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Sognando che un 5 o un 8 possa bastare ancora

81xJjBuLVxL._SL1500_Ogni generazione ha il proprio eroe infantile che spesso viene associato al ruolo della guida vera e propria. Di quella personalità che in un modo o nell’altro ti aiutava nella crescita e nella tua formazione, insegnandoti e facendoti compagnia per interminabili volte. Tante quante il numero di volte che lo si sfogliava o lo si guardava. La mia generazione lo aveva all’interno di uno schermo televisivo (o almeno uno dei maggiori e più amati). Un anno fa, 11 agosto 2014 la mia generazione non perdeva un attore. Perdeva qualcosa di più. Un insegnante, un educatore, un uomo che ti metteva di buon umore con un semplice “Good Morning Vietnaaaaam”. Perdeva un uomo che attraverso un sorriso sempre pronto insegnava che diventare grandi significava restare anche un po’ bambini. Che un pensiero felice ci avrebbe fatto volare oppure che con l’immaginazione potevi creare anche ciò che non c’era.

E te, con l’ingenuità di un bambino, gli credevi e ci provavi. Immaginando di volare agitando un bastone che diventava magicamente una spada. Buttandoti sul letto dei genitori sognando, in quell’attimo di volo, di sorvolare navi di pirati e villaggi di indiani. Se cadevo, ovviamente, non era colpa della gravità, ma mia. Non avevo tenuto stretto il mio pensiero felice.

Robin-In-Jumanji-robin-williams-37487055-1920-1044Un protagonista meraviglioso che sapeva sussurrarci un “Carpe Diem” spingendoci a “rendere meravigliosa la nostra vita”. E che con un camice addosso sapeva farci capire come un il miglior medico è prima di tutto un amico ed un sostegno morale. Non un formale spara-diagnosi freddo e distaccato. Come uno di famiglia ci raccontavi autentiche fiabe realistiche nelle vesti di un ex-insegnante di storia divenuta un barbone smemorato in uno dei suoi migliori film. Rassicurante anche quando risulta di dubbia moralità sotto le mani di Nolan.

Quando un anno fa ho sentito alla radio del suo suicidio, è come se un pezzo della mia infanzia fosse venuto a mancare e, considerando i messaggi che sono giunti in quel degli Stati Uniti, credo di non essere il solo. Riguardare di tanto in tanto quella sorta di testamento che ci ha lasciato e che risiede nei suoi film può essere un modo per alleviare quel vuoto che ci ha lasciato. Non so quanto sapesse di essere amato Robin Williams. Quanto sarebbe mancato quando ha deciso di togliersi quella vita che ci aveva donato tanta gioia. Noi lo sappiamo e trovarne un altro così sarà difficile, forse impossibile. Forse l’unica cosa che possiamo fare è prendere due dadi e sperare che esca un 5 o un 8, sognando che possa bastare ancora per farti tornare tra noi.

Giacomo Corsetti

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