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Senza i piedi per terra. Cronache di “volo” dal castello di Lari

Il dittatore non poteva mancare. Mi aveva fatto già spoiler Simone Perinelli, della compagnia teatrale LeVieDelFool. Lui, come tantissimi altri attori e cittadini di Lari, ha preso parte a “Il volo”, lo spettacolo conclusivo della sedicesima edizione del Collinarea Festival.

L’idea iniziale è stata di Sabino Civilleri e Emanuela Lo Sicco e si è liberamente ispirata a Il castello errante di Howl, la celebre pellicola di Hayao Miyazaki. Pare infatti che molte delle compagnie teatrali presenti quest’anno a Lari siano a vario titolo dei fan di Miyazaki, e che l’idea di far volare il castello ha messo d’accordo tutti.

10359158_10154413667580313_675266380742069323_nLa lista delle featuring di questo articolato progetto è davvero lunga: Teatro dei Venti, Carrozzeria Orfeo, Leviedelfool, Ammonia Danza Corrosiva, Ordine Sparso, Uthopia/Ciro Masella, Neapolis, Teatro delle Bambole e Scenica Frammenti. Un totale di cinquanta artisti, allievi dei laboratori gestiti durante il festival, e gli stessi larigiani e le loro case. Questo grande dispiegamento di mezzi per realizzare la mission del Collinarea, ovvero costruire una “giostra delle anime” in quel palcoscenico a cielo aperto che è Lari.

Entriamo nel perimetro attorno alle mura del castello e siamo accolti con una coccarda colorata. Ci tocca la coccarda verde. Ad altri toccheranno la coccarda rossa, la bianca, la blu. L’allusione è ai colori del pomello quadrato della porta di Howl, con l’unica differenza che qui il bianco sostituisce il nero.

Alle 22.30 come annunciato dai banditori il dittatore in persona, affiancato da due guardie con fiaccola, si affaccia dal balcone centrale del palazzo del Comune. Poteva essere Hitler Tony il cattivo di turno di questa storia, ma si è scelto per un dittatore più “domestico”, con le posture e gli ammiccamenti del vecchio Benito a Piazza Venezia ai tempi delle adunate oceaniche. Per le misure di Lari in effetti l’adunata è oceanica visto il pubblico brulicante, e il dittatore con cortesia risponde “grazie” agli incitamenti della folla. Per le orecchie più scafate non è stato difficile riconoscere alcuni passaggi della dichiarazione di guerra del 1940. La guerra del dittatore di Lari però non è mossa verso eserciti stranieri, ma verso ogni intenzione di far spiccare il volo al castello.

I soliti adulatori del capo, i gerarchi che ogni mal governo si porta in seno, si aggirano come serpenti sibilanti che arrivano alle orecchie di ogni spettatore. Sussurrano: “restate con i piedi per terra”, “il nostro capo è magnifico”, etc. Quando queste parole non basteranno ad esser pronunciate, saranno scritte su degli aeroplanini di carta, che voleranno a dispetto del contenuto. Il comando di non volare vola esso stesso. Curiosa contraddizione.

10482820_10154413668180313_5155486939178566588_nLa location di Lari intanto fa la sua doverosa opera di citazione, perché laddove avrebbero dovuto esservi le colline, come Sophie (la protagonista della storia) noi vediamo “una strada piena di case sontuose decorate con incisioni dipinte e torri, guglie e cattedrali di uno splendore inimmaginabile.” Il legame tra il castello e il paese è costituito da dei fili che sorreggono tante bandiere composte da camici, pantaloni, grembiuli, stivali.

Vediamo nel frattempo anche Sophie intenta a rincorrersi e danzare con Testa di Rapa, il principe del reame vicino trasformato in spaventapasseri.

Assistiamo alla danza suggestiva degli uomini di gomma della maga Sallyman che, con i loro mantelli gialli, spiccano nel cuore della notte lungo la salita che conduce al castello. I movimenti sincronizzati e le abilità ginniche messe in luce dai danzatori sono frutto di un laboratorio che ha preceduto lo spettacolo, e ha visto in qualità di docenti, Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti di Carrozzeria Orfeo.

10525921_10154413667625313_1642262084194794010_nCi ritroviamo ben presto alla Sala Maghine, centro del dissenso umano e meccanico alla pretesa di non far volare cittadini e Castello. Una turba di bambini con il viso e i panni anneriti dal carbone, che raccolgono quanto di buono c’è nell’umanità per dar vapore alle turbine. Lo scenario steampunk è rafforzato da una batteria che suona incessantemente all’interno dell’edificio, mentre i lampi delle luci ricreano il fuoco che anima le macchine. Nei pressi della Sala Maghine uno sconsolato Howl, con le sembianze di uccello, si agita incatenato ad un ceppo.

Un altro passaggio ci vede nella piazza del Teatro, dove i sostenitori più entusiasti del leader ci ricordano che la nostra vita dipende dal leader, dispensatore di gioie e dolori. Un sassolino viene messo nelle nostre mani, ancora una volta “rimanete con i piedi per terra”. Riconosciamo qui coloro che hanno partecipato al laboratorio “Prex” La Preghiera, curato dalla Compagnia Ordine Sparso.
Ma il meccanismo che porterà al volo del Castello è inarrestabile, i singoli ingranaggi prendono vita e arrivano con le loro danze, con i loro ombrelli colorati, con i loro copertoni, nella piazza centrale. Arti ginniche, coreografie corali, in un frenetico alveare di corpi che impersonano le forze meccaniche che faranno sollevare il Castello. Questo spezzone è stato frutto dell’impegno profuso dai partecipanti al laboratorio di Ammonia Danza Corrosiva.

Il capitolo finale di questo romanzo trova posto nella sala degli stemmi del Castello, dove troviamo il dittatore e i suoi gerarchi legati e imbavagliati. Una versione soft di Piazzale Loreto. Una mamma dice alla sua bambina: “vedi che succede a non far volare gli angeli”.

Nel frattempo si annuncia l’imminente volo del poderoso Castello. Ci affacciamo lungo le mura, e vediamo decine di lanterne cinesi che si librano in volo. Sotto risuonano i tamburi della Bandaõ in un clamore che invita alla danza. A noi la scelta se rimanere sospesi ancora un po’ in volo con il Castello o se scendere a terra con gli amici di questo viaggio, per ritrovare i volti sorridenti di chi ha detto no ai piedi per terra.

Giuseppe F. Pagano

 

Guarda l’intera gallery fotografica de “Il Volo” qui.

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