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se questa è una scuola (buona)

sciopero-generale-unitario-scuola-del-5-maggio-2015-manifesto-stampa-1Roma, Bari, Milano, Palermo, Genova. Queste sono solo alcune delle città italiane che lo scorso 5 Maggio hanno ospitato una clamorosa manifestazione di protesta. L’oggetto delle critiche delle decine di migliaia di persone scese in strada è “La Buona Scuola”, come è stata battezzata la riforma dell’istruzione proposta dalla Ministra Stefania Giannini (tutti i dati relativi al ddl sono consultabili sul sito ufficiale).

Una studentessa dell’Università di Pisa ha voluto condividere ai microfoni di UnipiNews la sua condivisione dei moventi della protesta. Segue il testo dell’intervista.

Buona lettura!

Qual è il significato di queste manifestazioni e su cosa si focalizza la tua critica alla riforma?

Questa manifestazione è stata un moto di protesta contro tutti i buchi neri contenuti nel ddl Giannini.

Io personalmente, in quanto studentessa universitaria, sono delusa dalla proposta di creare corsi di laurea magistrale diretti esclusivamente all’abilitazione all’insegnamento; il mio dissenso su questo punto è dovuto a varie ragioni: innanzi tutto questi corsi saranno improntanti perlopiù a materie pedagogiche, quindi non consentiranno agli studenti in possesso di una laurea triennale di proseguire gli studi nell’ambito disciplinare di loro competenza e raggiungere una formazione completa nel settore di cui hanno scelto di occuparsi.

In secondo luogo questi corsi saranno a numero chiuso e variabile in base alla disponibilità regionale. E però solo chi conseguirà una laurea magistrale abilitante avrebbe la possibilità di insegnare, giusto?

Inoltre l’abilitazione all’insegnamento cui tali corsi di laurea magistrale saranno finalizzati non sarà automatica: il conseguimento del diploma magistrale non garantirà l’inserimento in alcuna graduatoria; l’aspirante docente dovrà comunque partecipare ai concorsi per la conquista di una cattedra. E i bandi di questi concorsi, si sa, sono lanciati alquanto saltuariamente.

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Foto da “ReteScuole”

Il decreto inoltre non risolverà il problema a monte di tutto ciò: il riassorbimento dei precari; sebbene nel testo del ddl sia ripetuto più volte l’intento di raggiungere il riassorbimento totale, non viene specificata la modalità di realizzazione di questa promessa: la situazione è complessa, perché i precari sono migliaia e, con il passare del tempo, continueranno ad aumentare.

Infine, nonostante i redattori de “La Buona Scuola” scrivano che la riforma vuole venire incontro alle esigenze di un mondo contemporaneo, mi pare che, almeno con l’introduzione dei corsi magistrali abilitanti all’insegnamento, essa vada nella direzione opposta. Oggi i giovani dovrebbero mantenersi aperte quante più porte possibili, e il ddl Giannini impedisce proprio questo, perché le magistrali abilitanti saranno esclusive: uno studente abilitato all’insegnamento non potrà accedere al dottorato, e viceversa…

L’introduzione di magistrali abilitanti quindi porrà gli studenti di fronte a un aut-aut: o scegliere la magistrale classica e proseguire con un dottorato, oppure intraprendere la magistrale abilitante all’insegnamento. Non sarà possibile scegliere la strada del dottorato e al contempo lasciarsi aperta la possibilità dell’insegnamento, e viceversa, dico bene?

Esatto: chi sceglierà la magistrale per il dottorato non potrà insegnare né nelle scuole né nelle università prima di aver conseguito la laurea magistrale abilitante. Trattandosi di una seconda laurea, lo studente non avrà diritto ad alcuna riduzione sulle tasse universitarie.

Questa riforma, al di là del suo contenuto, ha affrontato un percorso parlamentare regolare secondo te?

A me è parso che il decreto de “Buona scuola” abbia affrontato un percorso troppo rapido, rispetto all’importanza della questione che affronta. Il MIUR ha sì proposto online una discussione sul decreto, ma la cosa è stata scarsamente pubblicizzata.

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Foto da “Il Fatto Quotidiano”

A seguito di varie manifestazioni di protesta, comprese quelle relative alla buona scuola, né il Presidente del Consiglio, né la Ministra dell’Istruzione si sono negati al confronto con i contestatori, a margine degli incontri pubblici in cui sono stati contestati o nella sede centrale del PD. Se Matteo Renzi o Stefania Giannini ti chiedessero quali aspetti della riforma dovrebbero essere ripensati secondo te, tu cosa risponderesti loro?

Risponderei che le criticità della riforma vanno affrontate non con me o con quattro persone. Il Presidente e la Ministra dovrebbero venire di persona nelle università e nelle scuole italiane e confrontarsi con un numero consistente di persone che sono interessate a questa riforma perché dovranno viverla.

Colgo l’occasione di questa intervista per invitarli a venire nell’Università di Pisa. Ci sono molte questioni di cui noi studenti vorremmo discutere con loro.

Grazie per il tuo contributo.

Gabriele Flamigni per Radioeco

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