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Recensione: La vita è facile ad occhi chiusi

La vita è facile ad occhi chiusi

 

Recensione: La vita è facile ad occhi chiusi.

John Lennon emozionava. In verità emoziona sempre oggi e probabilmente emozionerà sempre. E’ uno di quei totem artistici che non passano mai di moda. Che hanno acquistato l’immortalità attraverso le loro arti. Che sia uno “Yesterday” di gruppo con gli altri tre ragazzi di Liverpool oppure un “Imagine” in solitaria. John è sempre John.

Deve averlo pensato anche questo tale Juan Carriòn, insegnante di inglese in una scuola nella Spagna franchista del 1966 fan dei Beatle, quando venne a sapere che John Lennon avrebbe girato il film “Come ho vinto la guerra” proprio li. Nella sua nazione. Precisamente Almeria in Andalusia, dopo le fatiche del tour del 1965 con i Beatles. Una scoperta che lo spinse ad intraprendere un viaggio per poterlo incontrare. La leggenda vuole che dopo questo “famoso” incontro i Beatles cominciarono a scrivere i testi all’interno dei loro dischi. Una pratica che diverrà la norma in qualsiasi produzione discografica.

Una storia che ha ispirato anche il regista David Trueba (che interpreta, in un cameo, John Lennon nel momento dell’incontro col protagonista), il quale ha deciso di raccontarla nel suo film “La vita è facile ad occhi chiusi”, che sarà sullo schermo dell’Arsenale giovedi 15 ottobre per la rassegna “Le stelle del Rock”. Protagonista della pellicola è Antonio (con un Javier Càmara meraviglioso), un simpatico e appassionato insegnante di inglese in una scuola di religiosi che istruisce i propri alunni attraverso le canzoni della band di Liverpool. Venuto a sapere che il suo idolo girerà un film in Spagna e deciso ad incontrarlo per fargli leggere le proprie traduzioni, Antonio inizia il suo personale viaggio. Un viaggio ed un sogno che presto condividerà assieme a due giovani autostoppisti che il professore incontrerà lungo il tragitto. Belen, ragazza ventunenne incinta scappata dall’istituto in cui si trovava e Juanjo, un giovane sedicenne fuggito di casa e dalla rigida educazione del padre. Un viaggio che si rivelerà molto più che una ricerca a John Lennon. La nascita di un’amicizia nel quale Antonio dona ai due ragazzi la sua disponibilità di ascoltare per risolvere le loro problematiche esistenziali in un periodo storico difficile come quello franchista. Un periodo dove, per l’appunto, era più facile la vita ad occhi chiusi.

Premiato con 6 Premi Goya (l’equivalente dei nostri David di Donatello) il titolo del film prende spunto dalla prima frase di Strawberry Fields Forever (Life is easy with eyes closed) e pure all’interno della commedia ci sono altri rimandi alla famosa canzone. Come per esempio il venditore di fragole che incontrano lungo il percorso e dal quale ne ricevono una cassa. Un film che vuole arrivare allo spettatore senza però appesantirlo. Con leggerezza e tranquillità. Scavando nei protagonisti e andando oltre alla semplice avventura narrata. Spiegando a tutti noi ciò che Antonio cerca di far capire ai due giovani compagni di viaggio, oltre al soprannome che i suoi alunni gli hanno dato. Alcune volte è necessario e bellissimo dire “Help”.

La vita è facile ad occhi chiusi

 

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