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[recensione] – “Non si baratta la felicità” di Fiammetta Guerra

Sabato 28 Febbraio l’associazione Eraclito 2000 – di cui Radioeco è media partner – ha invitato l’avvocatessa Fiammetta Guerra per la presentazione del suo libro, “Non si baratta la felicità” (ilmiolibro.it, 2015). L’incontro è avvenuto all’interno della XXII edizione del master intensivo in Comunicazione, Impresa, Banche e Assicurazioni (CIBA), di cui Fiammetta Guerra in passato è stata corsista.

11047257_10153139578186197_2111892061_nQuesto vuole essere un semplice testo che trasmetta idee, passioni, sentimenti e l’amore più profondo per una terra che ha bisogno di riprendersi, rivoluzionarsi, cambiare, evolversi“. Così, nella Premessa, l’autrice descrive il proprio lavoro, un libro piccolo ma nato da un’altissima aspirazione: spronare le persone a dare un contributo alla società.

Fare questo significa realizzare qualcosa di bello per l’Italia, questo nostro paese in cui sempre più spesso la parole sono svuotate del loro senso e finiscono così da un lato per favorire il rafforzamento dei fenomeni criminali, dall’altro per apporre l’indelebile marchio del pregiudizio su persone o territori. Basti pensare al Mezzogiorno, sui cui l’attenzione dei media si concentra unicamente in occasione di stati di allarme sociale e per diffondere notizie negative; e però lo stesso Mezzogiorno diventa “una terra totalmente dimenticata negli altri momenti, quando qualcuno si adopera e riesce nell’intento di relizzare opere concrete di solidarietà e lotta per la legalità“.

Gli esempi che si potrebbero fare al proposito sono tanti; potremmo pensare a eroi come Giovanni Falcone o Paolo Borsellino, assassinati da Cosa Nostra, il nemico che stavano combattendo con caparbia onestà dalla cattedra di un tribunale. E invece Fiammetta Guerra preferisce parlarci di persone semplici, perché sono spesso queste a svolgere un ruolo fondamentale nella lotta per la legalità, pur nel loro silenzio, nel loro agire senza cercare fama o medaglie; “non si parla di loro, o almeno non se ne parla abbastanza, mentre bisognerebbe investire davvero sulle loro idee proiettate nel sociale per poter determinare un vero cambiamento“. È il caso di Alessandra Clemente, la cui madre è stata uccisa sotto i suoi occhi dalla Camorra; nonostante questo Alessandra è rimasta nella sua terra, bellissima quanto difficile, e ha intrapreso un’attività volta a cambiarlo, affinché eventi tragici come quello da lei vissuto in prima persona non si ripetano più.

Alessandra c’insegna che “bisogna ribellarsi a tutto ciò che non va, costi quel che costi, bisogna alzare la testa e ribellarsi quando si vedono lesi i propri diritti. È necessario opporsi a ciò che non va, per noi stessi, per la nostra dignità“.

Tuttavia questa ribellione non può limitarsi al rifiuto della criminalità senza scadere in un’infruttuosa sopportazione, destinata presto o tardi a capitolare ai piedi del male. La vera ribellione sta nella diffusione della bellezza, della cultura, dell’amore per la libertà, per la dignità e per la propria terra. Bisogna educare alla legalità, al sorriso, alla bellezza, all’amore, perché “se non c’è amore, non ci può essere nemmeno quel moto interno, quell’impulso primordiale che ci spinge a creare e fare quanto di più bello e difficile, straordinario e rischioso, ammirevole e sconvolgente possiamo“.

11026737_10153139582576197_949081271_nÈ necessario che le persone svolgano il proprio lavoro con coraggio, nel senso etimologico della parola “coraggio“, derivata dall’unione di “cor” e “actium“: il coraggio è l’azione, il movimento del cuore; è l’amore. Si deve lavorare con amore, perché “se non si ama ciò che si fa si è disposti a vendere il proprio operato per pochi spiccioli, vendere se stessi“, prostituire la propria anima.

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà“. Queste le parole di un altro eroe, Peppino Impastato, anche lui eliminato dalla mafia per la lotta che conduceva contro di essa dalla sua Radio Aut. “Il desiderio di ricchezza ha offuscato le menti che non riescono neanche più a comprendere il concetto di bellezza”, eppure proprio la bellezza, l’amore e l’immaginazione bastano per salvarci, per darci quello stimolo a reagire. Solo così possiamo essere felici, conclude Fiammetta Guerra, rammentando un diritto, quello alla felicità, coniato da un italiano, il giurista napoletano del ’700 Gaetano Filangieri.

L’autrice termina il suo libro volgendo il proprio sguardo, giovane e saggio, sulle scelte universitarie e lavorative intraprese e chiedendosene il perché. Perché studiare Giurisprudenza, perché diventare un’avvocatessa? Per tentare di realizzare un desiderio, si risponde: assicurare a tutti il diritto alla felicità. In fondo è questo anche lo scopo del libro, palese fin dal titolo: esortare tutti a non barattare mai e per nulla al mondo la propria felicità.

Gabriele Flamigni per Radioeco

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