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SeeYouSound, giorno 5: Murcof sonorizza Metropolis

L’artista messicano, in arte Murcof, ha chiuso la prima edizione del SeeYouSound On the Road di Pisa, proponendo la sonorizzazione live della versione restaurata di Metropolis, classico del cinema muto diretto nel 1927 da Fritz Lang.

murcof

Dopo cinque giorni di fitta programmazione, tra panel, proiezioni e performance, l’edizione pisana del primo festival italiano dedicato al cinema musicale e alla musica nel cinema, si è conclusa nella cornice del Lumière. Location perfetta in quanto la sala oltre ad essere il cinema più antico d’Italia, ha visto nascere anche il primo esperimento di sonorizzazione di pellicole, realizzato il 19 ottobre 1906 dal professore Pietro Pierini dell‘Università di Pisa e brevettato dalla Fabbrica Pisana di Pellicole Parlate.

Ieri sera la magia del capolavoro di Fritz Lang “Metropolis” ha continuato a vivere grazie a Fernando Corona, in arte Murcof, compositore e produttore messicano di stanza a Barcellona, nome di punta della scena elettronica mondiale. Il suo ultimo disco ‘Lost in Time‘ è stato stampato il 28 settembre 2018 dall’etichetta italiana Glacial Movements, specializzata in ambient e droning, e vede Corona alle prese con un’altra colonna sonora per il film di Patrick Bernatchez .

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Metropolis, considerato il primo film di fantascienza moderno, nonché capolavoro simbolo dell’espressionismo tedesco, non è nuovo alle incursioni musicali: nel video della hit Radio Ga Ga dei Queen (1984) si vede la band attraversare la distopica città di Metropolis al bordo di una macchina volante; esiste poi una “Giorgio Moroder version”(1984) più breve e a colori, in cui ad accompagnare le avventure di Freder e Maria troviamo Bonnie Tyler, Freddie Mercury (che scrisse appositamente Love Kills), Jon Anderson (ex-Yes), Loverboy, Adam Ant, Billy Squier in un mix- letale di new wave e synthpop; il videoExpress Yourself (1989) diMadonna riprende le scenografie del film; qualche anno più tardi anche Philip Glass e Jeff Mills si sono cimentati nelle loro personali colonne sonore per la pellicola. Il film stesso è concepito come un’opera lirica diviso in tre parti: il “Prologo” che copre l’intera prima metà del film, un breve “Intermezzo” e un “Furioso” che disegna le parti finali.

L’interpretazione di Murcof esplora il futuristico 2026 “langiano” con un suono elettronico dalla vocazione ambient e minimalista che attinge alla classica contemporanea europea e alla kosmische musik tedesca, mostrandoci come la precisione del digitale e il calore delle sonorità acustiche possano completarsi a vicenda, giungendo alla creazione di un suono monumentale e visionario.

La poetica di Murcof, da sempre incentrata sull’indagine dello spazio, del silenzio e del vuoto, trova perfetta analogia visiva nelle panoramiche disegnate da Lang: nelle viscere dei grigi cubicoli di cemento della città sotterranea dei lavoratori, in quell”inferno popolato da schiavi, dove l’orologio non ha che dieci ore, quelle di un interminabile elettrico giorno lavorativo, si stagliano riverberi oscuri e imperscrutabili tappeti di droni che ci conducono letteralmente nell’abisso; composizioni elettroniche più dilatate, campionamenti di archi stirati e di ottoni e tappeti di gltich caratterizzano invece le ambientazioni del ‘Club dei figli’. Queste sonorità si fondono emblematicamente nella scena in cui Freder, il figlio di John Fredersen, il proprietario dell’immensa città, decide di abbandonare il lusso e l’agiatezza per unirsi agli operai e condividerne l’esistenza.

Elettroniche cariche di rifrazioni luminose accompagnano l’incontro casuale di Freder con l’angelica Maria mentre accompagna dei bambini dal sottosuolo ad una zona esterna chiamata “Giardino dei principi”: la musica enfatizza il momento dell’innamoramento del ragazzo rimasto folgorato dalla bellezza cristallina e pura della donna e dalle condizioni misere dei ragazzini.

Moltissime le scene che rimangono indelebili: la marcia degli operai disposti in una rigida struttura geometrica definita e operante in cui procedono con ordinata lentezza a sottolineare la durezza del lavoro a cui sono costretti, i momenti di tensione tra padre e figlio, la caotica rivolta degli operai in cui i lavoratori distruggono le macchine provocando l’inondazione della città, la danza sensuale e carica di lascivia della strega-robot-Maria che rievoca il peccato e la meretrice di Babilonia, il duello finale in cui Freder elimina Rotwang e sancisce l’accordo tra tecnocrate e lavoratori, la trasformazione della virginale Maria nel suo robotico doppio, HEL, dopo esser stata sottoposta ad un esperimento dello scienziato Rotwag: un battito di ciglia di un occhio che si apre in un tempo sfasato rispetto all’altro fissandoci in modo ipnotico, umano e disumano al tempo stesso.

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Murcof è maestro nel raggiungere un perfetto punto di equilibrio tra la storia narrata e suggestioni sonore: per tutte le due ora circa di performance i suoi beat e i fotogrammi della pellicola si miscelano sempre con profondità e attenzione in un monumentale lavoro di regia cesellato al secondo.

Le composizioni di Mucof creano un vero e proprio universo visionario senza ostacolare la narrazione della storia, a suggerire ambientazioni, dinamiche psicologiche e momenti di tensione. Suono e immagine si sviluppano e suggestionano reciprocamente, senza che le vibrazioni e ritmi di Mucorf fagocitino l’immagine e viceversa, rischiando di cadere nell’errore di orientare e influenzare in modo troppo forte l’immaginazione dello spettatore. 

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Un film del 1927 può essere ancora fonte di ispirazione in quanto tocca temi profondi come la lotta di classe, in cui la classe operaia si scontra con la borghesia e l’aristocrazia-capitalista, gli effetti disumani dell’industrializzazione nel simbolico conflitto tra tecnologia e lavoro, la dittatura e la sua ribellione, il ruolo del leader e quello della donna, il tema del doppio fino ad esaltarne gli aspetti più lascivi, le conseguenze dell’avvento tecnologico sulla forza d’animo dell’uomo, bene e male, progresso scientifico e oscurantismo e un finale romantico in cui il messaggio è che l’amore è al di sopra di tutto .

Sinnspruch: Mittler zwischen Hirn und Hände muss das Herz sein!” (Aforisma: il mediatore fra il cervello e le mani deve essere il cuore! )

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