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Social e tecnologie all’IF2017: Come vengono utilizzati?

Sabato 7 ottobre, al Centro Congressi Le Benedettine, Mirko Pagani e Matteo Locatelli hanno cercato di fare chiarezza sull’uso dei social da parte di giovani e adulti, individuando gli aspetti critici della relazione tra generazioni non così lontane e provando a delineare un percorso per trovare una mediazione e un dialogo.

Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat, Youtube, WhatsApp … sono alcuni degli strumenti maggiormente diffusi e in uso negli ultimi tempi, in questa epoca in cui la vita e le relazioni interpersonali non si svolgono più solo nel tempo e nello spazio fisici e reali, ma anche in quelli virtuali (non per questo meno reali), che dunque tendono ad assumere lo stesso significato.
Questi strumenti così avanzati e affascinanti vengono visti in modi differenti: da alcuni sono considerati come utili e interessanti, da altri come qualcosa da evitare nel modo più assoluto, o come inutili perdite di tempo, oppure vengono definiti come pericolosi.

Spesso molti punti di vista non sono sempre frutto di una ampia o comunque sufficiente conoscenza di queste applicazioni o siti, ma scaturiscono da una scarsa volontà di aprirsi al mondo del digitale, dei social media, di applicazioni di messaggistica, oppure da un più semplice rifiuto a priori di tali tecnologie.

IF2017: Come i giovani utilizzano i social e le tecnologie?

IF2017: Come i giovani utilizzano i social e le tecnologie?

Tuttavia, non si può dichiarare nessuna di tali definizioni come giusta o sbagliata, perché tutte hanno una validità, ognuna con un peso più o meno significativo.

Si può affermare che ci sia un modo “giusto” o “sbagliato” di utilizzare i social?

Magari cambiando il punto di vista con cui ci si approccia all’argomento si potrebbe arrivare a individuare piuttosto un uso più o meno consapevole di tali strumenti, poiché, come in qualsiasi campo, ci sono vantaggi, ma anche rischi.

I ragazzi dedicano molto tempo ai social perché è il loro modo di essere, il loro modo di esistere, è il loro modo, soprattutto, di essere pensati, che, per i ragazzi oggi, significa esserci, nello spazio e nel tempo nel quale vivono, cioè lo spazio dei social, in cui reale e virtuale sono la stessa cosa.

Così sostiene Mirko Pagani.

I social rappresentano un canale di comunicazione, di sfogo, di informazione, uno spazio di svago, di condivisione delle proprie emozioni, delle proprie esperienze, dei propri pensieri o idee di qualsiasi genere, e talvolta vengono concepiti dai ragazzi come un ambiente a loro più vicino, più consono, in cui possono trovare maggiore comprensione e ascolto rispetto a quelli che riscontrerebbero in famiglia, in un gruppo di amici o, addirittura, nella scuola.

L’attenzione andrebbe focalizzata proprio su tale aspetto, per evitare che questa parziale e spesso distorta concezione diventi quella predominante, con la conseguente esclusione dalla propria considerazione e dalle proprie priorità degli affetti.

I social devono restare degli ambienti che offrono un qualcosa in più, di positivo e di produttivo, soprattutto perché questo è ciò che richiede la giovane età di coloro che sono più esposti ai pericoli, e non dovrebbero sostituire la vita normale o essere visti come negativi.

A causa dell’estrema libertà di espressione che consentono attraverso vari modi (immagini, messaggi, stati, video, audio …), spesso i social incutono timore in chi questo genere di libertà e di semplificazioni non le ha mai conosciute né avute, soprattutto in un mondo ancora più vasto e pericoloso di quello che si trova nel cortile di casa propria o nella piazza del quartiere: Internet.

La paura di gestire questo tipo di libertà, trasferita in una realtà che dà l’impressione di non essere visti né osservati o seguiti da qualcuno, impedisce di avere il coraggio di andare oltre il rifiuto, ossia verso una conciliazione tra l’apprezzamento delle possibilità che tali strumenti offrono e la capacità di utilizzarle in modo consapevole, saggio e attento.
Questo risultato si può ottenere solo in virtù di una collaborazione fra adulti (soprattutto insegnanti e genitori) e ragazzi, affinché si trovi un punto di incontro e si cerchi di capire come godere degli aspetti positivi evitando pericoli o esperienze deludenti.

La conciliazione si dovrebbe trovare ancor più nel mondo della scuola, in cui ancora ci sono molte riserve nei confronti dei dispositivi tecnologici in genere o dei social. Se utilizzati con criterio e con determinate regole, consentirebbero di ampliare e migliorare le possibilità di apprendimento, rendendo il trasferimento dei contenuti meno frontale e più interattivo, più moderno e interessante.

È necessario trovare al più presto una via per la collaborazione, un dialogo, lasciando in disparte i princìpi e i pregiudizi, perché la tecnologia non ci aspetta.

Di seguito la nostra intervista

https://soundcloud.com/user-303775577/if2017-quello-che-i-ragazzi-non-dicono-ma-postano

 

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