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[RECENSIONE] Miavagadilania – Fuochi

MIAVAGADILANIA - copertina_fuochi

Dopo un primo EP (Sei Nata, 2007) e un album in studio (Il mare ci salirà negli occhi, datato 2010), i Miavagadilania tornano a distanza di tre anni con Fuochi. Un EP di cinque tracce che propongono sonorità che variano tra sperimentazione, chitarre shoegaze, virate elettroniche e psichedelia.

Il disco si apre con Trascinami: la sezione ritmica martella tutta la prima parte della canzone, basso e batteria (rispettivamente Riccardo Madoi e Luca Oliverio) letteralmente ci trascinano in un vortice, fino all’esplosione di chitarre (Elena Capolongo e Claudio Papa) che da metà pezzo in poi irrompono nervose e ruvide. Ritmo serrato per un inizio davvero convincente.

Con la successiva title track i tempi si dilatano, l’atmosfera si fa più soffusa e sognante: le chitarre creano una sorta di dolce nenia che è sporcata da riverberi elettronici e incursioni vagamente noise. Le liriche di Claudio Papa (testi, voce e chitarra) si fanno evocative creando scorci improvvisi d’immagini.

Hvalur è un piccolo gioiello di sperimentazione: partenza con una base electro, sulla quale pian piano s’innestano dei cori che poi lasciano spazio nella seconda parte a una virata psichedelica, dove il basso in primo piano affonda in un mare fatto di suoni lisergici. Notturna.

Muoversi Muovere Muovermi parte con un iniziale crescendo ipnotico di chitarre e voce, alle quali si accompagna un gran lavoro di batteria nel finale che vira l’andamento del pezzo. Emozionale.

Con la conclusiva Il sogno approdiamo verso lidi più languidi e soffusi. Atmosfere dream pop, dove le chitarre e il tappeto elettronico disegnano suggestioni romantiche e vagamente nostalgiche, adagiandosi in un finale squisitamente strumentale, dove fa il suo ingresso anche il suono di un pianoforte appena accennato. Ammaliante.

I Miavagadilania si attestano come uno dei gruppi da tenere più in considerazione nel panorama indie italiano. Fuochi è un lavoro curatissimo in ogni dettaglio (totalmente autoprodotto e registrato dalla band): certosina attenzione per gli arrangiamenti, personalità musicale e voglia di sperimentare non mancano. Un disco a più facce: sognante, oscuro e malinconico, emozionante e delicato. I testi, introspettivi ed evocativi, caratterizzano una proposta musicale che merita attenzione e che appare più matura e consapevole rispetto alle precedenti prove della band. Un disco convincente, che aumenta molto le aspettative per un futuro album.

È possibile ascoltare Fuochi qui.

Giacomo Perruzza

Redazione musicale

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