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Roscoe Mitchell Sextet plays Coltrane @ Teatro Nuovo

Capita spesso di usare il termine improvvisato per riferirci ad un qualcosa di malposto, approssimativo, insomma raffazzonato. Tutto il contrario di quando si parla di musica: ci vuole controllo dello strumento, esperienza improvvisativa, cura della dimensione d’insieme e tecnica.

Tutte queste capacità il Roscoe Mitchell Sextet li ha portati dal palco del Cinema Nuovo a gravitare sulle teste di una platea che ieri sera ha occupato ogni posto disponibile, una platea trasversale che si è divisa tra chi andava in delirio e chi rimaneva a bocca aperta.

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Roscoe Mitchell è un pezzo di storia del jazz, una leggenda vivente, una colonna portante dell’avanguardia jazzistica, che con carismatica e puntuale presenza rende omaggio a John Coltrane, a 50 anni dalla sua morte.

Impossibile pensare ad una precisa ed intonsa interpretazione dei brani di Coltrane da parte di un musicista che ha rivoluzionato il modo di pensare la musica improvvisata: magmatiche dinamiche che con semplici segnali sonori riportavano a temi ben precisi, mai un suono fuori contesto o solistico, ma una collettività di voci che davano alle melodie coltriane una spazialità e profondità sempre in bilico tra consonanza e dissonanza.

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L’anima della Art Ensemble Of Chicago è salito sul palco portando con se musicisti di inestimabile valore: Mazz Swift al violino e alla voce per alcune parti cantante e pregate, Tomeka Reid al violoncello, Silvia Bolognesi al contrabbasso, Junius Paul al contrabbasso e Vincent Davis alla batteria. Saliti sul palco hanno suonato immediatamente, fino alla fine, in cui Roscoe ha presentato i suoi musicisti con voce calma e baritona, come se non avesse usato un filo di fiato nell’ora e mezza precedente.
Un solo bis e poi Roscoe si è fermato sul palco per riporre le sue cose e firmare autografi sui vinili che alcuni fan si erano portati dietro per l’occasione.

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La manifestazione PisaJazz ha portato qui a Pisa un concerto che difficilmente sarà dimenticato. Una delle più importanti occasioni di quest’anno è passata, lasciando una traccia indelebile di musica libera, un’esplosione controllata di magma sonoro passionale e ribollente.

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Andrea Spinelli

Foto di Andrea Spinelli e Giuseppe Flavio Pagano

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