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Serena Dandini al Pisa Book Festival: “Il futuro di una volta”

Serena Dandini al Pisa Book Festival

Serena Dandini al Pisa Book Festival con “Il futuro di una volta”

“Cominciare a cambiare noi stessi”

 

Domenica 8 Novembre, al Palazzo dei Congressi, il Pisa Book Festival ha chiuso in bellezza la ricca serie di incontri appuntati in agenda, concedendo il ruolo da protagonista a Serena Dandini, conduttrice e autrice televisiva italiana di pregevole talento, la quale ha presentato il suo primo romanzo, Il futuro di una volta.

  Simpatia e ironia hanno fatto da padrone durante la conferenza, animando la serata e allentando la tensione dovuta a un esordio letterario di successo inaspettato e sorprendente. L’autrice ha trattato nel suo romanzo una vasta gamma di temi, che pizzicano le corde più intime della personalità, della coscienza, della vita.

  Il futuro di una volta, il cui titolo è ispirato a una frase dello scrittore e poeta francese Paul Valéry, regala al lettore un’esperienza nuova: emerge un rapporto di grande contrasto, ma anche di amore inespresso, tra madre e figlia, i due personaggi principali del romanzo; attorno a questo rapporto ruotano molte altre tematiche, quali la morte, l’amore, il sesso, la libertà, la capacità di cambiamento, il coraggio, la semplicità, l’amicizia, la condivisione. Originale la visione dell’autrice riguardo le figure della madre e della figlia. Entrambe sono come invertite nei loro ruoli: la prima conduce una vita esuberante, giovanile, a volte un po’ azzardata, spensierata, al contrario della seconda, più tranquilla e sobria.

Un’ interpretazione che esprime uno scardinamento degli stereotipi della società odierna, affetta da un’eterna e inguaribile miopia che vede determinati aspetti della vita come appartenenti solo alla giovinezza, e non più riconducibili all’età avanzata. Il ribaltamento dei punti di vista, che porta a rappresentare dei giovani-anziani e degli anziani-giovani, può costituire uno spunto di riflessione sulla mentalità, notevolmente diffusa, secondo cui si dovrebbe rimanere sempre giovani, e potrebbe cercare di abbattere le fondamenta di alcune convinzioni in questo senso. Rivestono un ruolo di grande importanza la capacità di cambiamento, la fiducia negli altri, la comprensione del fatto che si possa apprendere qualcosa di nuovo e di utile anche dalle persone più imprevedibili.

Inoltre Serena Dandini ha dedicato la sua attenzione e il suo interesse ad apprezzare la svaporatezza, la spensieratezza e la marginalità di quelle persone che hanno compreso che la condivisione e l’amicizia sono dei motori importanti nella vita.

  È evidente il ruolo che la Dandini ha voluto dedicare al rapporto tra madre e figlia, definendolo “eterno” e considerandolo come una catena di contrasti, indispensabili per la crescita, che a un certo punto nella vita si attenueranno, in quanto il genitore non verrà più riconosciuto come un “nemico”; il conflitto in oggetto è stato definito dall’autrice come “salutare”, in quanto esprimerebbe la necessità di un giovane, per la propria crescita e affermazione, di distruggere ciò che gli altri pretendono da lui o cercano di imporgli, delineando un percorso da affrontare e concludere da soli con la propria persona.

  Argomento sempre attuale e autentico, il rapporto di contrasto sopra citato è presente anche e soprattutto nella vita reale, rispecchia la visione dei genitori come nemici da sconfiggere, per crescere, per affermare la propria personalità, o addirittura la propria presenza. Visione che probabilmente è in qualche modo influenzata dall’invidia nei loro confronti, dettata dalla differenza di età, di esperienza, di coraggio, di autostima, di sicurezza. Tuttavia è un conflitto destinato forse ad attenuarsi col tempo, ma non a risolversi definitivamente, in quanto i ruoli resteranno sempre i medesimi, e per quanto ci si possa adattare o adeguare, ci sarà sempre un margine di differenza tra le due prospettive.

  Il romanzo dunque può essere considerato un buon punto di partenza per riconsiderare alcune etichette imposte dalla società alle idee e ai comportamenti, un modo per cominciare a cambiare noi stessi . Può essere visto come una fotografia, senza filtri di vecchiaia o giovinezza, della personalità, della coscienza e dell’intimità delle persone, con la modalità “ritratto” e la messa a fuoco manuale, in modo da evidenziare con originalità i particolari di interesse e renderli unici.

  Insomma, una fotografia scattata tra mille persone, ma che, dall’alto e dall’inquadratura di uno sguardo attento, rende meglio.

Qui di seguito l’audio della nostra intervista alla mitica Serena.

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