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Colpi bassi tra Renzi e Grillo ma i temi restano al palo

Renzi contro Grillo, Osservatore Televisivo

Renzi contro Grillo, Osservatore Televisivo

Osservatore Televisivo: settimana di fuoco in tv da La7 alla Rai, volano colpi bassi e nessuno rimane sui temi della Riforma. I cittadini sono bombardati di informazioni e si ritrovano nel caos.

Frizzi, lazzi e sollazzi. Una settimana in meno al voto referendario e qualche contenuto (di bassa lega) in più. Il diktat è “rimanere sul merito” ma nessuno lo rispetta e volano botte da orbi con gli schieramenti in campo che mostrano il fianco: da una parte le indagini sulle firme grilline a Palermo e Bologna, dall’altra l’arringa di De Luca che ricorda da vicino i discorsi dei Ras di un tempo. Tutto molto triste ad onor del vero.

Ripeschiamo il finale dello scorso weekend, M5S indagato per firme false riguardo le elezioni comunali che in Sicilia non gli sono valse nemmeno un consigliere. Più che parlare di falsi bisognerebbe dire “ricopiate”, visti gli errori commessi al momento della raccolta con le residenze padellate. Tontarelloni i pentastellati pensavano di farla franca con una furbata vecchio stile. Così non è stato e adesso Grillo deve far cadere qualche testa se non vuole vedere sminuire il proprio consenso. Imparare a stare al mondo è una gran dote, forse bisognerebbe pensare a darsi un ordine interno, onde evitare testacoda elettorali. Roba da oratorio.

Pur grave che sia tale situazione non ha nulla a che vedere con il comportamento di De Luca. Direte voi “Che ci azzecca?”. Proprio nulla, ma la bagarre mediatica– tutta italiana – prevede che ad un passo falso rinfacciato si risponda con un altro commesso dal proprio avversario. La Ministra Pinotti a Ottoemezzo detta la linea: “De Luca? Beh, si non sono d’accordo ma credo si debba contestualizzare. Io non lo faccio, ma potrei dire delle firme del M5S”. Prima no, quindi ne parla regolarmente: excusatio non petita accusatio manifesta, dicevano i latini. Noi condanniamo entrambe le evenienze ricordando agli spettatori da casa il verbo per cui: “Un ladro più un ladro non fa zero ladri ma due”, o alla Totò: “La somma non faceva più il totale, faceva la sottrazione”.

Intanto il Governo continua nella sua, intrinseca, berlusconiana nostalgia. Iniziano a volare in Parlamento leggi Ad Personam, tremendo deja-vu di chi qualcosa si ricorda degli ultimi venti anni di politica. De Luca porta i voti e dice ai suoi nelle registrazioni de Il Fatto Quotidiano: “Qui non ci sono giornalisti e possiamo parlare liberamente. Dobbiamo parlare con i nostri riferimenti. Il mondo delle imprese, gli studi professionali. Utilizzeremo i fondi europei per finanziarli. Io credo che, per come ci siamo comportati, possiamo permetterci di chiedere a ognuno di loro di fare una riunione con i propri dipendenti e di portarli a votare”.  

Ci spostiamo allora dal divano alla stazione Leopolda di Pisa, dove il Premier snocciola dati aggregati riguardanti il proprio corso, roba mai vista ma tant’è. Scarica pistolotti a più non posso: “Immunità ai Senatori? Quelli del No dicono che tutti i sindaci e i consiglieri regionali la avranno. Quelli che andranno in Senato avranno un controllo maggiore”. Traduzione dal politichese: avranno l’immunità. Questo è il risultato di fare un Riforma Costituzionale cercando di evitare le crisi parlamentari: ci si ritrova nella Carta ninnoli messi lì per accontentare i verdiniani o i fuoriusciti da altri partiti vogliosi di barattare il proprio voto.

I temi, dicevamo, latitano ed è giusto così. Sono mesi che si parla di Referendum e ormai gli schieramenti sono ben delineati. Anzi finalmente fa capolino il tema della finanza, a Piazzapulita Formigli mostra l’Economist che stimola il No e bolla Renzi come “unfit”, come Berlusconi e tutti fanno il verso dell’urlo di Munch. Peccato che ad aver accostato i due ci abbia già pensato Napolitano a Porta a Porta: “LA Riforma nel suo contenuto ha molti punti simili a quelle precedenti, anche a quella di Berlusconi”. Si sbugiarda così anche il tema del “Dopo di me il diluvio” o il “Se sarà No non si faranno più riforme” millantato da chi chiacchiera troppo, ne piazzano una ogni decade evidentemente sperano nell’effetto amnesia.

Stefano Mastini per RadioEco

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