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[RECENSIONE] Miley Cyrus – Bangerz

Miley Cyrus – BangerzVolevo che questa recensione fosse diversa. Ero pronto a schierarmi dalla parte di Miley, a protteggerla da ogni attacco e a difenderla da ogni accusa, cominciando da quella di appropriazione culturale. Avevo già pensato alle cose da dire, che di appropriazione in appropriazione l’arte va avanti da sempre, dalla notte dei tempi, che sticazzi di questo e quello. Poi Bangerz è uscito ed è una schifezza. Nonché una presa per il culo di proporzioni cosmiche. Come altrimenti definire un album che si chiama Bangerz ma che di bangers non ne ha neanche mezzo e in cui le cose migliori sono addirittura le ballate? Le ballate, cazzo.

Chiami il – fu? – produttore del momento Mike WiLL (Made It per le cronache) e ti proclami la nuova paladina dello hip-hop, sculettando incessantemente di qua e di là, pure sul pacco a strisce di Robin Thicke, e millantando future incursioni dirty Southern, accerchiata da tanti bei culoni neri. Allora dimmi, perché non c’è un beat decente che sia uno? Perché tutti questi rapper di cui ti circondi si sentono a malapena, e se non presti attenzione non si sentono proprio? Where Mike Will at? Probabilmente a bersi il cervello da un bicchiere viola.

Certo, ci sono Future e le sue cinquanta sfumature di Autotune, e tu duetti con lui in quella canzone, My Darlin’, che in mezzo a tutta la merda in cui affonda brilla come una perla tanto caruccia. Poi ti rammenti di Where You Go e pensi che questa è solo una sua brutta copia. Future si è tenuto la bella per l’album dell’amata Ciara, che ha più bangers di Bangerz. Chiamalo scemo.

In realtà, a ben guardare, cara Miley, sei e sei sempre stata una southern belle, figlia di Billy Ray, cresciuta a pane e country. Fino a ieri non sapevi neanche dove stava di casa lo hip-hop. Però ora te la fai con Mike Will, in the club high off purp, e allora metti tutto insieme e vedi un po’ come viene. Purtroppo male. Ibridi abortiti al cui confronto le nuove canzoni di Avicii sono un capolavoro di sperimentazione. E visto che fa tanto country, come poteva uno come Pharrell trattenersi dall’inserire quell’adorabile fischiettio in quell’inutile canzone funestata dallo hashtag (#GETITRIGHT)?

Prima di tutto, però, vuoi essere una popstar, la più chiacchierata di Twitter, su cui ogni giorno escono centinaia di pezzi serissimi scritti da gente serissima. I dischi pop sono di solito sfiziosi da ascoltare, pieno di ritornelli orecchiabili e accattivanti. Allora qualcuno per favore mi spieghi perché questo è una pena da sopportare, difficile da finire e nel quale dei ritornelli non si sente neanche l’eco. Qualche hook decente? Nah. Ma Mike Will non lo sa? Eppure ha prodotto Bandz A Make Her Dance e quasi ogni altra canzone hip-hop di successo degli ultimi anni a giudicare dal suo tag che spunta fuori dappertutto. Pure la canzone il cui recente video è servito a Rihanna per chiarire chi comanda, per farti vedere come vanno fatte certe cose, ingenua Miley.

Forse richiede troppa fatica pensare a un ritornello quando si è troppo impegnati a figurarsi il prossimo oggetto di forma fallica da sbavare, quando la tua lingua vive ormai di vita autonoma. Almeno facessi, o Miley dalla lingua selvaggia, la cattiva ragazza non solo su un palco o davanti alla telecamera ma anche nelle tua canzoni, più porca di Ke$ha nei suoi momenti migliori. Sarebbe almeno qualcosa. Invece apri Bangerz – capito? – con una ballata, Adore You, che sarebbe stata giudicata troppo puritana persino da Hanna Montana.

Ciò che lascia più sbalorditi sono comunque la svogliatezza, la pochezza e l’incuranza con le quali questa quindicina di tracce è stata messa insieme, perché di tutto il baraccone che hai messo insieme l’album è, alla fine della fiera, la cosa di cui ti frega meno. Non parlano di te per quello, a conti fatti. Prendiamo, ad esempio, SMS (Bangerz). Sulla carta doveva spaccare il mondo, ma nella realtà fa solo inorridire. L’importante era poter scrivere “featuring Britney Spears”, credo. Eppure We Can’t Stop rimane la delizia che è sempre stata, ma se prima rallegrava al pensiero di ciò che poteva essere, ora rattrista per il rammarico di ciò che non è stato. Tutto si è rivelato un’inutile perdita di tempo. A che cazzo di gioco stiamo giocando?

Luca Amicone

Redazione musicale

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