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Seeyousound, giorno 4: Yakamoto Kotzuga e Furio Ganz al Lumière di Pisa.

Nella quarta serata del Seeyousound festival noi di Radioeco abbiamo partecipato a ‘Slowly fading’, performance A/V commissionata dalla sessantesima edizione della Biennale Musica di Venezia, prodotta da Yakamoto Kotzuga e Furio Ganz.

Yakamoto Kotzuga

slowlyfading

Il ‘mono no aware’ è uno dei concetti che meglio esprime la visione del mondo giapponese: è una visione estetica dello scorrere del tempo e del suo fluire spontaneo e irreversibile. Tutto, dalla vita umana agli elementi naturali, è soggetto al suo avanzamento inderogabile. ‘Mono no aware‘ è la partecipazione emotiva di fronte all’impermanenza e alla caducità delle cose, di come tutto sia destinato a passare. E’ la conseguente sensazione di malinconia e solitudine, e allo stesso tempo è la presa di coscienza della fragilità della vita umana.
Il significato del ‘mono no aware’ si sposa perfettamente con la performance audiovisiva Slowly fading alla quale abbiamo assistito ieri sera al Lumière, coproduttore insieme al Cinema Arsenale della tappa pisana del Seeyousound On The Road.

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‘Slowly fading’ è il frutto dell’unione artistica di due giovani promesse italiane: il producer, compositore e sound designer Yakamoto Kotzuga e il visual artist, regista e fotografo Furio Ganz, che ha anche curato l’artwork del disco e diretto i due videoclip ‘Until We Fade‘ e il più notturno ‘Inner God‘.
La libera associazione con l’espressione giapponese è indotta non solo dalla scelta del moniker (sorta di anagramma nipponeggiante di Giacomo Mazzucato) e dai primi fotogrammi del live set (che strizzano l’occhio all’oriente creando una sensazione di straniamento) ma soprattutto dal concept che permea l’intera produzione artistica. Il progetto ‘Slowly fading’ nasce come performance A/V commissionata dalla Biennale Musica e ha preso poi la forma di un vero e proprio LP uscito il 23 marzo di quest’anno per La Tempesta International/Sugar, in cui gli artisti veneziani esprimono in 45 minuti di musica e immagini il concetto di temporaneità e le sue conseguenze emotive.

La necessità di dar voce a questa tematica è chiara a partire dai titoli delle tracce che si susseguono: Imperamence, The Awareness Of Being Temporary, Existential Angst, Emotional Complexity in cui la sensibilità creativa di Kotzuga crea sonorità malinconiche e nostalgiche che ci portano a intrattenere un dialogo interiore in cui riflettere appunto sul concetto di temporaneità e caducità del nostro essere, sulla paura che scaturisce da questa presa di coscienza, sull’angoscia esistenziale, sulla complessità delle emozioni e su un futuro situato aldilà della nostra comprensione.

Yakamoto Kotzuga

L’ossatura delle composizioni di Yakamoto Kotzuga è costituita da atmosfere ambient, con arpeggi di chitarra post-rock nelle quali si innestano ritmi rallentati e distorti di matrice 2step, inserti hip-hop e battiti più accelerati dal sapore techno: un percorso musicale ricco di sperimentazioni che non pecca di ampollosità e non manca di eleganza.

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Il tutto è reso ancora più suggestivo dalla componente visuale curata da Furio Ganz, in un lavoro raffinato e ipnotico non solo di supporto e intrattenimento per occhi ma parte integrante della performance. Sonorità da colonna sonora sci-fi sono accompagnate da volti robotici provenienti da futuri distopici, il volto di una ragazza orientale torna in più passaggi, vocals umanoidi richiamano i futuri asettici e ipertecnologizzati à la Black Mirror. Droni dilatati e linee di basso potenti e cupe si stagliano su uno sfondo blu profondo, frequenze discendono e salgono come una mareggiata oscura che invade il labirinto di calli e sottoporteghi della laguna, per poi sublimare in improvvise esplosioni.

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Tra il pubblico qualcuno inizia a ondeggiare su ‘Until We Fade’, gli smartphone si alzano a immortalare il drone che vola nel cielo terso del videoclip, in un interessante momento di connessione tra uomo e tecnologia.

Sullo schermo appare poi un telo su di una rete metallica, abbandonato all’incuria del tempo. L’occhio indugia tra le sue pieghe, come se non riuscisse a distogliere lo sguardo: è la descrizione dell’arrivo inaspettato di un ricordo cristallizzato nel passato e apparentemente inaccessibile ma che si svela nella sua incontrollabile potenza. O forse l’immagine di una possibilità sprecata rimasta come spina conficcata nel cuore fra il reparto dei ricordi, quello dei rimpianti e quello delle paure.

La conclusione è affidata a ‘Remember Nothing That You Don’t Have To‘ in cui un pattern techno ossessivo guida un uomo in un tunnel claustrofobico e l’incontrollabile strisciare via del tempo si frantuma in glitch e in un frastuono di effetti metallici.

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Sono suoni e immagini che fanno venire voglia di alzare il volume e spegne il giorno, bassi che rimbombano dentro a prendere la forma di sentimenti incerti, di tremori, del silenzio assordante del tempo che passa indifferente ai nostri tormenti. Una musica oscura e onirica, in cui beats avvolgenti partoriscono immagini cinematiche che rendono il live una vera e propria esperienza sensoriale in cui la malinconia sembra assumere una forma diversa, che sa di speranza e riappacificazione.
Yakamoto e Furio compongono un racconto introspettivo in cui lentamente dissolversi. (“I’m not from here, I have to disappear. I’m slowly fading. I have to disappear.” (da She Said).

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Quella di Yakamoto Kotzuga è musica elettronica dal respiro internazionale con uno stile indubbiamente ancora impregnato delle influenze di grossi nomi della scena quali Arca, Shlohmo, Lapalux, Shigeto, Nosaj Thing (e in parte Explosions In The Sky). Riuscire a definire e a stabilire una propria personalità musicale è sicuramente un percorso articolato, specialmente in uno spazio affollato di colleghi aspiranti-discepoli di Flying Lotus, ma Giacomo e Furio sono veri gioielli all’interno dello scenario della musica elettronica italiana. Rimaniamo quindi in attesa di poter sentire/guardare i nuovi progetti di cui ci hanno parlato nell’ intervista che ci hanno concesso. Speriamo di poter rivedere al più presto questi prolifici e promettenti artisti (che meriterebbero anche un pubblico più attento e silenzioso rispetto a quello di ieri sera! )

Marta Cardilli per RadioEco

 

 

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