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Scrivere: tra talento e consapevolezza

Scrivere è un’arte e in quanto tale, ognuno di noi può approcciarvisi in maniera differente.
Non esiste un modo ufficiale, universale e schematizzato di scrivere un racconto mentre esistono migliaia di teorie, tecniche, forme combinabili e interscambiabili, che si rifanno a diversi modelli e li rinnovano. La scrittura è inventarsi una realtà verosimile e coerente.

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Nell’ambito del laboratorio di scrittura creativa tenutosi al Pisa Book Festival, lo scrittore Sebastiano Mondadori rivolgendosi a venti ragazzi provenienti da tutta Italia, ha cercato di formare scrittori un po’ più consapevoli e attenti dispensando regole che valgono per qualsiasi genere.
Rifacendosi a grandi scrittori classici sono stati presentati i tre punti fondamentali, che chiunque voglia scrivere un racconto dovrebbe tener presente.
Il primo è che scrivere significa saper scegliere. Seguendo la teoria dell’iceberg di Ernest Hemingway il narratore deve sapere molte più cose di quante ne sappia il lettore e consapevole di questo, si può permettere di eliminare elementi o aspetti superflui che possono emergere concretamente nello svolgimento o solo nella mente del lettore.
Il secondo principio cardine riguarda i personaggi. Devono essere ben definiti e visualizzabili, talmente importanti che vengono prima della trama. A questo proposito Gustave Flaubert consiglia di ispirare i propri personaggi a uomini o donne reali, conoscenti o parenti, per essere quanto più credibili e fedeli alla realtà.
Terzo elemento fondamentale è l’uso del linguaggio che deve essere adeguato alla storia, al senso, alle situazioni e ai personaggi. Il nostro modo di scrivere non deve dimostrare superiorità o inutili virtuosismi, tramite le parole scritte, ma bisogna calarsi a livello del personaggio e adottare un registro consono.

Durante la stesura, da parte degli allievi, di brevi racconti, sono emerse tematiche di natura pratica.
Un aspetto apparentemente invalicabile è quello dell’ispirazione che, secondo Mondadori, non esiste.

In generale scrivere non è semplice. È un lavoro durissimo che richiede forza di volontà, molto tempo e tanta disciplina.
Dostoyevsky ci ricorda che l’intelligenza romanzesca ha un vantaggio, che è quello di vedere connessioni, nei semplici accadimenti e nelle persone, che gli altri non vedono e che lo scrittore sa unire e trasformare in storie. Il consiglio è quello di osservare le differenze e i dettagli per portare alla luce quel particolare che rende interessante una persona, un luogo, un ambiente, una scena.
Per scrivere c’è bisogno di tornare bambini, stupirsi, e aver voglia di aprirsi.

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È stato affrontato il tema della scaletta, della successione degli eventi da narrare. Farla è un buon modo per darsi paletti ma è bene sapere che non sarà mai definitiva, perché è proprio trasgredendola che si realizza una storia originale.
È sempre bene partire da un fatto concreto e riuscire a incuriosire il lettore sul prossimo svolgimento della storia, la quale si svilupperà a seconda degli ostacoli posti sul cammino del protagonista. Il superamento o il fallimento di questi comporteranno in lui un profondo cambiamento.
Questi sono i tre momenti su cui si basano tutte le storie, sia nel romanzo che nel cinema. Corrispondono allo schema classico di narrazione ma esistono molte strade che possono essere utilizzate in base alla propria fantasia e creatività.
L’importanza del dialogo in un racconto è fondamentale, e sugli insegnamenti di Jane Austen abbiamo imparato ad usare “l’indiretto libero” che permette di riportare direttamente le parole del personaggio, il suo punto di vista e un registro vicino alla dimensione colloquiale quotidiana permettendo una maggior immedesimazione.

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Sono stati moltissimi i consigli, i trucchi e gli spunti di riflessione forniti per scrivere al meglio. Ho racchiuso gli aspetti più significativi in una sorta di decalogo:
Scrivere significa anche riscrittura: avere il coraggio di tagliare e essere autocritici senza innamorarsi di ciò che si scrive (le statistiche dicono che nella fase precedente alla pubblicazione gli scrittori tendono a tagliare circa il 33% di parole o elementi superflui)
Scrivere richiede fatica e tenacia: (“lo scrittore trova sempre pretesti per non scrivere”)
• Abolire premesse troppo lunghe e vezzose e andare dritti al punto, servono fatti.
Lottare contro i luoghi comuni: noi parliamo tramite luoghi comuni ma un narratore non può, e deve riconoscerli e cercare metodi alternativi per pronunciarsi.
• Le emozioni devono avere un nome e devono essere trasformate in azioni concrete che facciano immedesimare
Descrivere senza spiegare ma mostrando la scena perché possa essere visualizzata.
La moralità, in scrittura, è non avere moralità. Essere spietati, pratici e funzionali

In definitiva per scrivere bisogna essere consapevoli di ciò che vogliamo comunicare e ricordare che, nei confronti della storia che sta scrivendo, lo scrittore è come un Dio che ha a sua disposizione pensieri, parole, opere, perfino omissioni.

 

LINK: scuolabarnabooth.wordpress.com

a cura di: Davide Giannecchini

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