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SCIENZA E FEDE OGGI: “Dialogo tra un’atea e un prete”

 

Il libro presentato al Pisa Book Festival.

La semplicità, l’ironia e la simpatia della donna, prima ancora della genialità dell’astrofisica, sono le qualità irresistibili di Margherita Hack, ospite lo scorso sabato 24 novembre al  Pisa Book Festival.

Una folla immensa aspettava impaziente il suo arrivo all’auditorium Pacinotti  del Palazzo dei Congressi di Pisa per la presentazione del nuovo libro Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete, scritto con Pierluigi Di Piazza ed edito da Nuova dimensione.

Ed eccola fare il suo ingresso  nella sala, supportata da un paio di stampelle perché  il peso cosmico di 90 anni di studi sulle spalle le ha reso il passo incerto, e tutti si sciolgono in un applauso mentre raggiunge la sua postazione a centro sala.

Avere la sua presenza  a 5 centimetri  di distanza è stato per me motivo di orgoglio, nonché fortemente emozionante, ma  ancora più emozionante è stato ascoltare dal vivo  le sue considerazioni riguardo  la fede e chi la pratica,  e avere la conferma che ciò che lei sostiene a tal proposito  è esattamente sovrapponibile con ciò che sin da piccola io ho sempre creduto.

È stato un incontro molto interessante che ha ripreso il dibattito secolare tra scienza e fede – che personalmente mi affascina da sempre – il dilemma irrisolto tra finalismo e causalità, tra le due opposte spiegazioni del mondo: quella ermeneutica secondo cui il mondo è esplicazione di un disegno provvidenziale finalistico, che le varie religioni attribuiscono a Dio, e quella scientista (a partire da Aristotele fino a Cartesio e Newton) basata sul principio di causalità (post hoc, ergo propter hoc) secondo cui non c’è nessun fine ma solo il meccanicistico esplicarsi di fatti.

La scienziata Margherita Hack e il prete Don Pierluigi Di Piazza alla conferenza

In sala la Hack, che come è noto si dichiara fermamente atea, e Don Pierluigi Di Piazza, prete friulano di frontiera da vent’anni a contatto con i diseredati, si confrontano sui grandi temi della vita e della scienza, ma anche sull’attualità politica, partendo da due posizioni divergenti le quali però finiscono per coincidere in un’etica umanistica universalmente valida condensata nei precetti “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso”.

La discussione ha alternato toni seri di riflessione, come quando i due ospiti si sono confrontati sul  tema dell’accanimento terapeutico, definito dalla Hack “una barbarie”, a toni più rilassati nei momenti in cui l’autoironia e il senso dell’umorismo toscano della Hack hanno dato origine ad una serie di piacevoli boutade, come quello in cui la moderatrice ha chiesto all’astrofisica: “Lei afferma nel libro che ciò che le piacerebbe maggiormente vedere realizzato in futuro è il teletrasporto” a cui lei risponde divertita: “Eh, oggi abbiamo già Skype che è una specie di teletrasporto!”; e l’altro in cui sempre la stessa moderatrice chiede alla scienziata  delucidazioni  in merito alle sue pregresse affermazioni sulla scoperta del bosone di Higgs, a cui replica:Io la particella di Dio la chiamerei addirittura Dio. Se la materia è tutto ciò che esiste e il bosone di Higgs è quello che spiega come le particelle  acquistano massa…eh, allora vuol dire che il bosone di Higgs è Dio” Ma a questa lucida personale osservazione la scienziata  seguita ironicamente: “ma mica ho detto che dall’indomani mi sono messa a pregare il bosone!”

L’originalità dello scambio tra la Hack e Don Di Piazza risiede nell’apertura intellettuale per cui le due ideologie antitetiche non solo sono in grado di mettere da parte la propria pretesa di validità gnoseologica assoluta, ma arrivano addirittura ad operare una sintesi dell’umanesimo etico e della filosofia della scienza  in maniera sinergica, pur non rinunciando a  sottolineare il proprio ruolo.

E proprio per tali motivi, lo stesso Di Piazza conclude la conferenza  rilanciando a noi pubblico la domanda che lui stesso ci ha proposto in apertura: in cosa consiste realmente la vera differenza di pensiero tra un ateo e un fedele  in merito alla bioetica e all’etica umanistica? In questo caso però la domanda è stata proposta  in chiave retorica, a sottolineare l’incapacità di trovarne una risposta risolutiva alla luce della perfetta sintonia dei due oratori sui valori umani, tra i quali in primis: giustizia, pace, legalità e coscienza.

L’astrofisica fa il suo ingresso in Auditorium

Ho ancora dinnanzi  agli occhi la sua immagine, quella figura  di una piccola grande donna, sofferente, ricurva e recante  i segni evidenti della stanchezza e del tempo. In quei momenti ho pensato  che è proprio vero che alla fine della giostra, in questo cerchio della vita, sia i grandi maestri che i più “piccoli”, siamo tutti uguali e tutti vittime del tempo e dell’esistenza… ma poi ricordo bene anche i suoi occhi: sereni e gaudenti, forse due fari senza tempo intrappolati in quel corpo per cui il tempo è trascorso, eccome! Anche al tramonto dei suoi 90 anni è solita dire: “Camminare a me non va, in bicicletta vo’ meglio. È un mezzo meno faticoso. Fino a poco tempo fa pedalavo spesso, ricavandone equilibrio, voglia di fare e volontà.

Allora forse la ricetta è tutta qui. Contenuta in un pugno di raggi e di stelle… e  che forse persino il big-bang  dinnanzi a lei e alla sua forza  potrebbe apparire innocuo.

Per chi avesse il piacere di ascoltare  l’audio dell’intera  conferenza :  Qui  il podcast firmato Radioeco!

Giulia Marino per the Scientist

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