Oppure copia e incolla questo link dove vuoi!

Recensione Lo chiamavano Jeeg Robot

Al Festival di Roma Lo Chiamavano Jeeg Robot non avrà salvato l’umanità, ma un mondo, quello dei film di supereori in Italia, quello sì. Proteggiamolo e sosteniamolo questo film, perchè di opere così visivamente perfette e ritmicamente adrenaliniche non ce ne sono molte in giro. Qui la recensione.

Lo chiamavano jeeg robot

Di Elisa Torsiello

«Corri ragazzo laggiù»; così cantava l’incipit dell’indimenticabile sigla anni ’80 di Jeeg Robot d’acciaio. E Claudio Santamaria nei panni di Enzo Ceccotti in Lo Chiamavano Jeeg Robot in effetti corre parecchio. Corre per scappare dalla polizia che lo bracca; corre per salvarsi la vita; corre per punire lo Zingaro; corre in salvo, purtroppo solo finzionalmente parlando, sia di una Roma deturpata dalla malavita, che dell’intero universo del cinema italiano. Finito di correre, vediamo Santamaria prendere fiato, riempire di nuovo i propri polmoni con delle lunghe boccate di ossigeno; ed è questa l’immagine perfetta per definire Lo Chiamavano Jeeg Robot: una bella boccata di ossigeno. Tra lo splatter di Tarantino e i colori accesi, fumettistici, cangianti alla Matthew Vaughn, l’esordiente Gabriele Mainetti ci lascia in dono una perla rara, dove gli stilemi tipici dei comic book movies vengono ben amalgamati non per imitare o limitativamente ricopiare in maniera caricaturale opere già lodate, quanto piuttosto per reintegrarli in un ambiente, come quello italiano, così orfano di supereroi. Anche se, parliamoci chiaro, nell’universo di Enzo Ceccotti non troverete un Bruce Wayne deciso a vendicare i mali di Gotham City. Roma cadrà pure a pezzi, dilaniata da un mondo criminale che la schiaccia da una parte e la colpisce dall’altra, ma Enzo per tre quarti di film, non mostra la minima intenzione di salvarla. Enzo corre, ma non «in aiuto di tutta la gente dell’umanità». Enzo corre per salvare la pelle, la sua.
Pur trovandosi in situazioni assurde e rivestendo i panni di un improbabile supereroe, Enzo non è nemmeno Kick-Ass. Lui è un uomo già fatto, un piccolo delinquente animato dalla passione per il porno che non ha deciso di rivestire i panni dell’eroe; è il caso fortuito che ha scelto per lui. Un caso a cui lo stesso Ceccotti ha cercato di ribellarsi, eleggendolo a suo primo nemico da sconfiggere, perché lui i panni dell’eroe non li voleva vestire. E sarà sempre lo stesso caso che farà irrompere nella vita di Enzo lei, Alessia, proiezione diegetica delle nostre speranze fanciullesche di ritrovare un piccolo supereroe in ognuno di noi, e dalla cui ingenua e fantastica visione del mondo Enzo comincerà ad essere attratto e poi coinvolto, fino ad accettare il compito che il caso, sempre lui, gli ha proposto: sconfiggere lo Zingaro (Luca Marinelli) e «diventare Jeeg Robot».

Lo-chiamavano-Jeeg-Robot-Luca-MarinelliEccolo qui il vero villain della storia, il nemico di Enzo, la nemesi della nemesi del supereroe. Il lavoro messo in atto da Marinelli è maestoso. Il suo è uno Zingaro dalle mille sfaccettature; è un po’ Jocker per quel suo violento narcisismo e folle megalomania, e un po’ il Charles Bronson di Tom Hardy per quell’autocelebrazione da star mancata mista a una natura mefistofelica. Il gioco di forze opposte, fatto di battute schizofrenicamente urlate (lo Zingaro) e timidamente sospirate (Enzo), di occhi sanguinari spalancati e sguardi rivolti verso il basso, si traveste in un duello magistrale di bravura attoriale. Non è solo la lotta del bene contro il male, non è solo la presa di coscienza dei propri poteri, lo scontro di Enzo contro lo Zingaro è la metafora della lotta interna ingaggiata tra il fantasma dell’uomo passato che era (l’outsider Enzo Ceccotti), e l’uomo che può divenire (Jeeg Robot). Si apre dinnanzi a noi il cammino di redenzione di Enzo, un cammino fatto di pugni, calci, sangue e ironia attraverso cui il protagonista maturerà una consapevolezza morale che sembrava essersi persa tra le vie di Tor Bella Monaca.

Grandi poteri, si sa, portano grandi responsabilità e quelle di cui si è fatto portatore Mainetti sono immense. Non tutti avrebbero avuto il coraggio di portare avanti un progetto del genere, consci degli inevitabili paragoni con le ben più conosciute ed esaltate pellicole americane. Eppure, vuoi per l’audacia giovanile, vuoi per la consapevolezza di disporre di un apparato narrativo in grado di navigare tra le turbinose acque di quello che possiamo definire, bachtianamente parlando, un “universo carnevalesco” fatto di continue citazioni e strizzatine d’occhio ai più svariati generi (dal noir, alla commedia, dal gangster-movie allo splatter) il nostro Mainetti, Tarantino all’italiana, ce l’ha fatta. «Siate affamati, siate folli» disse Steve Jobs «perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero». E Mainetti folle e affamato di immaginazione lo è stato, riuscendo nel suo piccolo a cambiare il mondo, quello dei supereroi tricolori.
VOTO: 9/10

post di questa categoria

kae

Kae: Clap! Clap! ̵...

Kae: Clap! Clap! – Populous | Artwork della Domenica

clap

Best Of 2017: Da Clap!...

Best Of 2017: Da Clap! Clap! a Mana| Demography #243

serata

eventi in toscana: ser...

eventi in toscana: serate jazz e…|atp #109

Pirati sbarcano a Teat...

Pirati sbarcano a Teatro Verdi !

ultimi post caricati

oznor

Convivio invernale in ...

Convivio invernale in scena al Teatro Lux

campionato di giornalismo

CAMPIONATO DI GIORNALI...

CAMPIONATO DI GIORNALISMO: CRONISTI IN CLASSE

ryanair

Una settimana in un cl...

Una settimana in un clic! – Ryanair

Albert Einstein

Albert Einstein: la te...

Albert Einstein: la teoria della felicità messa all’asta – Enjoy the Science, rubrica scientifica di Radioeco

Commenti