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Sequestro di idee – Primo anniversario dello sgombero dell’Ex Colorificio Liberato

17142Domenica 26 Ottobre. Il Municipio dei Beni Comuni ha tenuto una conferenza stampa davanti ai cancelli dell’Ex Colorificio Liberato di Via Montelungo, alle porte di Pisa. Oggi cade il primo anniversario del primo sgombero dall’immobile dei suoi liberatori.

Un uomo stanco si siede su una panchina vuota. Niente di più normale. Sarebbe davvero curioso se ne venisse cacciato in malo modo da chi ci sedeva prima. Quanto prima? Quasi 8 anni.

Questo il periodo durante il quale il Colorificio è stato affidato all’incuria. 14 mila metri quadrati di fabbriche fino a pochi decenni fa fiore all’occhiello della filiera locale. Poi il passaggio di proprietà alla J Colors. La multinazionale, prossima al festeggiamento del primo centenario, comincia presto a licenziare gli operai. Il motivo è un fenomeno a cui siamo più che famigliari purtroppo: delocalizzazione.

Il Colorificio muore nel 2008, ma un’associazione di liberi cittadini costituitasi nel Municipio dei Beni Comuni il 20 Ottobre 2012 lo occupa. Di lì a pochi mesi la struttura è irriconoscibile: libera dal degrado, è impiegata per progetti sociali no-profit che aiutano gli stranieri nell’integrazione.

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Sui cancelli dell’Ex Colorificio Liberato il Municipio dei Beni Comuni ha affisso cartelli su cui sono scritte le attività svolte all’interno degli stabili a seguito della liberazione

Da un corso di italiano a uno spazio di gioco, da una palestra a un cinema, per centinaia di utenti è la realizzazione di un sogno, e non solo per loro: da Libera a Legambiente, dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ai sindacati dei lavoratori, tutti lodano la virtuosa comunità che, nel frattempo, comincia a pensare di impiegare gli stabili liberati anche a favore degli artigiani che non siano in grado di pagare l’affitto di un laboratorio. Perfino la Commissione Europea definisce l’esperienza dell’Ex Colorificio Liberato un «paradigma di buone pratiche» per il riuso delle risorse ambientali…

Ma il sogno è destinato a restare tale. Nel gennaio del 2013 la J Colors chiede l’esproprio, e in primavera il Comune di Pisa accorda sei mesi di tempo perché ciò avvenga. Nove volontari del Municipio vengono condannati dal Tribunale di Pisa per sequestro. Proprio mentre il sindaco di Pisa Filippeschi dà la propria disponibilità a trattare, per il solo mese di agosto, con il Municipio.

Fallita la trattativa e scaduti i sei mesi, il 26 ottobre 2013 le camionette delle forze dell’ordine costringono gli occupanti allo sgombero. Ma non si ferma la protesta, o meglio il tentativo di far ragionare le istituzioni, di non sprecare un’enorme risorsa per i cittadini. Il 16 novembre a Pisa sfila un corteo, che raggiunge il Colorificio, con le sue nuove mura di cinta e il filo spinato: barriere a proteggere il nulla…

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Il 7 dicembre, all’alba, l’Ex Colorificio è di nuovo Liberato dal Municipio! Non è un atto di violenza, gli occupanti inviano subito una delegazione al Prefetto di Pisa per intavolare una trattativa che coinvolga anche la J Colors. Delegazione che non fu mai ricevuta, richieste che non furono ascoltate ma a cui giunse tempestiva la risposta: un nuovo sgombero coatto nel pomeriggio.

Ma non è finita: il 15 febbraio 2014 il Municipio libera un altro spazio abbandonato: il Distretto Militare 42, in via Bruno, un tempo oasi dello storico quartiere di San Martino, oggi parcheggio abusivo per i privati che ne hanno conservate le chiavi dopo la dismissione. Ancora una volta non si tratta di occupazioni, ma di tentativi di riutilizzo di spazi abbandonati. Ancora una volta conclusisi con uno sgombero coatto, il 22 aprile. E nel marzo l’assessore alla cultura Danti accusava il Municipio proprio di far naufragare, con i suoi gesti illegali, ogni trattativa con la J Colors per il riutilizzo dell’Ex Colorificio!

Insomma, «né lavoro né spazi sociali». Questo il titolo del Comunicato stampa di oggi. Oggi, nella commemorazione di un evento triste, nessuna faccia però è triste qui: la gente continua a perseverare nella propria concezione di solidarietà, di lavoro e di bene comune, idee che sono a prova di sgombero.

Gabriele Flamigni

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