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Roger Federer e quel senso di smarrimento che verrà

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Roger Federer termina il suo 2016 e rientrerà nel 2017 saltando sia le Olimpiadi a Rio, sia gli Us Open. Sembra davvero giunto il momento di iniziare ad abituarci ad un tennis senza lo svizzero.

Per ogni appassionato di tennis non è semplice prendere coscienza che Roger Federer starà fermo fino al 2017. Non è semplice accettare che non parteciperà alle prossime Olimpiadi a Rio o al prossimo Us Open. Questo stop per infortunio (il ginocchio già operato a febbraio) più che una prova per lo svizzero assomiglia tanto ad una prova per noi appassionati che, in questo decennio, ci siamo letteralmente inebriati di Roger Federer e dei suoi gesti come di nessun altro giocatore nella storia. Tanto da arrivare utopisticamente a credere che il 17 volte vincitore Slam potesse essere in qualche modo eterno ed immune a qualunque addio tennistico. Conseguenze di questo stop forzato saranno l’uscita dalla Top 10 (si presume rientrerà attorno alla posizione 16 o 17), l’assenza dal Masters di fine anno dopo 14 edizioni consecutive e l’eccezionalità (era dal 2000) di non vedergli vincere nemmeno un titolo in un anno.

Certo, Roger Federer non si è ritirato ed almeno per altre due stagione (questo è l’obiettivo) avremo l’occasione di ammirarlo giocare sui campi da tennis, ma questa volta, a differenza di altre del passato, sembra proprio che sia iniziato quel viale del tramonto tante volte rimandato. Mentre a noi non resta altro da fare che cominciare ad abituarci alla sua assenza per abbandonarci ad un’inevitabile senso di smarrimento tennistico.

Alla fine il problema siamo noi e la nostra convivenza con l’entità divenuta divistica dello svizzero. Siamo noi che lo abbiamo reso l’incarnazione del tennis. Noi che ci siamo fatti ipnotizzare da quei gesti cosi perfetti. Noi che ci siamo persi in quella “esperienza religiosa”, narrata per primo da quella penna raffinata che era David Foster Wallace, e che ora agisce su di noi come una sorta di dipendenza.

Perchè Roger Federer è riuscito là dove nessun tennista aveva mai osato inoltrarsi. E’ riuscito a farsi religione. Non forma fisica ma essenza eterea. E’ riuscito a farsi “idea” di perfezione tennistica. Nessun Kyrgios, Kokkinakis, Zverev, Fritz o Thiem (che pure ha con sé il dono sacro ed ormai raro del rovescio a una mano) potranno alleviarci da questo distacco e poi dal successivo addio che dovremmo sopportare.

La nube di nostalgia è stata ormai rilasciata. Che Roger Federer rientri vincendo uno Slam, un Master 1000 o riprendendosi quel numero 1 già occupato per 302 settimane (record assoluto) pare non aver più grande importanza davanti a quel pensiero che concretamente si sta formando nelle nostre menti.

Lo stiamo perdendo e, con lui, stiamo per perdere quella esperienza metafisica e illuminata di concepire il gioco del tennis che nessun Sampras, Djokovic, Nadal o Edberg è mai riuscito a donarci con tale purezza. Una visione che sarà difficile (se non impossibile) ritrovare in futuro.

Giacomo Corsetti

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