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[RECENSIONE] Pecore Elettriche – Ogni santo giorno

Pecore Elettriche COPERTINA

Le Pecore Elettriche sono quattro ragazzi della provincia pisana e livornese che, dopo un EP uscito un anno fa, si cimentano adesso con un album vero e proprio che, va detto subito, è una bella sorpresa sia per la qualità della proposta musicale che per lo spessore delle liriche.

Il gruppo si rifà a un sound dove il rock, il blues e il folk trovano la giusta commistione e ben si amalgamano insieme, sposandosi a quel gusto per i chitarroni tipicamente anni ’60-’70 (vedere alla voce Hendrix) passando per atmosfere western e psichedeliche e un evidente amore per il cantautorato italiano (soprattutto Lucio Dalla, che è citato a più riprese).
La voce del cantante e autore dei testi Salvatore Brasco, poi, è ruvida e potente, e perfettamente s’incastra con il mood blues/rock che caratterizza il lavoro.

Il tutto è suonato con un gusto e una qualità che lascia sbalorditi: grande lavoro dietro alle chitarre (Lorenzo Niccolini e Salvatore Brasco), sezione ritmica potente e precisa (rispettivamente Matteo Sciocchetto al basso e Sandro Marchi alla batteria), arrangiamenti che danno quello spessore in più alle canzoni senza appesantirle.

Il disco parte subito fortissimo con Ultima notte prima di Londra che sembra quasi essere una sorta di manifesto programmatico del disco intero: un rock blues con un testo tagliente che racchiude tutta l’amarezza e il disincanto di una generazione (la nostra!) che troppo spesso si trova a dover fare i conti con i propri sogni negati e a dover cercare una via d’uscita per costruirsi un futuro («Andiamo a Londra a faticare che non si sta poi niente male, non accettare sogni dagli sconosciuti, andiamo in centro a fare shopping con venti euro»). Disillusione che viene fuori anche in Giovani vecchi («Ma non ricordi come erano belle le illusioni su una panchina a fumare marjuana»).

I testi si caricano anche d’ironia, ora amarissima e che si tinge di critica verso una quotidianità piatta, come in Guardo il cielo («Guardo il cielo e mi consolo, l’estate al mare a mostrare il culo»), ora pungente come in Sono avanti, che mette alla berlina tutto il mondo fighetto e modaiolo che gode nell’urlarti in faccia che «tu non sei in lista per questa festa», o come in Non salutano più («Le giovani coppie che spariscono per anni non ti salutano più, e si rifanno vive solo quando stanno per sposarsi per invitarti o quando si lasciano per farsi consolare»), una feroce disamina dei rapporti di coppia e dell’ipocrisia dei comportamenti umani.

Ogni santo giorno è una lucida fotografia della quotidianità, un disco di undici belle canzoni che parlano in maniera schietta e sincera, e che arrivano a colpire toccando temi vicini alle problematiche generazionali che tutti noi ci troviamo a dover affrontare in queste tempi bui.

Giacomo Perruzza

Redazione musicale

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