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[RECENSIONE] Royal Blood – Royal Blood

RB_AlbumBW_600Ci sono quei dischi che pretendono attenzione. Si impongono all’ascoltatore: ti si presentano davanti e non se ne vanno. E da semplice passatempo diventano sempre più terribilmente necessari. Uno di questi è l’opera prima di due robusti ragazzi di Brighton. Mike Kerr e Ben Thatcher, cresciuti a suon di hamburger e birra nell’Inghilterra meridionale, sono dei ragazzi concreti e pragmatici, e la loro struttura compositiva ne è la dimostrazione più limpida.

L’omonimo Royal Blood è un disco disadorno, in cui l’asciuttezza dello stile e la ruvidezza del suono si spalleggiano virtuosamente.
Volendo fare dei titoli, il primo singolo “Out of the Black” si presenta con un incedere sghembo e spigoloso in modalità QotSA + Soundgarden, e l’accattivante “Come On Over ci conduce verso l’indomabile climax di “Figure It Out.

Il resto prosegue all’insegna della brutale spontaneità di chi si mette a nudo, un’incazzatura disinvolta da cui si fiuta quanto quei riff essenziali siano terapeutici per chi li ascolta, ma soprattutto per chi li suona.

Primi in UK e Irlanda, non stupisce che siano stati scelti dagli Arctic Monkeys come gruppo spalla per le due date a Finsbury Park (maggio 2014).

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I Royal Blood: Ben Thatcher (batteria), Mike Kerr (basso, voce)

Presi per mano dalla Warner e portati al debutto discografico, questi due giovani barbuti dell’East Sussex ordiscono un album compatto, pulito ma grezzo, vibrante. Il basso di Kerr pulsa come una chitarra, tant’è che dal vivo i due non hanno bisogno di ulteriori musicisti. Si spingono in territori ampiamente esplorati da molti, su tutti i White Stripes, ma non cadono mai nella ridondanza o nella mera rivisitazione. Ogni pezzo è una valvola di sfogo, quasi come se l’intera opera fosse una pentola a pressione in procinto di esplodere. Il pericolo costante si percepisce continuamente e, più si fa imminente, più si è invogliati a proseguire nel temibile sentiero macchiato di sangue reale.

Non c’è futuro, non c’è avanguardia. I Royal Blood attingono appieno dal blues e dal garage rock, e si mostrano più efficaci di chi si cela dietro mille stupide definizioni di sottogeneri vari.

Iacopo Galli

Redazione musicale

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