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Si muore tutti democristiani: la recensione

Lunedì 18 giugno 2018, in un Giardino Scotto affollato e avvolto dalla dolce afa estiva, Il Terzo Segreto di Satira ha presentato al pubblico pisano il proprio debutto alla regia con Si muore tutti democristiani. Qui la nostra recensione.

Si muore tutti democristiani Un ombrello. Cosa mai potrà nascondersi dietro un oggetto talmente ordinario e banale da essere costantemente rubato e/o dimenticato? Forse niente. Eppure, nel mondo del collettivo del Terzo Segreto di Satira anche un ombrello si sveste del proprio significato primario per abbigliarsi di abiti nuovi. Abiti eleganti, costosi; abiti da democristiani. 29 euro e 90. Tanto è costato ai protagonisti di Si muore tutti democristiani il passaggio da una visione etica del mondo, a una ammaliata dalla dea dei soldi. Un canto di sirene a 150k che ti attira a sé, ti incanta con le sue promesse di vita migliore per poi omologarti al resto dell’umanità, facendo così svanire, in uno schiocco di dita, la tua personalità. Un’unicità persa con facilità, la stessa con cui si perde un ombrello da 5 euro comprato dai cingalesi. Il mondo del potere e del successo è un micro-cosmo che i tre videomaker protagonisti di Si muore tutti democristiani ancora non avevano conosciuto. Enrico, Stefano e Fabrizio (rispettivamente Walter Leonardi, Massimiliano Loizzi e Marco Ripoldi) realizzano documentari a tema sociale, cercando di racimolare quel tanto che serve per arrivare a fine mese. La svolta sembra palesarsi quando l’onlus Africando offre ai tre un progetto che potrebbe sfruttar loro ben 150 mila euro. Tutto bene quel che finisce bene verrebbe da pensare, e invece no. I soldi tanto agognati non sono il frutto di un talento riconosciuto, bensì di un’operazione di riciclaggio di denaro sporco. Che fare? Seguire il proprio interesse, o tenere fede ai propri principi rinunciando a lavoro e soldi? Insomma, “meglio fare cose pulite con i soldi sporchi, o cose sporche con soldi puliti?”. Quello del Terzo Segreto di Satira è un debutto che sa dello stesso sapore amaro, da salto nel vuoto, compiuto dai loro tre protagonisti. L’incertezza, l’insicurezza che dilania Enrico, Stefano e Fabrizio sono gli stessi sentimenti che probabilmente hanno accompagnato il collettivo non solo nella realizzazione della loro opera prima, ma in tutta la loro carriera pregressa. Una turbolenza durante un viaggio aereo che li avrà scossi, soprattutto a seguito degli esperimenti poco riusciti di alcuni compagni di viaggio, come The Jackal e The Pills. Il passaggio da un minutaggio corto come quello a cui i cinque ci avevano abituato sul web, a uno lungo destinato al cinema, è un viaggio irto di pericoli e pregiudizi. Il rischio di ripetersi in un gioco di autoreferenzialità monotona, o peggio, di snaturarsi perdendo così la propria perspicace unicità, è un’amica invadente e sempre presente durante tutto il corso di realizzazione filmica. Eppure Il terzo segreto di satira è riuscito a scrollarsi di dosso tale incubo kafkiano. Trovando un giusto compromesso tra un passato satirico a sfondo sociale a cui rifarsi, e un nuovo linguaggio filmico a cui approcciarsi, Il terzo segreto di satira fa ridere tanto sul piccolo, quanto sul grande schermo, rinfrancando così un pensiero ormai troppe volte disilluso: gli youtuber sono vincenti anche al cinema. si muore tuttiLontano dall’ideale web di mera sequela di sketch cuciti insieme, Si muore tutti democristiani fa sorridere e riflettere in un contesto mai così attuale come quello italiano (“un caso, un colpo di fortuna” lo definiscono i realizzatori, ma la fortuna, si sa, aiuta sempre gli audaci). Gli 89 minuti scorrono fluidamente, seppur sbattendo a volte contro qualche dosso che fa impantanare la storia. L’intreccio non segue il canonico schema narrativo, ma gira intorno a un dubbio amletico che per quanto prevedibile nella sua risoluzione (lo stesso titolo la anticipa) arricchisce l’opera di spunti di riflessione e discussione, sintomi di un’intelligenza e ironia di fondo poco ritrovata altrove. Certo, il livello di satira è più edulcorato rispetto a quanto propostoci nei video Youtube, probabilmente per meglio rispondere a una richiesta di intrattenimento destinata a un pubblico più ampio, eppure l’esperimento risulta ben riuscito. La regia è semplice e ben supportata da una sceneggiatura lineare e di facile immedesimazione, rinvigorita dalla partecipazione di Ugo Chiti. Questa semplicità non è certo sinonimo di poco interesse o paura di osare, quanto di colpire e comunicare con veemenza con il più ampio numero di spettatori possibili. Data la situazione politica lasciataci in eredità dopo le elezioni del 4 marzo, di materiale per un prossimo film Il segreto di satira ne ha a volontà. Quello che ci auguriamo è che venga sfruttata l’audacia e il pensiero critico che tanto contraddistinguono i prodotti di questo collettivo avvincente e ingegnoso, nella speranza che questa volta si muoia da umani e non da leghisti. Voto: 7 e 1/2 Elisa Torsiello per Radioeco

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