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Recensione – Non sposate le mie figlie!

Recensione – Non sposate le mie figlie! Un pregiudizio da depressione.

Quando gli stereotipi vengono utilizzati al meglio per una commedia dall’humor decisamente poco spendibile in Italia, ma sicuramente da apprezzare: è il caso del film Non sposate le mie figlie! uscito da un po’ nelle sale del Bel Paese, successo indiscusso che ha spopolato nel 2014 in Francia con il titolo originale di “Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?” (Che abbiamo fatto di male al Buon Dio? – se vogliamo tradurlo alla lettera).

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Locandina Italiana

Se vi aspettate un filmone da Oscar oppure un Cinepanettone mal confezionato, siete in entrambi i casi sulla cattiva strada. Questo film è la classica commedia francese, con un umorismo a tratti ironico e sarcastico difficile da adattare in italiano. Una commedia che ha il sapore del teatro, grazie anche agli stacchi fra una scena e l’altra che sembrano dar l’idea di veri e propri cambi di atti in cui i protagonisti hanno tutti delle caratteristiche disomogenee e originali. Una trama che non lascia scampo al sarcasmo e, seppur tremendamente scontata, si lascia guardare piacevolmente, in attesa della risata successiva. L’ipersensibilità di una delle protagoniste che porta tremende crisi di pianto immotivate, i battibecchi fra un cinese, un arabo e un ebreo, la fobia dello straniero associata a quella dei ratti, e tante altri ingredienti per delle personalità decisamente grottesche e spaventosamente reali.

Locandina Francese

Vi faccio sbirciare un po’ la trama: i Verneuil sono la classica famiglia perbene della borghesia francese che fa sicuramente fatica ad accettare il diverso. Ma già tre delle quattro figlie sono rispettivamente sposate con un ebreo, un arabo e un cinese. Claude e Marie – i genitori – sperano che almeno l’ultimogenita si sposi con un cattolico in modo da celebrare un matrimonio in chiesa, ma anche qui le loro attese svaniscono in un psicodramma comico: la figlia minore sposerà sì un cattolico, ma di colore. Così, una famiglia variopinta si prepara alle nozze in una vivace e altalenante accozzaglia fra il politicamente corretto e il velato, ma sottilmente profondo, razzismo dei genitori.

 

Dopo il clamoroso successo di Quasi Amici, la Francia applaude questa nuova commedia socialmente impegnata di Philippe de Chauveron . Ora è la volta delle tematiche come l’immigrazione, il concetto di identità nazionale, la lotta al pregiudizio, i diversi scambi di vedute. Un confronto che vede al suo fulcro la religione, le differenze etniche, e spesso anche le visioni politiche. Lo scontro culturale della globalizzazione non sempre facile da digerire. Uno schiaffo sociale al perbenismo, a quei sorrisi finti di accettazione che nascondono l’odio per il diverso e lo straniero. Una sceneggiatura scritta ad hoc per enfatizzare come reagisce la società francese – ma quella italiana forse alla stessa maniera, se non di più – allo scontro fra culture. La madre delle quattro figlie non reggerà il colpo tanto da andare in depressione, un limite e un paradosso che sembrano propri dello schermo, ma anche uscendo dal cinema, una volta finito il film, non sarà difficile incontrare tante famiglie come i Verneuil anche qui, in Italia.

 

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