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[RECENSIONE] Queens of the Stone Age – …Like Clockwork

Copertina di Boneface, per il sesto album dei QOTSA

Da osservatore compulsivo di grafia&grafica quale sono, confesso di non essere rimasto entusiasta di fronte alla scelta di un titolo preceduto dai punti di sospensione (per la ricerca su Google ce li devo mettere? L’iPod lo archivierà comunque alla “L”? E come si fa con gli hashtag?), ma dopo i primi ascolti l’unico pensiero che si è impossessato della mia mente è stato: ma sti cazzi dei puntini!

…Like Clockwork segna prepotentemente il ritorno dei Queens of the Stone Age dopo sei anni di silenzio da Era Vulgaris ed è un pericoloso ordigno esplosivo capace di spazzare via tutto, comprese le mie pippe mentali. Anni di silenzio si fa per dire, dato che Josh Homme si è prodigato in progetti paralleli (Them Crooked Vulture) e numerose collaborazioni, tra cui una comparsata live insieme ai Florence + The Machine per Mtv Unplugged e addirittura un cameo finale nel video di Freedom At 21 di Jack White.

Sin da subito capiamo che i QOTSA sono tornati per fare sul serio: l’opening-track Keep Your Eyes Peeled sembra concepita da un incesto tra Alice in Chains e Foo Fighters. L’andamento poggia su un riff lento e grave, che porta a rabbiosi spasmi di batteria nel ritornello. Sulla paternità dello stoner rock di I Sat By The Ocean però non ci possono essere dubbi. Stone Age al 100%.

Nel disco c’è spazio anche per toni più calmi e melodici, come testimoniano The Vampyre of Time and Memory, e Kalopsia (che vede la partecipazione di Trent Reznor). Piazzate in un ordine strategico permettono di bilanciare al meglio l’energia dell’intero album; If I Had a Tail invece è la marcia funebre che Ozzy vorrebbe per il suo funerale.

La scelta del primo singolo è ricaduta su My God Is the Sun, uno dei pezzi più tirati del disco dove spicca la batteria preponderante di Dave Grohl (presente dietro le pelli in cinque tracce), una delle tante vecchie conoscenze tornate a collaborare in …Like Clockwork. Il video si basa sulle illustrazioni di Boneface (autore anche della copertina), artista emergente verso cui ora si vocifera addirittura di un interessamento di Hollywood. Sebbene il tema sia molto diverso, lo stile di animazione ricorda quello di Shoot The Dog di George Michael.

Tra le vecchie conoscenze c’è anche il bassista storico dei QOTSA Nick Oliveri, che contribuisce ai cori di Fairweather Friends nell’allegra rimpatriata con Mark Lanegan e lo stesso Reznor, in una travolgente ascesa dal finale causticamente ironico che poggia le proprie radici nientepopodimenoche sul piano di Sua Maestà Elton John.

Il ritmo è altissimo e la band di Josh Homme non dà segni di cedimento. Si arriva all’ottava traccia frastornati e Smooth Sailing si dimostra tutt’altro rispetto alla “tranquilla navigazione” del titolo.  Il ritornello attacca con God only knows (a proposito: ma non era No one knows? Faccina con linguaccia) e l’ambiente si colora di un blues anarchico e pazzoide che stordisce. Al terzo ascolto capiamo che è il brano migliore dell’album, ammesso che ce ne sia uno.

La tempesta di I Appear Missing è travolgente e vale la pena di essere attraversata con tutti i rischi del caso, prima di approdare alla conclusiva title-track, che appare come una mamma che interviene per asciugarci il sudore dopo che ci siamo scalmanati al campetto con gli amici, e dona un poetico finale meditativo all’opera.

In …Like Clockwork non c’è un attimo di pausa, i colpi vanno continuamente a segno e la carica è tutta concentrata nelle (poche) dieci tracce senza lasciare spazio a riempitivi vari. Dai ormai per persi i Queens Of The Stone Age e loro cosa ti escogitano? Questo ritorno spiazzante ed entusiasmante, ricoperto da una dura scorza di aculei velenosi che protegge un nucleo più intimo e riflessivo, ma non per questo meno vivo. Di diritto tra gli imperdibili del 2013. Ora speriamo di non dover attendere altri sei anni.

Iacopo Galli

Redazione musicale

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