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Riccardo Iacona: intervista all’ ospite dell’ IJF16

Riccardo Iacona

Perchè nelle scuole italiane non si riesce ad affrontare il tema della sessualità? Cosa significa tabù del sesso e perchè? Riccardo Iacona, Loredana Lipperini e Michela Murgia al Festival del giornalismo di Perugia.

Sono queste le domande che si sono posti  Riccardo Iacona (“Presadiretta” Rai 3), Loredana Lipperini (Radio 3) e Michela Murgia (scrittrice) giovedì 7 Aprile nella Sala dei Notari all’IJF2016.

 Il sipario è stato aperto dal caso di una biblioteca di Siniscola, un paese della Sardegna, in cui erano stati messi a disposizione dei libri fra cui “Il piccolo blu” e “Il piccolo giallo”. Il risultato dell’unione dei colori blu e giallo, ossia il verde, era stato considerato un’”allusione all’incontro tra le diversità generali”, una “propaganda all’ideologia gender”, un tentativo di instradare i bambini sulla tanto temuta strada dell’omosessualità, tanto che era stato richiesto il ritiro dei libri da parte dei genitori.

E’ evidente, in quest’ottica, una sfiducia quasi totale nei confronti della scuola come istituzione e del corpo docente come educatore delle future generazioni; nel corso degli anni si è indebolito sempre di più, fino ad arrivare alla rottura, il patto di fiducia, di “corresponsabilità educativa” stretto tra la famiglia e la scuola. Le famiglie tendono a voler crescere in autonomia i propri figli, senza l’intromissione della scuola e degli insegnanti, ritenendo il proprio bambino come il “delfino di Francia”, che deve crescere alimentato esclusivamente dai valori della famiglia di appartenenza.

Questo cambiamento è dettato anche dal fatto che fino alla precedente generazione le famiglie avevano un numero ingente di figli, ora, generalmente, ne hanno al massimo due. Di conseguenza i genitori sono spinti a concentrare sul loro figlio il proprio “spazio aspirazionale”, il proprio “spazio di rappresentazione di riuscita”. Il nucleo familiare non tollera che “si infroci” il proprio bambino, si vuole eliminare ogni rischio di “omosessualizzazione dell’infanzia”.

Dunque si può parlare di due tabù: uno tematico, che prevede il divieto di parlare di sesso quale argomento non adatto all’infanzia e all’adolescenza e uno di autorità, di “controllo educativo”, secondo cui non si vuole che vengano impartiti valori differenti da quelli familiari. E’ questo il cuore del problema, la nuova arroganza che dilaga nei nostri giorni, che impedisce un’apertura alle realtà, alla cultura, al mondo. Non c’è alcuna protezione della sessualità in Italia e la questione viene spesso trascurata.

 E’ abissale la differenza tra il nostro Paese e gli altri: nei Paesi Nordici, ad esempio, la Lego ha creato dei nuovi pupazzetti, chiamati “congedo parentale”, che rappresentano il padre nell’atto di spingere la carrozzina e la madre che si reca al lavoro con la cartellina; in Gran Bretagna insegnanti e genitori hanno creato un sito internet e si sono impegnati al fine di eliminare le differenze tra giocattoli, libri, ecc., in termini di colori, genere (maschile o femminile) e tipologie; gesti di un’ apertura culturale e ideologica disarmanti.

Soprattutto il caso dei Paesi Nordici è un esempio palese di una diversa considerazione del rapporto tra uomo e donna, della concezione dell’amore, in Italia spesso distorta, condizionata da luoghi comuni, identificata in simboli di prigionia, di gabbia, di oppressione, quali i lucchetti e le catene (come nel film “Tre metri sopra il cielo”) . Interessante anche l’esempio del film “Twilight”, in cui il desiderio del vampiro Edward nei confronti dell’umana Bella emerge tanto quanto la tentazione di ucciderla.

 Riccardo Iacona, insieme alle altre due ospiti, ha toccato tutti i punti dolenti del nostro modo di pensare, di percepire le novità, restituendo l’immagine di un Paese svuotato in più ambiti: povero dal punto di vista demografico, poco propenso al cambiamento, che dovrebbe dedicare più attenzione all’educazione sessuale e sentimentale, già praticata in molti  altri Paesi, a partire dai primi anni dell’adolescenza.

 Ci si dovrebbe orientare verso un’ottica più adulta e moderna, che ripone una maggiore fiducia nei confronti dell’istituzione scolastica (quale educatrice), nei propri figli, quali persone da considerare non come oggetti di appartenenza da plasmare a propria immagine e somiglianza, ma come individui in grado di intraprendere autonomamente la propria strada, liberi di avere le proprie opinioni, senza vergognarsi di pensarla diversamente rispetto alla “massa”.

 Si dovrebbe cambiare il punto di vista, attuando una transizione da una chiusura totale nei confronti di ciò che è diverso, a una considerazione della scuola non come ambiente dedicato al mero apprendimento di nozioni, ma quale luogo di affermazione delle differenze, in cui si possano costruire i valori di ciascuno, abbattendo i muri dell’ignoranza, dell’isolamento e dei pregiudizi.

 Articolo: Eleonora Cocciu

Intervista: Elena Alei e Eleonora Cocciu

Video: Isabel Viele

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