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Sex Education – la recensione

Avrete sicuramente sentito parlare di Sex Education, la nuovissima serie originale Netflix.

Arrivata in sordina, da una sceneggiatrice esordiente (Laurie Nunn) e senza annunci epocali nonostante la presenza di Gillian Anderson (X-Files) e Asa Butterfield (Hugo Cabret), la serie riesce a sorprendere imponendosi come un nuovo paradigma delle teen comedy. Rilasciata l’11 gennaio, dal titolo si può già intuire quale sia la tematica principale. E invece Sex Education non è una serie solo sul sesso. Non che tale argomento venga a mancare, anzi; ce n’è abbastanza, se ne parla in lungo e in largo, eppure il suo impiego sembra piuttosto andare a costituire un sostrato narrativo su cui costruirvi una serie intima e delicata, dai temi difficili affrontati con una leggerezza tale da colpire con una forza inimmaginabile.

Sex Education

Ormai è innegabile che il target principale a cui Netflix sta puntando è quello dei teenager. In principio ci furono i teen drama Elite e Baby, poi, proprio quando ci siamo tutti convinti che avremmo avuto solo storie di giovani belli e ricchi, ecco che ti arriva la cara vecchia Inghilterra a rivoluzionare tutto con Sex Education. Questa volta non abbiamo adolescenti viziati, problemi di droga o famiglie in difficoltà. Questa volta abbiamo una storia semplice con protagonisti che hanno delle difficoltà ma nei limiti della normalità. La vera originalità della
serie sta nel parlare senza problemi di sesso.

Gli episodi di cinquanta minuti circa ciascuno ci proiettano nell’atmosfera incantata e uggiosa della campagna inglese. Gillian Anderson interpreta Jean, una famosa terapista sessuale che della sua vita sentimentale e professionale non fa alcun mistero, in particolare con Otis, il figlio adolescente, timido, impacciato e ancora “disgraziatamente” vergine. Jean cerca in tutti i modi di educare il figlio a una vita sessuale libera e disinibita, con l’inevitabile effetto di reprimere involontariamente le sue naturali pulsioni con la sua presenza ingombrante.
Otis è il tipico ragazzo da parete, quello di cui non ti ricordi, sebbene sia stato il tuo compagno al laboratorio di chimica, e lui di passare così inosservato ne è felice, soprattutto con l’unica compagnia dell’amico Eric. Ma avendo ascoltato di nascosto i problemi sessuali e psicologici di ogni sorta di clienti della madre, ed essendo dotato lui stesso di una spiccata propensione all’empatia, si rivela un terapeuta nato. Se ne accorge Maeve Wiley (Emma Mackey), coetanea affascinante e inarrivabile, dal passato burrascoso, che convince il ragazzo a mettere la sua conoscenza a disposizione di tutti creando una clinica del sesso. Inizia così un business piuttosto particolare, con Maeve che gestisce il lato economico della cosa e Otis che dispensa consulenze ai suoi compagni ovunque, dal bagno pieno di amianto, agli spalti, fino al laboratorio di chimica. Le diverse tematiche su cui ogni episodio si basa, dall’accettazione del proprio corpo a quella della propria omosessualità, vengono trattate in maniera estremamente realistica, portando lo spettatore a empatizzare con i personaggi e i loro problemi.

Ciò che rende questa serie coinvolgente è la grande cura riposta nella creazione dei personaggi, così diversi tra loro, ma sempre multidimensionali, ricchi di sfumature e capaci di evolversi e crescere. Rispetto ad altri titoli Netflix simili, come American Vandal e Big Mouth (o, per certi versi, il più pesante Tredici), Sex Education dimostra una dolcezza inedita e un rispetto di tutti i protagonisti per nulla scontato. Persino la verginità di Otis e la sua mancanza di esperienza non sono mai ridicolizzate ma diventano, col passare delle puntate, uno strumento per comprendere se stesso, il rapporto con la madre e il mondo dei coetanei, fino ad aiutarlo nel superamento dei suoi traumi. “Il rapporto può essere meraviglioso” spiega Jean a Otis, “ma può anche causare un tremendo dolore. E se non stai attento, il sesso può distruggerti la vita.” Una delle cose interessanti di Sex Education è il saper passare da momenti di humor e comicità ad altri estremamente commoventi, senza difficoltà e forzature.

Sex Education

La serie approfondisce in maniera intima e delicata l’emotività di gran parte dei suoi personaggi: ognuno di loro nasconde qualcosa, quello che ci viene detto sulla loro personalità cambia progressivamente da un episodio all’altro, rivelandoci così che anche i più insospettabili nascondono fragilità e debolezze. Il focus sulla sessualità diventa un mezzo per parlare di qualcos’altro, per interrogarsi su problemi tipici dell’adolescenza e dell’età adulta.

L’aborto, il consenso, l’omosessualità, l’accettazione, l’amore non ricambiato, la famiglia, sono alcuni dei temi che mettono in moto la storia. Sex Education non è una serie solo sul sesso; è una serie che vuole parlare di solitudine, quella solitudine inscenata attraverso la sessualità, che vuole dirci e insegnarci che alla base di ogni problema si nasconde sempre qualcos’altro. Divertente, ottimamente realizzata e complessivamente utile, Sex Education può anche essere definito il degno erede di Skins e con il suo cast fresco e giovane e il suo punto di vista originale potrebbe colmare un vuoto nel panorama televisivo adolescenziale e non.
Unica pecca? Otto episodi sono davvero troppo pochi.

Voto: 9

Beatrice Giordo per RadioEco

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