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SOHN – Are You Real?| Demography #169

Questo gennaio è spettacolare! È un Natale che ce l’ha fatta! In questo mese le uscite non le contiamo neanche più, dal momento che sono tantissime. Nel 169esimo numero di Demography parleremo di due singoli, uno è contenuto in “Rennen” di SOHN, mentre l’altro, “We Are The Wild Things”, ha anticipato l’uscita del lavoro di Are You Real?.

Partiamo subito dicendo che Rennen, il nuovo disco di SOHN, ha ottenuto giudizi molto vari. Uscito il 13 gennaio contemporaneamente ad altri dischi che avevano già mandato tutti in fibrillazione, come Migration di Bonobo e I See You de The xx, Rennen ha dei punti alti e bassi, ci sono delle tracce che non convincono del tutto, è vero, d’altronde dopo Tremors, disco di debutto di Christopher Taylor (a.k.a. SOHN), le aspettative erano davvero alte. Già il disco precedente di SOHN infatti aveva diviso la critica, ma in definitiva è stato valutato come un buon album, e proprio per questo motivo l’attesa del secondo lavoro ha generato tanto fervore. Non saranno tutti d’accordo con questo giudizio, ma Rennen, pubblicato dalla 4AD, è buon disco. Tanti rimproverano a SOHN di non averci regalato niente di originale, nulla che non si fosse già sentito. Quest’ossessione per le influenze di black music sono cose già viste, vero, ma anche se non è da considerarsi un capolavoro, il nuovo lavoro di SOHN contiene delle tracce che fanno venire la pelle d’oca. Rennen parte e si chiude con il botto. Le prime quattro tracce sono tutte di una qualità tale che non può essere non considerata, poi si perde un po’ verso la metà, per poi ritornare a livelli alti con gli ultimi due pezzi che chiudono l’album. Non tiene alto l’hype per tutta la durata del disco, ma SOHN ci ha messo dentro delle perle di indubbia bellezza.

Se c’è un singolo che convince tutti, è proprio la traccia di apertura di Rennen, Hard Liquor. È una traccia forte, influenzata pesantemente dal soul, ma pulita. Una delle differenze con Tremors, è che in Rennen la maggior parte dei pezzi di SOHN sono più puliti. Hard Liquor è minimale, dritta, esplode per un attimo nel refrain per poi tornare leggermente più abbellita, con un pezzo in più, e prepararsi al grande finale. Personalmente sono riuscita ad andare oltre Hard Liquor solo dal 16 gennaio in poi, dal momento che già solo questa track valeva tutto il nuovo lavoro di SOHN, composto come Tremors, in notturna.

A chi dunque dice che Rennen non è poi chissà che, lo sfido a mettere in loop Hard Liquor, a non innamorarsene e poi passare alle altre tracce. Nel frattempo ringrazio Christopher che, tra tutte le mille uscite, solo lui è riuscito a bloccarmi per quasi settantadue ore con l’opzione repeat one che non consumavo così tanto dai tempi del liceo.

Torniamo in Italia, per parlare di un progetto nato ufficialmente nel 2012, quando Andrea Liuzza, musicista e videomaker veneziano, prende il nome di Are You Real? e pubblica il disco di esordio, Songs Of Innocence. Il debutto è un disco in cui si condensano elementi onirici che derivano dai vaneggiamenti musicali del post-rock, la dolcezza del folk che vengono combinati insieme all’elettronica. Anche i titoli dell’album (Fairytale, Dream Dream Dream) lasciano intendere un’atmosfera irreale, che riesce però ad essere graffiante e tangibile. Il secondo lavoro è uscito il 16 gennaio per Sisma/Dischi Soviet Studio, e dal titolo sembra quasi il secondo capitolo della discografia di Are You Real?Songs From My Imaginary Youth (questo il titolo del secondo album), è ancora più complesso del disco precedente. Innanzitutto qui la dimensione non è quella reale, ed è al di fuori della portata dell’ascoltatore. Non c’è soltanto differenza tra un pezzo e l’altro, ma ogni traccia è formata da diversi mondi, si evolve al suo interno, includendo un momento etereo, limpido, subito raggiunto da ritmi più terreni e tribali, per poi ritornare all’elemento onirico.

Un pezzo che si distacca un po’ da questa tipologia è We Are The Wild Things, che è accompagnato da un video che mantiene però il filo conduttore della favola, dell’immaginazione. Musicalmente ricorda molto il sound de A Toys Orchestra, e siamo più vicini al folk pop. È il singolo indiscusso dell’album, non c’è dubbio. We Are The Wild Things è una favola urbana. Esplora il lato più tenero e surreale di Are You Real?. Nel videoclip diretto dallo stesso Liuzza, prende vita una piccola storia d’amore nata fra negozi e condomini, che deflagra in un urlo collettivo. I protagonisti sono Alpaca, e lo sono anche i destinatari ideali del video. Certamente mi sono ispirato a Where The Wild Things Are di Spike Jonze, ma ho cercato soprattutto una strada personale in questo, che è il mio primo video di fiction. Come attori ho chiamato quattro amici, il copione era un fiore blu. Volevo una città anonima come scenario, per fortuna abito a due passi da Mestre. Grazie alla gentilezza di alcuni negozianti ho potuto girare gli interni necessari. Per il resto abbiamo filmato in mezzo ai passanti che ci indicavano e le macchine che ci schivavano. Cosa aggiungere? Questa favola, come tutte le favole, ha una morale serissima: Alpaca di tutti i paesi, unitevi!

Vi lasciamo con il fiabesco video di We Are The Wild Things, di Are You Real?.

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