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RegeniLeaks: giornalisti e hacker insieme in nome dell’interesse pubblico – #ijf17

“RegeniLeaks: giornalisti e hacker insieme in nome dell’interesse pubblico”- #ijf17

Ogniqualvolta si sente parlare di hacking si evocano stereotipi negativi e si associa il termine al vandalismo elettronico ed allo spionaggio industriale.

Ma si può essere hacker senza necessariamente compiere un crimine?
Sebbene ci siano individui che utilizzano queste tecniche per scopi illeciti, l’hacking può essere finalizzato a nobili scopi.
Da diverso tempo GlobaLeaks- un software libero- ha creato una rete online in cui depositare informazioni, permettendo di  attivare iniziative di denuncia anonima in massima sicurezza grazie anche al supporto di Tor, una forma di sorveglianza della rete che devia le comunicazioni e impedisce ai siti di conoscere la posizione fisica del visitatore. Su questi temi hanno discusso, durante l’evento “RegeniLeaks: giornalisti e hacker insieme in nome dell’interesse pubblico“, Lirio Abbate (caporedattore del settore inchieste de l’Espresso), Marco Pratellesi (condirettore Agenzia Giornalistica Italiana ed ex capo redattore a l’Espresso), Brahim Maarad (collaboratore de l’Espresso sul caso Regeni) e Raffaele Angius (giornalista e coordinatore di RegeniLeaks).

RegeniLeaks: giornalisti e hacker insieme in nome dell'interesse pubblico - #ijf17

RegeniLeaks: giornalisti e hacker insieme in nome dell’interesse pubblico – #ijf17

Gli Speaker hanno ripercorso l’esperienza di RegeniLeaks, una piattaforma web creata da “L’Espresso” che ha portato alla collaborazione di giornalisti e hacker. “La piattaforma”- ha spiegato Lirio Abbate- “ha permesso di inviare in forma anonima e protetta: documenti, immagini e video che a loro volta hanno fatto luce sulle menzogne e i depistaggi riguardanti il caso Regeni”. “I riscontri positivi”- ha continuato Brahim Maarad- “non si sono fermati solo al panorama italiano”. L’eco della verità è rimbombato fino ad Al Jazeera che ha dedicato ampio spazio all’iniziativa, decantandone le lodi non solo per quanto raccontato su Giulio Regeni, ma per il lavoro svolto in difesa dei diritti umani in Egitto.

Nonostante la positiva esperienza di RegeniLeaks, la collaborazione tra giornalismo e tecnologia viene vista come una forma di alto tradimento nei confronti della tradizione, perché si basa su selezioni di materiali da parte di fonti anonime e quindi non del tutto affidabili. “Chi critica non tiene conto del ruolo del giornalista che deve sempre sottoporre documenti e segnalazioni a verifiche e controlli” ha concluso Marco Pratellesi rassicurando che tutte le informazioni di RegeniLeaks prima di essere pubblicate da “l’Espresso” sono state verificate dalla redazione e sorrette da riscontri oggettivi.

Costantino De Luca per RadioEco

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