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Rinascite e ricadute pallonare

 

C’è chi risorge, forse definitivamente, e chi si trova, nuovamente, a soccombere: la 6° giornata della serie A può essere riassunta in queste parole. Da un lato il Napoli – che torna a vincere dopo due turni -, la Juventus – che trascinata dalla bolgia infernale del suo nuovo stadio riassapora profumo di gloria dopo anni di delusioni -, e le due romane, che possono così cominciare a preparare il derby post-sosta con la consapevolezza di aver intrapreso la giusta rotta; dall’altro lato, le due milanesi, poche volte così unite nel dolore: entrambe sconfitte, entrambe pesantemente intaccate nel morale, perché certe batoste lasciano il segno.

La Vecchia Signora batte i Campioni d’Italia dopo una partita condotta per 90’ e si candida a recitare un ruolo da protagonista assoluta in questo campionato. Gli uomini di Antonio Conte (eccezionale nel saper trasmettere, in così poco tempo, il senso d’appartenenza ai colori bianconeri ai suoi calciatori) hanno messo in mostra una straordinaria vigoria atletica accompagnata da un lucido furore agonistico, armi che hanno permesso di piegare la resistenza di un Milan in evidente stato d’affanno già prima di andar sotto nel punteggio. I rossoneri, dopo le due (doverose) boccate d’ossigeno casalinghe con Cesena e Vikoria Plzen (quest’ultima in Champions), perdono nettamente anche il secondo scontro diretto sulla strada verso la riconferma del tricolore, dopo la debacle con il Napoli del 18 Settembre.

Il Napoli che, nell’anticipo di sabato sera, aveva travolto l’Inter, sfruttando sì un arbitraggio indecente, ma disputando una partita quasi perfetta per cinismo, saggezza e personalità, dando conferma alla resurrezione europea di martedì scorso contro il Villareal, che già aveva restituito al popolo di Fuorigrotta quell’entusiasmo sedato dalla sconfitta con il Chievo e dal pareggio interno contro la Fiorentina. L’Inter dal canto suo riprecipita nel baratro; se è vero che gli alibi non mancano per quest’ultima sconfitta, non si può non osservare il modo in cui gli uomini di Ranieri si sono sfaldati dopo lo scempio del sig. Rocchi: eccessivamente nervosi, hanno pensato più a protestare che a giocare, incappando in evidenti errori di concentrazione e di posizione, soprattutto in difesa, dove Lucio girovaga come un bambino che fa i capricci al luna-park, mal protetto da un centrocampo troppo vecchio, e quindi troppo poco dinamico per contrastare la superiorità numerica dei partenopei.

La Roma trova la prima vittoria davanti al suo pubblico e sale a quota 8 in compagnia dei cugini laziali vittoriosi a Firenze con gol dell’eterno Klose, evidenziando concreti progressi dal punto di vista della fluidità della manovra, come testimoniato dalla facilità di trovare la porta da parte dei ragazzi di Luis Enrique (il condottiero di Gijon inizia ad essere capito dalla squadra), fino a sabato piacevoli da vedere, ma troppo lenti nell’attaccare con efficacia gli ultimi sedici metri.

Chi non ha bisogno di rinascere, perché mai morta, è l’Udinese, in vetta alla classifica in compagnia della Juve, favoloso esempio di come competenza e programmazione possano sopperire alla mancanza di un eguale potere economico rispetto agli avversari.

 

In tema di resurrezioni, evadendo dal calcio, la domenica appena trascorsa si ricorderà anche come quella del miracolo non riuscito, e quindi della nuova ricaduta, dell’ItalRugby, che al mondiale in Nuova Zelanda sognava di entrare finalmente (dopo gli ultimi tre tentativi falliti) nel novero delle otto nazioni più forti del pianeta con la palla ovale, e che invece è stata respinta duramente dall’Irlanda, superiore agli azzurri in ogni fondamentale di gioco. I ragazzi di coach Mallet, per l’ultima volta sulla panchina dell’Italia ( è in arrivo Jacques Brunel), sono stati in partita fino a metà gara (il primo tempo si è chiuso 9-6 per gli Irlandesi), ma nella ripresa hanno dovuto abdicare allo strapotere fisico (e anche tecnico) dei rivali.

Andrea Salvini

Redazione Sportiva

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