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Partiti a Teatro Verdi: Sarto per Signora di George Feydeau

3_ Emilio Solfrizzi con  Lisa GalantiniSARTO PER SIGNORA - SCENA_0380-796051Direi che non c’era modo migliore per tornare a teatro dopo la pausa estiva. Attraverso la risata e gli scambi d’identità è iniziata la stagione di prosa in quell’incantevole ambientazione che è Teatro Verdi. Due serate da tutto esaurito (intervallate dal solito incontro del sabato pomeriggio tra il pubblico e la compagnia) che hanno salutato favorevolmente Sarto per Signora, opera rappresentata per la prima volta nel 1886, da quel drammaturgo troppo colpevolmente “snobbato” che è George Feydeau, col barese Emilio Solfrizzi (I Selvaggi, Maschi contro Femmine) nel ruolo del Dottor Moulineaux.

Come molte delle opere di Feydeau è la coppia coniugale la grande protagonista di questa storia. Una commedia ambientata nella Parigi di fine ’800 che per l’occasione si è trasformata in una location anni 50-60 (così come i costumi di scena) secondo il riadattamento teatrale del regista Valerio Binasco (sua pure la traduzione e la regia). Un concentrato d’ironia e situazioni imbarazzanti che hanno allietato il pubblico pisano. Due ore passate tra intrighi, inganni ed amori segreti, tutto capeggiato da quel gran fanfarone del dottor Moulineaux. Una serie di equivoci su più livelli alimentati anche dagli altri protagonisti dello spettacolo (esilarante il personaggio di Bassinet interpretato da Fabrizio Contri). A fare da cornice a questo quadretto una scenografia che riesce a creare due ambientazioni ben curate nei dettagli, passando dalla casa del Dottore all’alloggio della sarta. Una scena sempre illuminata che non lascia spazio a momenti d’ombra, come a voler aiutare le protagoniste a capire con certezza quello che hanno solo la sensazione che sia.

Un cast che vede, oltre alla verve comica del già citato Solfrizzi, pure Viviana Altieri, Anita Bartolucci, Barbara Bedrina, Fabrizio Contri, Cristiano Dessì (meraviglioso nel ruolo del maggiordomo), Simone Luglio, Elisabetta Mandalari e la pisana Lisa Galantini, emozionatissima alla prima rappresentazione assoluta in terra natia dopo 20 anni di carriera.

Una pièce che ci mostra le caratteristiche principali del lavoro artistico di un commediografo che per troppo tempo è rimasto nascosto, a cui non è mai stata data la gloria teatrale che meritava. Qui c’e molto di George Feydeau: l’amore per l’intrigo, l’ironia raggiunta attraverso la creazione di sotterfugi e situazioni imbarazzanti, e l’ilarità suscitata senza l’utilizzo di una battuta. La grandezza di un tale lavoro sta anche nel fatto che lo spettatore, guardando le disavventure dei protagonisti, non ha la sensazione di stare in un’altra epoca ma sente la situazione moderna e vicina nonostante siano ambientate in un contesto vecchio di un secolo. In qualche modo t’immedesimi nei personaggi che hai di fronte. Un artista, Feydeau, che per molti è secondo solo a Molière tra i commediografi francesi e che speriamo di rivedere presto su quel palcoscenico magari con altri suoi grandi lavori per continuare a ridere in leggerezza e semplicità.

Giacomo Corsetti

@giacomocorsetti

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