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Rossi, la leggenda del Motomondiale, ha vinto comunque

rossiRossi, la leggenda del Motomondiale, ha vinto comunque
Inizio questa riflessione dicendovi che analizzerò la situazione cercando di essere più oggettivo possibile.

Non vi prometto che lo sarò, ma ci proverò. Inizio col confessare che un po’ me lo aspettavo un ultimo scherzo in salsa spagnola. D’altronde era inevitabile. Così come era inevitabile che Valentino Rossi perdesse un Mondiale che lo aveva visto in testa fin dalla prima gara in Qatar. Troppe, tutte quelle moto da superare, anche per lui. Certo la speranza era l’ultima a morire. Ma nel profondo sapevano un po’ tutti che non ce l’avrebbe fatta. Abbiamo solo cercato di zittire per due settimane quella fastidiosa voce da “gufo”, come la chiamerebbero Matteo Renzi & Co.

L’unica cosa che posso rimproverare al nostro ragazzo di Tavullia è quella di essersi fatto fregare da una trappola che Marquez gli ha teso a partire da Philipp Island. Insomma diciamocelo, un po’ “bischero” a Sepang lo è stato. Lucidamente poteva gestire meglio una situazione che aveva capito ed annunciato prima del Gp della Malesia. Ma per il resto il nostro Valentino è stato strepitoso. Talmente tanto che ci sono voluti due piloti come Lorenzo e Marquez (quindi non proprio Jack Miller o Mike Di Meglio, con tutto il rispetto) per fargli perdere il titolo (non me la sento di inserire il buon Daniel Pedrosa). Per un 36enne non è male, dai.

La sensazione di aver assistito ad una pagina di motociclismo triste è tanta, così come ho la certezza che mai come in questo caso il vincente abbia perso e il non più “erede” abbia perso molto di più. Marquez ha stracciato quel “codice d’onore” tanto caro nel mondo delle moto, e deduco che non pochi se lo dimenticheranno. Anche perché il “fregato di turno” Rossi ha accresciuto la sua già smisurata gloria sportiva uscendone più forte. Basti vedere l’accoglienza ai box a fine gara. Pure in Spagna (chiedere a tutti gli spagnoli pro-Rossi, e ce n’era tanti, presenti a Valencia per conferme) si sono resi conto del “biscotto” più grande dai tempi di Danimarca-Svezia 2-2 agli Europei di calcio 2004. Mai titolo iridato era stato fischiato tanto. E mai sconfitto è stato applaudito e festeggiato tanto.

Jorge Lorenzo è riuscito nell’impresa di mettersi in mezzo ad una questione malesiana che non lo riguardava direttamente e che doveva solo sfruttare stando in silenzio. Non ce l’ha fatta proprio ad evitare gesti (podio di Sepang), dichiarazione varie e richieste di partecipazione all’arbitrato tra Valentino e Fim come potenziale parte lesa nella questione che hanno fatto infuriare la Yamaha. Risultato: addio a due sponsor. Una serie di autogol clamorosi quanto quello di Materazzi da centrocampo in un famoso Empoli-Inter. Il tutto chiuso in bellezza con quel «Il titolo è nostro, il titolo è della Spagna» dopo la conquista del titolo, spiattellando a tutti ufficialmente il palese aiuto di Marquez con una ingenuità che fa quasi tenerezza. Un genio assoluto. Forse è meglio che in futuro lasci parlare la moto invece che la lingua, per evitare di fare altre figure “tafazziane”.

Beh, su Marquez che cosa dire? Credo che l’ultima gara spieghi fin troppo sulle intenzioni dello spagnolo. Zero sorpassi e aggressivo solo con Pedrosa all’ultimo giro quando quest’ultimo ha osato fare una gara “normale”. Ricordo a tutti la vena offensiva dello spagnolo. Tra Sepang e Valencia un piccolo maggiordomo degno di Alfred con Bruce Wayne. Peccato, poteva essere il punto di riferimento dopo Rossi. Ha scelto di essere ricordato ed etichettato in altro modo. E credo che questa macchia sarà indelebile per tanti.

«Per Rossi era l’ultima occasione». Firmato Jorge Lorenzo. L’ultima provocazione (o autogol, dategli il nome che volete) mi sembra lanciata più per timore e per convincere sé stessi che sia così. Timore che il nostro vincitore morale possa giocare un ultimo scherzo a 37 anni raccogliendo tutto l’amaro di questa situazione. Non sarebbe la prima volta che accade. Magari sarà come dice lo spagnolo, ma io se fossi un pilota l’ultima cosa che farei è continuare a punzecchiare Valentino Rossi. Le leggende sportive vanno lasciate stare e, sopratutto, non vanno mai date per finite. Potremmo rimanerci male.

Photo by gpone.com

Giacomo Corsetti

@giacomocorsetti

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