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Roland Garros 2015: Tra la fine di un impero e l’inizio di un incubo, il 20° di Serena Williams

wawrinka-djokovic-20Era tutto scritto. Tutto deciso. Il destino aveva finalmente scelto Novak Djokovic per questo Roland Garros. Per il primo Slam parigino del serbo e il completamento del suo personale Career Slam. I segnali c’erano tutti: Nadal sconfitto ai quarti ed in costante crisi d’identità, dominio sul rosso con le vittorie a Montecarlo e Roma ed uno strapotere fisico e mentale da brividi. Da padrone assoluto. Invece tra il n. 1 del mondo e la Coupe des Mousquetaires si è inserito “colui che non ti aspetti”. Wawrinka ed il suo rovescio magico che, a suon di vincenti, hanno demolito pezzo dopo pezzo le certezze di un Djokovic crollato in lacrime dopo la sconfitta per 4-6 6-4 6-3 6-4. Una vittoria “ad una mano” come non si vedeva dal 2009 (Federer) e che a Parigi non sono abituati ad assaporare. Una piccola rivincita verso una superficie che da circa trent’anni è terra di conquista per bimani. Un modo di giocare romantico, dal sapore d’altri tempi, che dona a questo sport l’eleganza per cui è famoso.

Wawrinka, in versione Australian Open 2014, prima ha sbattuto fuori un Federer “di passaggio” ed in attesa dell’amata erba e poi l’idolo di casa Tsonga (carnefice, ahimè, del mio pupillo Nishikori) prima di arrivare in finale contro Nole, il quale ha mostrato tutta la sua autorità contro un fantastico neo-terraiolo Murray e contro il re detronizzato Nadal. Un trono che adesso si tinge di rosso-crociato. Una vittoria da secondo Slam. Una vittoria vera per sé stesso e per Magnus Norman (che qui perse nel 2000 la sua unica finale Slam da giocatore e con Soderling nel 2009 e 2010 da allenatore). Il vero Special One del tennis.

rafael-nadal-roland-garros-2015La caduta totale dell’impero nadaliano era attesa, forse e prima di tutti dallo stesso Rafa. I 29 anni usurati dai mille problemi fisici danno la sensazione che d’ora in poi la stagione sul rosso sarà terra per molti. Ogni impero ha i suoi barbari. Il neo numero 10 (peggior risultato da dieci anni) ha confermato tutti i dubbi che ha sollevato in questo inizio di 2015 e le prospettive, pensando a erba e cemento americano, non sono rosee. Un quarto di finale di puro orgoglio. Niente di più. Il bilancio della stagione sul rosso senza contare Buenos Aires (più Challenger che 250 ATP) recita impietoso zero vittorie ed una finale da sparring partner contro Murray. Proprio il britannico, che fino all’anno scorso non riusciva nemmeno a “giocare” sul rosso, è stato la grande sorpresa. Rischiando di far iniziare l’incubo Djokovic già dalla semifinale. Un incubo che potrebbe avere conseguenze imprevedibile nella testa di un serbo apparso più titubante che mai in finale. La paura di vincere attacca anche chi è di gran lunga il migliore attualmente. Il buon Becker ne sa qualcosa, non essendo mai riuscito a trionfare al Roland Garros. Da Ferrari a 600 il passo sembrerebbe breve. Nel tennis sicuramente. A Wimbledon le ardue risposte sulla questione serba. Sensazioni? Negative.

55b8a58a-850c-4167-a6be-fd09b8918081-2060x1236Se da una parte ci giungono sorprese, cadute ed incubi, dalla parte femminile la tirannia di Serena Williams, nonostante lo stato influenzale con cui è giunta a Parigi, continua con una prepotenza demotivante per le avversarie. Ventesimo Slam della carriera, terzo al Roland Garros, per una giocatrice sempre più lanciata verso la Graf a quota 22 titoli. L’unica “macchia”, chiamiamola così, è la sensazione che ha dato a qualcuno (ammetto pure a me) durante la semifinale contro la meravigliosa favola della Bacsinszky (da cameriera allo Chatrier nel giro di due anni) di enfatizzare troppo il suo malessere. Dettagli comunque. La quasi 34enne americana è totalmente su un altro livello psico-fisico rispetto a tutte e non poteva bastare una fantastica e sorprendente Safarova per fermarla. Ma non sarebbe bastata nemmeno una Halep, sempre più Safina e sempre meno Seles, o una Sharapova in versione “urlo limitato” per via dell’influenza. Un’autentico demonio che può vincere o perdere un torneo secondo la sua volontà. Grande Slam? Scrutando le rivali non vedo perché no.

Menzioni di non merito vanno ad Berdych, Dimitrov e Bouchard. La Navratilova ha affermato che «sarebbe sorpresa se Berdych non vincesse uno Slam». Io lo sarei se lo vincesse. Così come lo sarei se lo vincesse il bulgaro. Lui e la canadese ancora devono dirci se hanno intenzione di diventare grandi. Ai vari Kokkinakis, Coric e Kyrgios l’augurio di non avere gli stessi tentennamenti. Da quanto visto a Parigi sembrerebbe proprio di no.

Giacomo Corsetti per Radioeco

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