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Renzi e la PD-race: la pazza, folle corsa alla segreteria

Osservatore Televisivo - Matteo Renzi e Michele Emiliano

Osservatore Televisivo – Matteo Renzi e Michele Emiliano

Osservatore Televisivo – L’Italia boccia la Riforma di Renzi. La Costituzione è salva e adesso la minoranza dem punta alla segreteria del PD.

Da una Piazza pulita all’altra in questa settimana post Referendum. Come se non bastasse la #maratonaMentana – ormai idolatrata –, a metterci il carico da novanta è un super Formigli in modalità “stealt”: intento cioè a dare voce a coloro che ancora, dentro il PD, erano rimasti sonnacchiosi o inabissati, lontani da telecamere indiscrete. Ecco allora che lo spettatore italiano riscopre che nel maggiore partito di centro(sinistra) del paese ci sono figure del calibro di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, uomo assennato prima ancor che politico in carriera: “Ho votato No e ai miei ho detto di votare secondo coscienza – e ancora – senza congresso avremmo un’involuzione assoluta e sembrerà come se volessimo correre verso le elezioni. Questo non può permetterselo nemmeno Renzi”.  Eh sì, perché insieme alla crisi di Governo adesso il Premier dimissionario deve guardarsi da chi vorrebbe riappropriarsi di un partito fin troppo identificato nella sua figura.

Il PD è spaccato come mai finora: il comparto governativo sta venendo meno, Maria Elena Boschi è praticamente congelata – e congedata – in casa, mentre Madia e Orlando dopo le uscite pre-Referendum tutto vogliono tranne che apparire. Tant’è che, per ascoltare un renziano che non sia Renzi, Formigli deve inventarsi l’invito al cuoco Fabio Picchi. Cuperlo si allinea sulla posizione del sopracitato collega, quasi fosse un coro: “Non solo la direzione, abbiamo bisogno di un congresso. Non per contare i gazebo, quanto per capire l’identità del partito. Dobbiamo ripartire dalla base”. Della serie: è morto il re, viva il re. Giusto così, soprattutto pensando a quanti bocconi amari abbiano dovuto sopportare i “diversamente piddini”, sempre sotto il ricatto della “fiducia”, considerati “traditori” dagli sfegatati sostenitori del Sì. Averle date tutte vinte a Renzi in questi anni non è stata la scelta giusta, come santificato dagli italiani: quel 60% di No esprime soprattutto dissenso per una narrazione del paese basata più sull’ego del leader di Rignano che non sulla realtà dei fatti.

Ripartiamo allora proprio da Renzi. Domenica sera, ha stupito l’Italia e persino i suoi elettori con un discorso a metà tra l’istituzionale e la telenovela: “Ho perso io, non voi. Adesso onori e oneri per chi ha vinto”. Poi Mattarella gli ha spiegato che il Parlamento è quello del 2013, che la Finanziaria non si firma da sola e in men che non si dica i toni sono cambiati, con il segretario del PD, costretto in parte all’immobilismo, che parla da solo in direzione PD: “Noi non abbiamo paura di niente e di nessuno. Se le altre forze politiche voglio andare a votare dopo la decisione della Consulta lo dicano chiaramente. Il Pd non ha paura della democrazia”. Il giglio che fu magico tuona, attraverso l’account Twitter di Luca Lotti: “Tutto è iniziato col 40% nel 2012. Abbiamo vinto col 40% nel 2014. Ripartiamo dal 40% di ieri!”. Insomma domenica scorsa non è successo niente, una notte per smaltire la batosta e il giorno dopo tutti a parlare della bontà di quel 40%. Il tentativo in extremis di bollare la Waterloo referendaria in una scaramuccia tra amanti è un’operazione di maquillage degna di EXPO, soltanto che a cascarci sembrano solo i più accaniti con l’aggiunta di Sgarbi che su LA7 indica anche la porta alla minoranza dem: “Il partito è di Renzi, se non sono d’accordo con lui si facessero da parte”.

Nel marasma teatrale della politica, a vincere a mani basse è soprattutto la coppia Travaglio-Gomez. I due direttori del Fatto Quotidiano (cartaceo e online) seminano sconforto sulle facce dei colleghi presenti negli studios al pari degli incendiari sguinzagliati in un pagliaio. “Com’è che stasera c’è tanta gente stupita, quando il mestiere dei giornalisti è proprio quello di interpretarlo un paese. Dov’è l’arbitro che dovrebbe alzarsi e tirare fuori i cartellini rossi e gialli? C’era qualche simulacro di arbitro quando queste cose le faceva Berlusconi, adesso che le faceva Renzi c’è stato il tradimento totale dell’intellighenzia, degli artisti del mondo della cultura – poi l’affondo – Hanno dimostrato che quando facevano delle battaglie di pseudo principio contro B. non difendevano la democrazia, difendevano la loro panza, la loro carriera e il loro partito”. Una settimana di applausi a scroscio. I democratici devono riprendere da qui, dal sistema paese e dalla sua corretta visione, se vogliono riportare il partito a sinistra, sempre che una politica del genere sia ancora possibile in Italia.

Stefano Mastini 

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