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[Recensione] Verdena – Endkadenz vol.1

verdena_endkadenzLa prima sensazione ascoltando Endkadenz Vol.1 è di una piacevole nostalgia; la seconda è di possenza sonora; la terza è evocativa: cazzo, hanno rifatto un altro grande disco. Uno crede di aver già capito tutto dall’ascolto di “Un po’ esageri” che risulta facile e orecchiabile e quindi il successo logora l’ispirazione e bla bla bla e invece non è così. Non è affatto così. Con i loro tempi, i Verdena hanno di nuovo dato tutto quello che avevano. E avevano molto: in questi anni di silenzio hanno elaborato e affinato uno stile già apprezzabile e riconoscibilissimo. Il rischio di effetto-ridondanza è stato dribblato con disarmante facilità, la pressione del dopo-Wow abilmente ignorata per proseguire il loro personalissimo percorso artistico.

Un’uscita discografica senza strategie mirate a spostare l’evento dall’album in sé al modo in cui si presenta. Semplicemente: annuncio-pubblicazione. Questa, oltre che essere una scelta condivisibile, dà anche la misura di come il trio bergamasco non sia a suo agio con i magheggi tipici del marketing, o meglio di come non si trovi a suo agio con la notorietà in generale. I Verdena sono animali selvatici schivi e introversi che in studio si trasformano in ispiratissime chimere. E, volenti o nolenti, rappresentano gli alfieri di un’autorevolezza musicale rarissima in Italia. Detto in altre parole: sembrano capitati qui per caso. Per la loro indipendenza, per la loro purezza, per la loro qualità.

Verdena_conf2015[Momento riflessione] Negli ultimi anni si è sviluppato un pop più studiato e raffinato, specialmente oltreoceano, frutto di una costante ricerca di apparente semplicità, di perfezione stilistica, del bello. Quindi è avvenuto che molti gruppi indie nostrani 2.0 si siano ispirati ad artisti commercialissimi. E ciò non è di per sé un male, sia chiaro. Solo che c’è stata una tendente omologazione tra due diverse categorie che, a causa del gap artistico, si sono quasi sovrapposte. La nicchia che si rifà al popolare. Un cortocircuito presumibile, visto il nostro costante ritardo sulle tendenze e sugli umori del tempo. Che poi, se pensiamo al mainstream puramente italiano, chi è che traccia le basi per una nuova (si fa per dire) via? Chi è che alza l’asticella educando il gusto del pubblico? Appunto.

Poi, dal mare magnum, ecco l’eccezione: i Verdena rifuggono da questa spirale così come rifuggono da una definizione precisa della loro arte. Sono ciò che fanno, e fanno ciò che sono. Sono gli squarci di “Ho una fissa”, le rifrazioni melodiche di “Puzzle”, l’incedere spigoloso di “Sci desertico” (strepitosa), la trasparenza di “Nevischio”, la solennità decadente di “Inno del perdersi”. Ho citato qualche titolo ma in realtà non ha granché senso fare l’elenco poiché Endkadenz vol.1 è un albero rigoglioso da sviscerare in ogni sua nervatura. Un disco contraddistinto da una spontaneità calcolata, in cui ogni passo è studiato, valutato, soppesato. Un album che finalmente, in questi anni di immediatezza e velocità schizofrenica, si prende – e pretende – del tempo. Tempo per schiudersi, per farsi capire, per farsi amare. Non adatto ad un ascolto passivo, la sua complessità richiede la collaborazione, e l’attenzione, dell’ascoltatore. Che sta lì, rapito, a ripetersi che senza un fine non ci riesco a stare.

Iacopo Galli

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