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“…UN UOMO CHE HA VISSUTO”

Lo scorso 29 Novembre, lanciandosi dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni di Roma dove era stato ricoverato per un tumore alla prostata in fase terminale, se n’é andato Mario Monicelli (95 anni) grande regista della commedia all’italiana, morto quasi a due settimane di distanza dal produttore Dino De Laurentis.
Opere indimenticabili tra le quali “Guardie e ladri”, “Un borghese piccolo piccolo”, “Il marchese del grillo” portano la sua firma; nel corso della sua lunga e prolifica carriera di regista,sceneggiatore,critico e aiuto regista vinse inoltre un Leone d’oro per “La grande guerra” e ottenne due nomination all’Oscar per “I soliti ignoti” e “I compagni”.
Viareggino di nascita ma mantovano di origini, Monicelli ha scelto un finale che piu cinematografico non si poteva per lasciare questo mondo, questo paese che tanto gli aveva dato e che lui aveva ricompensato offrendo, nel corso della sua longevissima carriera, ritratti sempre critici e ironici della nostra tanto complessa e “colorata” penisola.
Uomo sempre attento alle dinamiche italiane e sempre attivo, fino alla fine (vedi “Raiperunanotte”)  nell’esporre le sue opinioni senza timori reverenziali di sorta il “maestro” ,come veniva chiamato,senza autocompiacersi, ha scelto di morire esattamente nello stesso modo di Hemingway e di Kurt Cobain e lo ha fatto in questo particolare momento storico che lui definiva come “dominato dall’immensa ipocrisia che c’è da ogni parte… ” invitando i giovani ( NOI!) a “ribellarsi a questo sistema”.
Questi giorni seguenti la sua morte sono inevitabilmente pieni di frasi di cordoglio e di circostanza, probabilmente pieni della stessa ipocrisia che lui tanto disprezzava e che sentiva, appunto, come principale motore di questa societa; ecco perche frasi del tipo “ha voluto inventarsi un finale” detta dal sensibilissimo Carlo Vanzina oppure “estremo gesto di liberta” messaggio “chiave” di Stefania Sandrelli non fanno altro che alimentare,anche inconsciamente, una gara di popolarita tra chi pensava di conoscerlo meglio di altri o da chi pensa di fare da portevoce al suo pensiero in virtu di un amicizia o presunta tale (“Mario ci mancherà troppo” Ezio Greggio).
Aspettando i suoi film riproposti in televisione dopo anni, aspettando cofanetti speciali in DVD completi di  interviste, backstage e commenti, aspettando programmi domenicali e pomeridiani che ripercorreranno la vita del giovane Mario con sicura competenza e pathos di circostanza, RADIOECO lo ricorda con le parole pronunciate dal nipote Niccolò Monicelli : “Non è una tragica fine, è un uomo che ha vissuto».

Redazione News Radioeco

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