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Satira e realtà – “l’Odissea di Jude” #pbf2016

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Nell’VIII secolo a.C. veniva realizzato dalla presunta mano di Omero un poemetto comico dal titolo Margite, nel quale si racconta di un tale Margite, un buono a nulla che “sapeva molte cose, ma tutte male”, dotato di una stupidità incredibile. A detta di Aristotele, questo sarà il paradigma di tutta la successiva produzione comica, nonché l’anticipatore del genere della satira. Storicamente e culturalmente questo genere affronta con più leggerezza passaggi della vita che a volte si presentano difficili, variando dalla politica, alla religione, per finire alla sfera privata. Attraverso la risata si propagano delle piccole verità, si seminano incertezze e si smascherano le ipocrisie, indebolendo pregiudizi e convinzioni. Da un quarto di secolo ormai la celebre serie TV animata I Simpsons si fanno portatori di questa tradizione secolare, divertendo e riflettendo sulla realtà circostante.

Julian Gough. (Foto PisaBookFestival)

Julian Gough. (Foto PisaBookFestival)

È alla più famosa famiglia d’America che si è ispirato l’irriverente e politicamente scorretto scrittore irlandese Julian Gough per la realizzazione del secondo capitolo delle esilaranti avventure di Jude. L’avventura pittoresca, tra echi pop e esegesi letterarie, dell’eroe goughiano sono arrivate fino al Pisa Book Festival, dove l’autore in anteprima ha presentato “l’Odissea di Jude“. Da anni ormai Gough rappresenta un’eccezione tra i moderni scrittori irlandesi, che dalle sue parole “preferiscono non parlare dell’età contemporanea, ma di epoche passate dove l’Irlanda non vantava un così grande benessere economico”. Julian, infatti, sdrammatizza sulla stranezza che un irlandese dell’età post-moderna prova quando ricorda che 50 anni fa andava a scuola su di un asinello e ora si collega tranquillamente da una parte all’altra del mondo tramite uno smartphone. Nel fare ciò non scende a compromessi e non si pone alcun limite, infischiandosene della critica del NewYorkTimes che lo ha accusato di non essere un romanziere. Nei suoi testi, il punto di partenza è sempre una situazione tragica che estremizzata al massimo livello con un processo di esposizione rapido, evita la razionalizzazione e sfocia in riso. “Chi vuole far ridere ha come fine una società in cui tutti ridano non in continuazione- questo sarebbe stupido e noioso- ma in cui tutti sviluppino la straordinaria capacità di sorridere anche in situazioni fuori dall’ordinario e dal necessario“: ha concluso Julian Gough, ribadendo come non ci sia nessun male nel dire la verità ridendo.

Costantino De Luca per RadioEco

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