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Recensione: Mr. Turner, quando l’arte prende vita

Recensione: Mr. Turner, quando l’arte prende vita.

Sbarca sulle sponde del Tamigi, in occasione del London Film Festival, Mr. Turner, il biopic su William Turner. Noi di Radioeco lo abbiamo visto in anteprima per voi.

Essere ossessionata con il periodo romantico e con l’estetica del sublime ti porta inevitabilmente a voler conoscere tutto di quei pittori, letterati, poeti e filosofi che di questa corrente ne hanno fatto parte. Se poi ci aggiungiamo anche una leggera fissazione per tutto ció che riguarda la genialità inglese, non deve sorprendere se il tuo pittore preferito è un certo Joseph M. William Turner.

Argomento prediletto da tutte le professoresse di arte del mondo (dai, chi non si è mai ritrovato a fare i conti con Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi e pensare: “ma dove accidenti è poi sto Annibale”?) la vita e la carriera pittorica di Turner è stata poco trattata dal mondo del cinema; almeno fino a oggi. Grazie a Mike Leigh e alla sua nuova creatura, Mr. Turner, anche noi mangiatori di polvere delle sale cinematografiche possiamo finalmente andare alla scoperta della personalità di questo grande pittore inglese e conoscere cosa la vita gli ha riservato nei suoi ultimi decenni di vita. A prestare il volto a William Turner è l’attore super inglese e super basso Timothy Spall; se devo dirla tutta all’inizio ero un po’ scettica riguardo alla scelta fatta: Spall non assomiglia per nulla al Turner che, ancora lontano dalla moda dei selfie, amava auto-ritrarsi in alcune delle sue opere; invece ancora una volta mi devo ricredere. Spall é la prova che quando uno ha talento, la somiglianza fisica con il personaggio storico da interpretare va a farsi benedire.

Oltre alle capacità attoriali di Spall, ciò che colpisce di questo film è la straordinaria fotografia, il che può sembrare un giudizio banale per un film che tratta la vita di un pittore, ma così non è. Troppe volte è capitato di imbatterci in film presuntuosi, pronti a puntare sui lati oscuri, privati – forse troppo privati – dei pittori protagonisti senza che dessero spazio alla loro pittura. Ok al lato biografico degli artisti proposti, ma un Van Gogh non era un Van Gogh senza le sue pennellate disperate, così come un Pollock non era un Pollock senza la tecnica del dripping; la pittura per un artista é parte fondamentale del suo essere, pertanto se ignorata dal regista, quello che si porterà a casa sarà solo un film incompleto.

Questo fortunatamente non è successo con Mr. Turner; già dalla prima inquadratura il richiamo all’operato di Turner è palese tanto che sembra quasi possibile poter respirare l’odore dei dipinti che quei luoghi ripresi hanno generato; i colori tenui e pastello, che danno luce agli ambienti attraversati dal protagonista nella pellicola, sembrano trasportare lo spettatore direttamente in una tela del pittore inglese; le case, i paesini di mari, le falesie, tutto parla di William Turner e della sua arte, il che è un punto nettamente a favore del film e del suo risultato finale.

Otima anche la regia di MIke Leigh, mai banale e sempre molto attenta a dare lo giusto spazio sia al William Turner uomo, sia a quella natura che ha reso William Turner uno dei pittori inglesi più amati al mondo.

mrturner-atwork filmPer quanto riguarda la storia, degna di nota è sicuramente la volontà del regista e della sceneggiatrice di concentrarsi ulula relazione che Turner aveva col suo amato padre e su quanto la malattia che lo porterà poi alla morte – dai, mica lo vorrete contare come spoiler questo? Dopo 300 anni era inevitabile supporre che Turner sarebbe morto –  abbia scalfito la sua volontà di continuare a dipingere o disegnare. Il tutto ben condito dalla solita vena humour che solo gli inglesi sanno usare e dosare senza cadere ma nel banale o nel volgare.

Ma, come ci ha insegnato il buon caro William Shakespeare, non è tutto oro quel che luccica e anche Mr. Turner non si esime da qualche critica: 1) la lunghezza; due ore e mezza sono veramente troppe e anche per un appassionato di biopic o di arte, la durata diventa insopportabile. 2) i continui rimandi a pittori inglesi più di nicchia e meno conosciuti ai più, i quali possono portare chi dell’arte non ne è così amante facilmente a perdersi nel corso della storia; 3) il fatto che purtroppo il film sarà doppiato una volta distribuito in Italia. Questa è ovviamente una critica che col film in sè non c’entra nulla, lo so; il fatto è che mi sentivo comunque in dovere di farlo comunque presente dato che una voce come quella di Spall, così gutturale e così capace di fare dei giochi di suoni veramente strani ed unici, difficilmente potrà essere felicemente essere in resa in italiano. Il mio consiglio, pertanto, è quello di innanzitutto vedervi il film in lingua originale se sapete giostrarmi bene con l’inglese; sennò aspettare qualche mese e correre al cinema per entrare anche voi nel magico mondo pittorico di William Turner.

 

Elisa Torsiello per Radioeco

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