacuità televisiva: oltre al diseducativo Ruggero De Ceglie dei già citati Soliti Idioti, è avvenuto con i tre film di Checco Zalone e con i due di Antonio Albanese nei panni di Cetto Laqualunque, solo per citare gli episodi più riusciti (in termine di incasso al botteghino).

Italiano Medio dunque arriva clamorosamente dopo, non solo per i temi trattati, ma anche per la chiave farsesca che ricalca il solco tracciato dai precedenti sopracitati. Ciò disinnesca la carica eversiva della sceneggiatura e appiattisce l’opera di Capatonda proprio laddove si era sempre distinta in originalità e avanguardia.
La decisione di infondere profondità alla storia anziché proporre una serie di sketch è una nobile intenzione che, però, rimane tale, e il risultato è, parafrasando il titolo, una commedia media.

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