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Recensione Kung Fu Panda 3

Ebbene sì. Il panda Poe è tornato. Abbiamo assistito in anteprima alle sue mirabolanti avventure e abbiamo deciso di recensirle per voi. Ecco a voi i nostri pensieri su Kung Fu Panda 3.

kung fu panda 3

Esistono oggetti, fatti di momenti e ricordi, capaci di prenderci per mano e condurci in un tempo passato, apparentemente perduto per sempre: il tempo della nostra infanzia.

Tutti noi nascondiamo insita nella nostra indole una sindrome di Peter Pan che tiene viva quella parte fanciullesca e infantile capace di farci scoprire cose nuove con quella stessa sorpresa tipica dei bambini, o che ci fa fare o dire cose che mai pensavamo di poter affermare o compiere. È una necessità che inconsciamente alimentiamo con particolari momenti, ricordi o oggetti, simulacri di un tempo che fu, ma a cui noi ci aggrappiamo per rivivere quei momenti perduti. Mai come in questi ultimi 20 anni ad aiutarci a tenere viva quest’anima fanciullesca ci pensano i cartoni animati. Come sottolineato anche dalla direttrice di CIAK, Piera Destassis, il mondo del cinema è sempre più dominato da questo genere di film, una volta concepito come divertissement dedicato ai bambini e ora sempre più nucleo attrattivo di spettatori adulti che, come detto poc’anzi, vogliono tornare, anche solo per 90 minuti, ancora bambini. Gli sceneggiatori delle varie Disney, Pixar e Dreamworks sono consci di questo cambiamento epocale, ed ecco allora che se il mondo del cinema fatto di attori in carne e ossa si sta sempre più avvicinando all’universo del disegno e dell’animato (si pensi ad Avatar, o alla live-motion applicata nella saga de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli), d’altro canto il mondo dei cartoni animati, pur conservando una purezza goliardica di fondo, si fa in un qualche modo sempre più serio toccando tematiche delicate e molto più consone a un pubblico adulto, piuttosto che infantile. Tralasciando il tema della morte, preso in prestito dall’antenato dei cartoni, ossia la fiaba, e divenuto col tempo vero topos di questo genere cinematografico, si assiste oggigiorno a cartoni animati pronti ad affrontare temi sempre più maturi, fino ad arrivare a quello della famiglia e dell’unione delle forze tra due diversi tipi di padri, quello biologico e quello adottivo, al fine di salvare la vita del proprio figlio. È proprio su questa linea d’onda che si sviluppa il terzo (e per il momento ultimo) capitolo della saga di Kung Fu Panda. Quando Li (doppiato in originale da Bryan Cranston), padre biologico di Poe, riappare all’improvviso nella vita del figlio, i due possono iniziare un nuovo capitolo della loro vita insieme. Peccato che il terribile guerriero Kai (la cui voce in originale è quella di J.K, Simmons, premio Osar per Whiplash) una volta scappato dal regno degli spiriti, ha avuto la brillante idea di sconfiggere tutti i maestri di kung fu e, impossessatosi di tutti i loro “ci”, divenire il più forte guerriero mai esistito, una minaccia inizia a pervadere la Cina. A ricevere l’arduo e difficile compito di salvare l’umanità è il Guerriero Dragone Poe. Ovviamente l’impresa di cui si fa protagonista il dolce e buffo panda (doppiato ancora una volta nella versione italiana da Fabio Volo) è costellata da momenti divertenti ed esilaranti, eppure ad affiancarsi al binario della risata, corre parallelo quello del ludico e della riflessione, che forse i più piccoli non riusciranno completamente a cogliere, ma noi grandi, soprattutto in un momento così delicato dove è necessario batterci per l’idea che ovunque c’è amore c’è famiglia, non possiamo non esimerci dall’essere colpiti e iniziare a pensare.

Non che Kung Fu Panda 3 sia un cartone serioso. Lungi da me voler affermare ciò. Si ride… eccome se si ride. Ogni piccola azione compiuta da Poe è causa di risate. Eppure è come se i registi (Jennifer Yu Nelson e l’italiano Alessandro Carloni) e gli sceneggiatori abbiano voluto in un qualche modo far crescere Poe insieme al proprio pubblico e infondergli tutte quelle paure e insicurezze che noi tutti, una volta varcato l’ingresso del mondo dei grandi, possiamo sperimentare. Poe è un continuo oscillare tra l’essere sicuro delle proprie forze capacità in quanto Guerriero Dragone, e il rimanere intrappolato in una gabbia fatta di insicurezza sulla propria identità e sul suo potere interiore.

news-00084657-still-kung-fu-panda-3-02In questo viaggio di formazione ed epifanica riscoperta della propria identità, Poe non solo avrà bisogno di Li, il padre biologico, attraverso il quale potrà riscoprire le proprie origini e il panda che era (e sarebbe dovuto diventare), ma anche di Mr. Ping, il padre adottivo che l’ha cresciuto, il cui compito sarà rivelargli il panda che è. È solo attraverso la commistione di passato e presente che possiamo capire chi siamo veramente e il tipo di uomini e donne che saremo in futuro; allo stesso modo, riscoprendo le proprie origini e tenendo a mente i punti fermi della propria educazione impartitagli da Mr. Ping, Poe potrà ritrovare se stesso e combattere il potente guerriero Kai.

Kung Fu Panda 3 si dimostra all’altezza dei primi due capitoli, sia tecnicamente che narrativamente. La cura dei dettagli è stata fatta con spasmodica attenzione (si noti la definitura del pelo di Po) e lo stesso alternare le parti 3D a quelle 2D confluisce all’opera un tratto fanciullesco e di ritorno all’infanzia di notevole impatto emotivo. Interessante l’uso dello split-screen per acuire il senso di azione e adrenalinica nei momenti più concitanti del film, e anche l’impiego del rallenti è stato fatto con criterio. Ottimo il doppiaggio in italiano, che nulla ha da invidiare a quello originale, anche se Bryan Cranston è inarrivabile. Anche Fabio Volo si dimostra nuovamente capace di tenere testa a Jack Black nel dar vita al personaggio di Po. Se come attore non è per niente una cima, come doppiatore tanto male non è. Nel complesso Kung Fu Panda si presenta nel complesso come un’opera non del tutto perfetta (alcune scene potevano essere smussate un po’ e sfoltite in fase di montaggio, senza per questo nulla togliere alla storia), ma che riesce comunque a superare qualitativamente film ben più impegnati e dal budget nettamente superiore che troviamo oggi in circolazione.

Elisa Torsiello per Radioeco

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