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[RECENSIONE] Vittima degli eventi

vittimadeglieventi-posterPrendete una sera d’autunno a Roma, un orrore, una giovane donna e l’Indagatore dell’Incubo. Prendete anche un progetto che nasce un anno fa, finanziato interamente dagli utenti di internet, attraverso il crowdfunding. Mescolate il tutto con cura, andate su Youtube e quello che otterrete sarà un fan movie no profit, ispirato al mito di un’intera generazione di lettori di fumetti: Dylan Dog – Vittima degli eventi.

«Ogni individuo è vittima della propria maledizione. Qual è la sua, signor Dog?» «Mi appassiono facilmente».

La passione è sicuramente la forza scatenante e generatrice di un progetto come Dylan Dog: Vittima degli eventi. Più che un mediometraggio fan-made, è una canzone d’amore composta dal duo Di Biagio-Vecchi, distribuito dai The Jackal, un omaggio a una serie che marchia la generazione degli autori (i numeri sullo sfondo della maggior parte dei video di Claudio Di Biagio non possono essere un caso), che poi è anche la nostra.

Vittime di un Indiegogo
Portavoce di un’idea (spesso, ahinoi, confermata) “Il crowdfunding in Italia non può funzionare”, il team dietro DDVE ha dovuto istituire ben due campagne (qui la prima e qui la seconda), che, nonostante l’ampio respiro, hanno racimolato la misera somma di 30.000 euro circa. Un budget irrisorio per una produzione che non ha nulla di comico. Grandi nomi hanno partecipato praticamente gratis: Milena Vukotic, Alessandro Haber, Massimo Bonetti.

Memorie dall’Invisibile
DD sembra essere il primo prodotto fruibile dalla costosa produzione che ha cercato di portare l’indagatore dell’incubo sullo schermo. Quale film, ci chiedete? Esatto. No, sul serio, non è come la pellicola del 2010. Sì, c’è Groucho, questa volta. Francesco Dellamorte, dite? Nome buffo, sarebbe stato meglio Antonio Dellamorte.

Ossessione
Il livello di cura dei particolare sfiora l’ossessivo. Un’attenzione ai dettagli si nota sin dai primi secondi e si protrae fino alla fine del mediometraggio, dai luoghi, ai personaggi, alle inquadrature. Tutto dà l’impressione di trovarsi all’interno di un albo a fumetti, curato da Bruno Brindisi, Paola Barbato, Corrado Roi o Luigi Piccatto. Vittima degli eventi (che ci sembra quasi un pilot, ma rimanga tra noi) è facilmente gestibile anche dai non fan, ma è con gli affezionati che tocca la sua punta massima. Aiutato sicuramente dalle poderose sferzate che la nuova linea editoriale di Recchioni dà ai lettori di vecchia data, il progetto risulta in una sorta di liquido amniotico per gli aficionados. Dylan è quello classico, numeri dall’1 al 145, per capirci. I riferimenti son davvero tanti: Old Boy, il maggiolone, il clarinetto, Safarà, Lord Wells. A volte i passaggi atti a giustificare questi ultimi sono un po’ eterei (conoscendo i lavori sul Tubo di Claudio Di Biagio, con Luca Vecchi, Canesecco, non stupisce che i tempi e i passaggi ricordino i loro video di Youtube ), ma che non si dica che ogni elemento non è stato apprezzato. C’è persino il quadro di Magritte (quale, ci chiedete? A studiare.) in un angolo del negozio di Hamlin.

La Zona del crepuscolo
Molte le zone di ombra di questo film (sì, lo chiamiamo film) ma tantissime le zone di luce. Fotografia e regia sono spaventosamente belle, l’occhio viene strizzato alle tavole più di una volta, con le inquadrature dall’alto e le scene che si sviluppano in orizzontale. Roma è stata una scelta necessaria (principalmente per questioni di vile denaro) che cerca di svilupparsi tramite la sua ricca eredità esoterica, e che purtroppo viene solo accennata. Ma Roma non è Londra. E la necessità del richiamo all’Inghilterra è in tanti piccoli particolari, a volte semplici e scontati come la pinta che Bloch beve. Particolari che sottolineano un amore e una dedizione nei confronti della serie a fumetti. Una storia che certo ricorda molto le storie dylaniate, ma non apprezzabile quanto la cura riservata ai dettagli. Un mediometraggio che più che altro è un’evocazione. L’evocazione dello spirito dell’Indagatore, che ha sconfitto gli incubi della nostra generazione.

A voi il giudizio finale, per quanto ci riguarda, noi speriamo non sia un lungo addio.

Chiara Minichino e Guglielmo Piacentini

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