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Recensione: Mia Madre di Nanni Moretti

Recensione: Mia Madre di Nanni Moretti. Pronti per il Festival di Cannes, ecco la nostra sul film che vedrà protagonista Nanni sulla crosiette francese.

Introspettivo. Elegante. Profondamente personale. Dopo la Palma D’oro al Festival di Cannes di 14 anni fa con La Stanza del Figlio si torna sul tema della sofferenza e della perdita. Nanni Moretti con Mia Madre – anch’esso in concorso a Cannes assieme ai film di Matteo Garrone e Paolo Sorrentino – ricerca la lacrima senza farle prendere forma. Vuole emozionarci in silenzio cercando di plasmare lo spettatore a immagine del suo film, incentrato sul percorso verso la perdita di una madre, senza esagerare in una disperazione esternata ma donando alla forza dei ricordi e dell’immaginazione il compito di farci soffrire. Molte sono le similitudini tra la co-protagonista (Giulia Lazzarini) e la madre di Moretti. Entrambe sono, ad esempio, professoresse. Autobiografico senza essere lui l’attore principale. Nel film le sembianze e l’esperienza di Moretti viene lasciata a Margherita Buy (Margherita) che, proprio come lui, interpreta una regista alle prese con la realizzazione di un film sulla difficile situazione di una fabbrica a rischio esuberi e delle relative contestazioni alla nuova proprietà.

Nanni-Moretti-Mia-madre-2Da qui parte uno degli intrecci che caratterizza la pellicola. Il rapporto tra finzione e realtà e la loro convivenza. “Voglio l’attore accanto al protagonista” dice sempre Margherita. Come volendo ridare naturalezza e realtà ad un mondo che si è fatto troppo artificioso e finto. Una finzione che la protagonista, tra flashback e visioni, incubi e tormenti, non riesce a manifestare nel luogo di lavoro. La realtà pesa più della finzione e l’attrae a sé portando esasperazione sopratutto dopo l’arrivo dell’attore americano (John Turturro) che deve interpretare il nuovo presidente della fabbrica. Tra dialoghi non pronunciati e litigate durante le riprese anche per il nuovo arrivato, la realtà si rivela in tutta la sua pesantezza. Il “Voglio tornare alla realtà” urlato da Turturro è la voglia di rivelare il problema che sta alla base dei suoi problemi recitativi. Alla fine la realtà vince sempre.

f66971a0-b26e-4636-a481-0ed85870045dE Nanni? Nanni, nelle vesti di un ingegnere di nome Giovanni, è stranamente e volutamente esterno. Quasi di secondo piano, porta a compimento quel cambiamento che era già partito con Il Caimano e Habemus Papam. Ma se in questi due film la presenza di Moretti era pesante e viva, pur non essendone il protagonista, qui l’artista di Brunico sembra quasi di contorno. Un supporto morale – anche se sofferente – alla sorella ed alla nipote Livia, la quale vede nella nonna una figura di riferimento come tutte le adolescenti. Un film sull’essere genitori e sull’essere figli. Come nella scena dove i genitori insegnano a Livia ad andare in motorino. Intimo, delicato, continuativo.

Un film sulla solitudine circondato da una colonna sonora amalgamata bene con la sua sceneggiatura. Sentirsi persi come quando ci lascia un punto di riferimento. Un film sul futuro e la forza della realtà. “Penso al domani” afferma la madre all’interno di una visione di Margherita. La realtà e la vita ci impone di farlo. E  Moretti dice a sè stesso ed a noi che dobbiamo farlo.

Giacomo Corsetti per RadioEco

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