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[RECENSIONE] LA CORRISPONDENZA

Dopo ‘La migliore offerta’, Giuseppe Tornatore torna con un’altra storia dall’aspetto interessante: come comunichiamo e fino a quando potremmo farlo. La corrispondenza – che dà il titolo al nuovo film del regista italiano ha un canale preferenziale e regole prestabilite o segue e si adatta ai singoli casi? Con Jeremy Irons nei panni di Ed Phoerum e Olga Kurylenko in quelli di Amy Ryan, veniamo catapultati in un amore implicitamente perverso ed eccessivamente romantico.

Ed è un professore di astrofisica in là con gli anni che s’innamora di una studentessa conosciuta ad un convegno, Amy – che per pagarsi gli studi fa la stuntwoman. Fra i due inizia una relazione a distanza che dura ormai da 6 anni, a colpi di chiamate Skype, sms ed e-mail. Un rapporto tanto reale quanto virtuale che continua anche attraverso la consegna di lettere rosse e videoregistrazioni dopo che il professore viene a mancare. Un dramma interiore s’instaura nella protagonista strapazzata dai sentimenti e involontariamente complice delle trame di un gioco di corrispondenza alla quale non può rispondere.

la-corrispondenza-locandina-lowL’ultimo film di Tornatore è il riadattamento del suo romanzo omonimo, ma è sicuramente più deludente dei precedenti. È come mettere in un frullatore ‘PS: I Love You’ (2007), ‘Her’ (2013) e L’Attesa (2015) e vedere che concentrato ne esce fuori: un amore che continua dopo la morte grazie anche alla tecnologica e attraverso l’illusione di una presenza. Il tutto è condito da un tono eccessivamente melodrammatico a cui si affianca il binomio smielato amore-astronomia e quindi i cliché alla ‘sei la mia stella’ e ‘siamo due pianeti allineati’, molto – senza nulla togliere – alla Moccia. Un incredibile passo falso dopo la coerenza, il rigore e l’essenzialità de ‘La migliore offerta’ dove si faceva riferimento alla distinzione fra ‘falso’ e ‘autentico’. Qua resta solo da capire il confine fra realtà e fantasia. O meglio una realtà che vuole sembrare tale quando invece è improbabile e artificiosa.

Lo spunto della riflessione sulla neoepistolarità tecnologica e l’amore ai tempi di Tinder è mal sfruttato e utilizzato alla pari della corrispondenza cartacea, sottolineando che se si vuole c’è spazio per entrambe. Tuttavia, l’immediatezza delle missive ai momenti di conversazione è forzata nel film, così come la concomitanza fra e-mail e lettere. Un universo 2.0 in cui spunterebbe la carta e le lettere d’amore ormai remote nei contesti sociali d’oggi, e totalmente inappropriate al contesto del film. Un medioevo nel presente in cui si avrebbe comunque bisogno di un iPhone.

Cosa salva il film del regista premio Oscar con Nuovo Cinema Paradiso? Di certo la sua abilità registica indiscussa. La trama è intessuta sapientemente dal punto di vista visivo, ma la vicenda traballa e prosegue con l’ossessiva illusione di un punto di svolta che non arriva. La brillante recitazione della protagonista compensa l’improbabilità della storia d’amore così come i luoghi (York, Edimburgo e Borgo Ventoso) ci regalano delle atmosfere uniche. La fotografia è ben curata e sapiente, e la bellissima colonna sonora di Morricone è forse troppo drammatica per i sentimenti che vuole trattare il film. Il tutto riesce a stare in piedi solo grazie all’incredulità dello spettatore che cerca una risoluzione e alla conseguente delusione.

Romantico, malinconico e surreale quest’ultimo lavoro mostra come la linea sottile dell’osare porta anche i più grandi registi a sprofondare nel vortice della banalità. Un plauso va di sicuro alle immagini nonché alla colonna sonora, ma rispetto ai film precedenti non c’è proprio ‘corrispondenza’.

Alessio Foderi per RadioEco

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