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Sanremo 2016, le pagelle della terza serata

Sanremo 2016: la terza serata del festival è incentrata sulle cover. Come era prevedibile, solo in pochi si salvano
Sanremo 2016

Noemi 6 (Dedicato – L. Bertè)
Continua a indossare abiti con scollo, batte le mani, indica gente a caso. Perché? Comunque preferibile alla prima sera, imita meglio di come canta.

Dear Jack 5 (Un bacio a mezzanotte – Quartetto Cetra)
Rendere qualsiasi canzone robetta da ascoltare alle medie. Ci sono riusciti anche stavolta.

Zero Assoluto 4 (Goldrake – Actarus)
Chi glielo spiega che prendere una sigla di successo e rifarla con i soliti sussurrii inconcludenti non significa reinterpretare in modo originale?

G. Caccamo & D. Iurato 5 (Amore senza fine – Pino Daniele)
Eccola lì Deborah, con un look totalmente diverso dalla prima sera. Ha capito. Per il resto cantano e si fissano l’un l’altro, potrebbero intonare qualsiasi testo, guidano sempre in folle.

Patty Pravo 7 (Tutt’al più – Patty Pravo)
Da stimare solo per l’umile scelta di coverizzare se stessa. Non sfigura l’arrangiamento rap di Fred De Palma.

Sanremo 2016

Alessio Bernabei 4 (A mano a mano – R. Cocciante)
Non è facile capire a chi abbia più giovato la scissione dai Dear Jack. Ascolti loro e pensi “lui”, poi senti lui e rivaluti “loro”.

Dolcenera 4,5  (Amore disperato – Nada)
Convinta è convinta. Siamo meno convinti noi a sentire quella base di drum machine e synth così pacchiana che neanche un remix di Pitbull.

Clementino 6,5 (Don Raffaè – F. De André)
Scelta coraggiosa. Certamente Faber non sarà stato proprio immobile nella tomba, ma alla fine l’esibizione è affrontata con la preparazione necessaria.

Elio e le Storie Tese 7,5 (Sinfonia n.5 – L. V. Beethoven)
Una certezza. Oltre agli immancabili travestimenti, si vede per la prima volta anche Rocco Tanica alias Sergione Antibiotice. Nella cover si divertono più di Robin Thicke.

Arisa 7 (Cuore – Rita Pavone)
Canta bene e senza sbavature, inoltre il pezzo è ben scelto: è del 1963 ma non risente affatto dell’età.

Rocco Hunt 3 (Tu vuò fa l’americano – R. Carosone)
La scelta della cover è così banale da cacciarlo all’istante. Lui tutto felice invece si agita e smanacca come se fosse in un villaggio vacanze. Non ci risparmia neanche il finale populista con cui ci intima di “ripartire dalla cultura”. Certo l’Italia ha i suoi problemi, infatti lui canta.

Francesca Michielin 6 (Il mio canto libero – L. Battisti)
Se non altro, evita l’effetto karaoke. Il fatto che sia più brava nella cover che nel suo pezzo dà la giusta dimensione artistica di Francesca Michielin.

Neffa 5 (O’ sarracino – R. Carosone)
Stranamente una canzone napoletana. Esibizione scialba: Neffa quest’anno dà solo delusioni.

Valerio Scanu 5 (Io vivrò – L. Battisti)
“Per la prima volta al piano.” Sì, nel senso che ci si siede sopra. Fa tre note e poi si alza, cantando come sempre. Male.

Irene Fornaciari s.v. (Se perdo anche te – G. Morandi)
Chi?

Bluvertigo 7 (La lontananza – D. Modugno)
Belli i Depeche Mode a Sanremo. Ah no. Vabbè, bravi comunque, Morgan sceglie questo pezzo perché deve farsi perdonare di essere il padre che è, e sua figlia potrà pensare “è uno stronzo ma sul palco se la cava”.

Lorenzo Fragola 4,5 (La donna cannone – F. De Gregori)
Grande festival per l’uomo con le iniziali sulle auricolari (non è una battuta). Va bene la voce nasale, ma c’è un limite.

Enrico Ruggeri 5,5 (‘A canzuncella – Alunni del Sole)
Un’altra napoletanata, ebbene sì. Per capire però in che lingua abbia cantato Ruggeri stanno facendo appositi studi che forse tra qualche giorno faranno luce sul mistero.

Annalisa 5,5 (America – G. Nannini)
Non è adatta a una canzone del genere, ha un’attitudine troppo distante da Gianna nazionale. Il classico grande successo filtrato dallo stile talent.

Stadio 6 (La sera dei miracoli – L. Dalla)
Esibizione pulita e ovviamente emozionata, per un lutto non ancora del tutto superato. Vincono la serata cover, ci sta. Solo ora però mi accorgo che il cantante degli Stadio è Giulio Base.

 

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