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RECENSIONE: Senzafissa Dimoira – La tragedia del dolce

Senzafissa Dimoira – La tragedia del dolce

2011 – Red Birds / Seahorse records

Il mondo della musica indie italiana corrisponde ad una vasca piena di piccolissimi pesci rossi, vale la pena a volte tirar fuori dalla vasca qualcuno e distinguerlo dagli altri.
Ne è passato di tempo da quando ho visto Andrea e Nicholas esibirsi alla festa dell’unità di Ospedaletto (PI) in una versione di TicTac con una formazione chiamata Cheap Thrills. Se tutto questo tempo è servito a formare e maturare la composizione e l’idea che c’è intorno al loro nuovo progetto Senzafissa Dimoira, non è stato tempo perso. Nello specifico parliamo di Andrea Canonico – voce, Nicholas Diana – chitarra, Emilio Bovio – basso (ex), e Damiano Di Marco – batteria (ex).Uscito da pochi mesi, La tragedia del dolce si rivela essere uno dei dischi d’esordio migliori del panorama odierno pisano (e provincia – Casciavola, per chi è della zona).
Il quartetto rock è ben provvisto di doti e conoscenze artistiche: Andrea ha una voce baritona molto potente ed espressiva, Nicholas, autore delle musiche, riesce a bilanciare bene attimi di calma e silenzio con cascate di note che vengono ammezzate (carattere quasi jazzofilo/progressive). I brani risultano quindi ben costruiti, anche se i suoni paiono troppo asciutti e timidi, ed il disco assume un andamento quasi esponenziale. Il singolo estratto Desiderando Moira è una dichiarazione di intenti, con riff graffianti ma ben dosati ed un canto-recitato che ricorda le esibizioni degli Area. Sembra infatti che più che rifarsi ad artisti italiani di bassa fama (Teatro degli Orrori e co.), i Senzafissa Dimoira abbiano assimilato la lezione del rock italiano anni 70 e 90 (dagli Area agli Estra, passando per i Litfiba degli anni 80). Questo si sente bene in brani come Livio o Resti. Al livello di scrittura l’ascoltatore non si trova di fronte ad una paccottiglia di frasi fatte, ma una serie di figure che lo trasportano, come in libro di letteratura russa. Nulla a che vedere con il cantautorato senza significato di stampo brondiano.
Insomma, i Senzafissa Dimoira devono continuare verso questa strada, anche se dovrebbero un pò indurire i suoni, renderli un più cremosi e corposi, di modo da essere al 100% in stile con quello che fanno.  Se venite a sapere di qualche live, andate a vederli e fatevi dare il loro disco per invogliarli ad andare ancora oltre.

Potete ascoltare il loro album qui ed una loro intervista a Radioeco qui.

Andrea Spinelli – redazione musicale

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